huawei zte mario draghi

GOLDEN DRAGHI! – PER LA SECONDA VOLTA NEL GIRO DI POCHI GIORNI IL GOVERNO ITALIANO HA IMPOSTO UNO STOP ALLE AZIENDE CINESI – DRAGHI HA ESERCITATO IL GOLDEN POWER SU UN CONTRATTO DI FORNITURA A “LINKEM” DA PARTE DELLE SOLITE HUAWEI E ZTE. NON SOLO, I POTERI SPECIALI SARANNO UTILIZZATI ANCHE SULL'INGRESSO DI TENCENT (E DI “SQUARE”) NEL CAPITALE DELLA STARTUP ITALIANA DEI PAGAMENTI SATISPAY

 

 

Mario Draghi

1 – PER LA PRIMA VOLTA DA QUANDO È PREMIER, DRAGHI HA ESERCITATO IL GOLDEN POWER SU UN CONTRATTO DI FORNITURA DI TECNOLOGIA 5G A FASTWEB DA PARTE DELL’AZIENDA CINESE ZTE – LA QUESTIONE È SEMPRE LA SOLITA: ESSERE CERTI CHE I DATI RACCOLTI SUL NOSTRO TERRITORIO NON FINISCANO ALTROVE. E ANCHE RASSICURARE GLI ALLEATI AMERICANI…

 

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/golden-draghi-ndash-prima-volta-quando-nbsp-premier-265171.htm

 

2 – DRAGHI STOPPA ANCORA IL 5G CINESE. GOLDEN POWER SU HUAWEI E ZTE

Gabriele Carrer per www.formiche.net

 

zte huawei

Il governo di Mario Draghi ha imposto un nuovo stop alle aziende cinesi nella rete 5G. È il secondo caso in pochi giorni.

 

Con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri datato 25 marzo 2021 sono stati infatti esercitati i poteri speciali su un contratto di fornitura 5G alla società Linkem da parte di Huawei e Zte. Cioè le aziende cinesi accusate dall’intelligence statunitense di spionaggio per conto del governo di Pechino, messe al bando dalla Federal communication commission e definite una “minaccia” dal Copasir nell’ormai celebre rapporto sul 5G di fine 2019.

 

LINKEM

Il governo Draghi ha imposto “prescrizioni” “in ordine alla notifica della società Linkem S.p.a., aventi ad oggetto l’acquisizione di elementi hardware e software da Huawei e ZTE per il completamento del progetto di architettura di rete 5G SA”, si legge nell’estratto del decreto consegnato al Parlamento.

 

“5G SA” sta per 5G standalone, un’architettura che prevede che la rete sia totalmente autonoma, cioè che tra core e radio non ci siano intermediari. Potremmo definirla un’architettura “5G puro”, cioè indipendente dal 4G. Ed è per questo che per essere implementata richiede più tempo rispetto al 5G NSA (non-standalone).

 

HUAWEI

Alla normativa golden power, potenziata nel decreto legge “Liquidità” dell’8 aprile del 2020, Palazzo Chigi ha fatto crescente ricorso nel 2020: l’anno scorso i procedimenti conclusi con l’imposizione di prescrizioni o condizioni sono stati più della metà, 22 (di cui 18 sul 5G) su 39 totali, recita la Relazione annuale sulla sicurezza dell’intelligence italiana

 

VITTORIO COLAO

Come detto, non è la prima volta che il governo Draghi stoppa le aziende cinesi. Il primo altolà era arrivato con un Dpcm dell’11 marzo, trasmesso alle Camere il 24 marzo, cioè il giorno prima del secondo esercizio del golden power. Come rivelato su Formiche.net, quelle prescrizioni arrivarono su un contratto di fornitura di tecnologia 5G a Fastweb da parte dell’azienda cinese Zte e della taiwanese Askey.

maria stella gelmini

 

Già dopo il primo stop del nuovo esecutivo sottolineavano come il ricorso ai poteri speciali – in attesa del completamento del Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica si completi sotto la supervisione del Dis – confermasse la prudenza scelta dal governo Draghi sui temi più delicati della politica estera.

 

Quella stessa prudenza che sembra aver suggerito a Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, di dare forfait all’ultimo minuto all’inaugurazione del Cyber Security Transparency Centre di Roma aperto da Huawei in programma lo scorso 23 marzo.

 

tencent 1

E che, ribadita con il secondo altolà in pochi giorni, sembra in linea con il percorso tracciato da Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, che poche settimane fa aveva illustrato al Senato il suo piano per l’Italia digitale sottolineando come “la transizione digitale come strategia industriale e geostrategica competitiva” dell’Italia debba essere “chiaramente europea e atlantica”.

 

MARIO DRAGHI MEME

3 - CINA E FINTECH, GOLDEN POWER SU TENCENT. COSA C’È DIETRO

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

Non solo 5G. Il governo Draghi mantiene alta l’attenzione sul fintech. Insieme a un nuovo intervento su un contratto 5G fra Linkem e le cinesi Huawei e Zte, da Palazzo Chigi arriva la conferma dell’esercizio del golden power sull’ingresso in Satispay, startup italiana specializzata nei pagamenti tramite app sul telefono, di Square, società del fondatore di Twitter Jack Dorsey, e di Tencent, colosso tech cinese con base a Shenzen. Ad anticipare l’esercizio dei poteri speciali era stata lo scorso febbraio l’agenzia Reuters.

