giorgia meloni economia borse mercati crollo speculazione

GIORGIA SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI – LA REAZIONE FURIOSA, CONDITA CON TEORIA DEL “COMPLOTTO”, ALLE PRESSIONI DEI MERCATI, È LA CLASSICA STRATEGIA DELLA DUCETTA: SINDROME DA ASSEDIO E RICERCA DI UN NEMICO A TUTTI I COSTI – NEL PARTITO LA LINEA È: IN QUESTA LEGISLATURA NON CI SARÀ UN ALTRO PREMIER. MA LO SPREAD SI IMPENNA E NELL’ARIA CIRCOLANO MOLTI NOMI, TRA CUI QUELLO DI FABIO PANETTA…

 

 

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo e Francesco Olivo per www.lastampa.it

 

GIORGIA MELONI AL SUMMIT EU MED 9 DI MALTA

I soliti noti che Giorgia Meloni non nomina sono «giornali, poteri forti, sinistra», tutti quelli che, secondo la narrazione della destra, la vogliono sfrattare da Palazzo Chigi. A La Valletta, quando i lavori del vertice EuMed9 stanno per terminare, la premier si ritrova improvvisamente di fronte allo scenario della fine brutale e anticipata del suo governo.

 

La reazione è in qualche modo una sorpresa, perché Meloni non dissimula, non svia[…]. Ha letto i giornali, i titoli e gli articoli sui movimento in corso. È la prima a crederci, e sembra quasi prepararsi alla rivalsa dell’underdog: «L’ho ripetuto mille volte. Non sosterrò nessun governo tecnico. Per me si torna a votare», è il concetto che ha ribadito ancora in queste ore, nel viaggio a Malta.

 

meloni gentiloni

E nel partito la linea è questa: in questa legislatura non ci sarà un altro premier. Lo spread d’altronde evoca altre stagioni e il fatto che nell’aria circoli il nome di Fabio Panetta, l’ex membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea che Meloni non è riuscita a nominare ministro dell’Economia, è di per sé un elemento di insidia, magari più percepita che vera.

 

Meloni sa che la formula tecnica è una costante delle crisi italiane, ma anche che questa volta quell’epilogo appare più difficile, perché la destra ha una maggioranza che complica le alchimie numeriche di palazzo ed è storicamente più abile a compattarsi.

 

FABIO PANETTA CHRISTINE LAGARDE

Per Fratelli d’Italia è un punto fermo che sfocia nell’ossessione: del resto la convinzione ferma di Meloni è che parte del suo successo si debba al fatto di aver detto no al governo «tecnico e tecnocratico» di Mario Draghi e prima ancora all’esperimento gialloverde […].

 

Detto questo, la premier crede che qualcosa si stia muovendo. Scorre le cronache, i retroscena e prova interpretare i segnali, «so leggere la politica». Gli articoli del Financial Times, ripetuti, ormai a cadenza fissa, che hanno messo nel mirino le scelte del governo Meloni, le fragilità del sistema, i ritardi sul Pnrr  […].

meloni draghi

 

Il ruolo europeo di Paolo Gentiloni e la convocazione al Quirinale di Sergio Mattarella, all’indomani degli attacchi della premier, letta come una scelta del presidente della Repubblica di difendere il commissario, è un altro elemento che contribuisce a costruire un castello di ombre. L’offensiva contro Gentiloni […] si spiega così: l’attivismo dell’ex premier del Pd, con tanto di presenza alle feste dell’Unità, lasciava intendere, secondo le analisi fatte a Palazzo Chigi, un suo impegno politico (ostile, ovviamente) e quindi il segnale è stato mandato.

 

Poi lo spread. […]. Nel frattempo la tecnica rimane la solita: mettere le mani avanti e cercare un nemico. Un giorno è la Germania, «che non vuole un governo di centrodestra», l’altro sono i giornali e oscure forze della finanza internazionale.

 

GIORGIA MELONI AL SUMMIT EU MED 9 DI MALTA

Ufficialmente si ostenta sicurezza: Giovanbattista Fazzolari, ascoltatissimo consigliere e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, spiega di non aver paura di qualcuno che vuole far cadere il governo («non li sopravvalutate») e racconta così lo stato d’animo che si vive a Palazzo Chigi: «Nessun complotto, nessuna preoccupazione - precisa -. Solo un divertito stupore per questi disperati tentativi di mettere in difficoltà il governo. Dà l’idea del bambino che sbraita. A noi va benissimo».

 

Un riferimento implicito ai giornali, come La Stampa, che hanno raccontato l’allarme per l’andamento dello spread. Sin dai primi giorni, quando i numeri in Parlamento si mostravano rassicuranti, i colonnelli di Meloni ragionavano: «Solo i giudici o il fattore esterno può farci cadere», una profezia che nella sua seconda parte qualcuno crede di scorgere. […]

emmanuel macron giorgia meloni

LA DRAGHETTA - MEME MELONI DRAGHIGIORGIA MELONI E LO SPOT DI ESSELUNGA - MEME BY EMILIANO CARLI

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)