DAGLI AL GRILLINO - FRANCESCO MERLO E MICHELE SERRA RANDELLANO I PARLAMENTARI M5S CHE PASSANO ALLA LEGA: “NON AMANO GLI ALLEATI DEL PD CHE LI DISPREZZANO PER L'INCOMPETENZA, I LIBRI CHE NON HANNO LETTO. NELLA LEGA CI SONO INVECE I LORO SIMILI, MODI E LINGUAGGIO SPICCI E IL DITO MEDIO SIGILLA AMICIZIE VERE” - “IL PECCATO ORIGINALE DEL M5S È AVER PENSATO CHE LE DIFFERENZE IDEOLOGICHE, POLITICHE, CULTURALI POTESSERO ESSERE APPIANATE DALL'IDEA, PUERILE E ARROGANTE, DI UNA RETE DI UGUALI CHE PROVVEDESSE A RISOLVERE PRAGMATICAMENTE I PROBLEMI POLITICI”

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francesco merlo foto di bacco francesco merlo foto di bacco

1 - CUCÙ

Francesco Merlo per “la Repubblica”

 

I grillini passati alla Lega sono 5, 2 "stanno per", 26 sono nel gruppo misto. In generale i 5stelle non amano gli alleati del Pd che sotto sotto li disprezzano per l'incompetenza, i libri che non hanno letto, gli abiti eleganti che indossano come Calogero Sedara indossa il frac. Nella Lega ci sono invece i loro simili, modi e linguaggio spicci e il dito medio sigilla amicizie vere. La Lega è il ritorno al futuro del vaffa.

 

2 - ERANO LEGHISTI ANCHE PRIMA

Michele Serra per “la Repubblica”

 

michele serra (2) michele serra (2)

I cinquestelle che passano alla Lega lo fanno per una ragione molto semplice: erano leghisti anche prima, dunque è naturale che tornino a esserlo. Vedi Gianluigi Paragone, salviniano tutto d'un pezzo anche nel corso della sua breve avventura grillina. La vera, imperdonabile debolezza del Movimento, diciamo il suo peccato originale, è aver pensato che le differenze ideologiche, politiche, culturali potessero essere appianate dall'idea, un poco puerile, un poco arrogante, di una Rete di Uguali che provvedesse a risolvere pragmaticamente i problemi politici, sorvolando sulle "vecchie" differenze.

 

IL DITO MEDIO DI GIAN LUIGI PARAGONE IL DITO MEDIO DI GIAN LUIGI PARAGONE

Ora le "vecchie" differenze si prendono la loro inevitabile rivincita. La destra non è la sinistra, e viceversa. Forse qualcosa di diverso avrebbe potuto accadere, nel Movimento, se avesse preso sul serio il suo solo, vero tratto identitario, che era, e in teoria è ancora, l'ambientalismo.

 

La critica dello sviluppo. Se quel tratto fosse rimasto in evidenza lungo gli anni, i leghisti non avrebbero potuto mai confondersi con i grillini, tanto meno nell'infausto governo giallo-verde. Niente è meno ambientalista della Lega, per base sociale, per indirizzo politico, direi per attitudine psicologica.

 

LUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI

Il popolo dei capannoni, se sente parlare di carbon tax o di un qualunque pedaggio da pagare al risanamento ambientale, viene colto da malore. Il Nord produttivo, disinvolto - diciamo così - in tema di tutela dell'ambiente, dunque di tutela di se stesso, ha trovato nella Lega il suo sbocco naturale, meno tasse, meno doveri, meno fisime. Viva Trump, abbasso Greta. Avanti fino allo sprofondo, se necessario, ma di ambientalismo non si deve parlare, è roba da sfaccendati, è roba da grillini.

 

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