 

satispay

L’intervento sull’“acquisizione da parte di Tencent Cloud B.V. e Square Inc. di partecipazioni di minoranza nel capitale sociale di Satispay S.p.a.” risale al Dpcm del 22 febbraio, appena insediato il nuovo governo. Palazzo Chigi è tornato sul dossier con “una parziale rettifica” della “prescrizione a” con un Dpcm del 25 marzo. Una risposta a una lettera inviata da una notificante per chiedere di modificare una prescrizione in quanto “non attuabile”, procedura ritenuta “irrituale” dagli addetti ai lavori.

 

jack dorsey

Le prescrizioni, si apprende, intervengono in particolare sul trattamento dei dati personali. Square e Tencent investiranno ciascuno 15 milioni di euro per entrare nella startup fondata da Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta, per un affare dal valore complessivo di 90 milioni di euro (68 come nuovi capitali, 25 per il passaggio delle quote). O meglio l’ex startup, se è vero che ha una valutazione di mercato di quasi 250 milioni di euro e per il 2021 punta a tagliare il traguardo di 200 dipendenti.

 

Il tema della protezione dei dati è particolarmente saliente per Tencent, colosso cinese già finito nel mirino della scorsa amministrazione Usa, con l’ex presidente Donald Trump che solo all’ultimo, a gennaio, ha scelto di non farla inserire nella black list delle aziende presumibilmente possedute o controllate dall’esercito cinese.

 

satispay

Ma in tre mesi lo scenario è drammaticamente cambiato e non c’è da sorprendersi se gli apparati della sicurezza del governo italiano alzano l’asticella sul mondo fintech cinese. In Cina dalla fine del 2020 è in atto una vera e propria repressione dei giganti del settore. La prima vittima illustre è stata Ant, il braccio finanziario di Alibaba, colosso dell’e-commerce di Jack Ma.

tencent 2

 

La scorsa estate il clamoroso stop all’Ipo da 37 miliardi di dollari (lo sbarco in Borsa più costoso della storia). Poi un’istruttoria Antitrust contro l’impero di Ma. Infine la tregua obbligata con una ristrutturazione delle attività di Ant, che ha fatto confluire i suoi principali assetti (comprese le unità tecnologiche) dentro una holding. Un’operazione richiesta dal governo centrale che ha costretto la più grande società di pagamenti mobili cinese a rispettare requisiti di capitale più severi (di fatto assimilandola a una banca, notava su queste colonne Gianluca Zapponini) e aumentandone il controllo e la vigilanza pubblica.

mario draghi al senato 1

 

Allo stesso destino sembra avviata ora Tencent, società al centro del golden power di Palazzo Chigi. L’antitrust cinese ha messo gli occhi sulla compagnia tech, che è finita insieme ad altre 11 aziende nel mirino delle nuove sanzioni amministrative per violazione della legge anti-monopolio. Il gruppo, tra le più grandi internet company al mondo e proprietaria di WeChat, rischia ora di dover creare una holding finanziaria in cui trasferire le attività bancarie, ha scritto di recente Bloomberg. Con un controllo governativo cinese che si promette, come nel caso di Ant, sempre più stringente.

satispay 1alberto dalmasso dario brignone samuele pinta – i fondatori di satispay satispaysatispay 4

Ultimi Dagoreport

trump zelensky putin

DAGOREPORT - LA MASCALZONATA DI TRUMP RISERVATA A ZELENSKY ("E' L'ORA CHE L'UCRAINA SI DOTI DI UN NUOVO PRESIDENTE") È L’ULTIMO, DISPERATO TENTATIVO, DI RISALIRE LA CHINA PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO DEL 3 NOVEMBRE – OTTENENDO IL GASOLIO RUSSO, INDISPENSABILE PER RIDURRE IL PREZZO RADDOPPIATO DEL CARBURANTE AMERICANO, IL TYCOON HA DETTO SÌ A TUTTE LE RICHIESTE DI PUTIN – MA PER FAR DIMENTICARE TUTTI I DISASTRI DEI PRIMI DUE ANNI DELLA AMMINISTRAZIONE TRUMP, I GIORNI SONO CONTATI: MANCANO SOLO TRE SETTIMANE ALLE MIDTERM – PERCHÉ GLI USA SOFFRONO SE SONO AUTOSUFFICIENTI ENERGETICAMENTE? FACILE: LE COMPAGNIE PETROLIFERE SONO PRIVATE E IL PREZZO LO FA IL MERCATO. NON POSSONO ABBASSARLO PER COMPIACERE TRUMP – LA STRATEGIA DELL’UE: WAIT AND SEE. IL 4 NOVEMBRE IL CIUFFO PLATINATO DELLA CASA BIANCA ABBASSERÀ LA CRESTA... - VIDEO

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ALESSANDRO ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...