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“BERLUSCONI CHE SACRIFICA DELL'UTRI È LA FINE DI FORZA ITALIA” - L’EX MINISTRO FORZISTA, GIULIANO URBANI: “IL CAVALIERE AVEVA SUBITO ATTENTATI AI MAGAZZINI STANDA E PRESUMIBILMENTE CHIESE A DELL'UTRI, IN QUANTO SICILIANO, DI CAPIRE COSA CHIEDESSERO GLI AUTORI DELLE INTIMIDAZIONI: REGALI, ASSUNZIONI. MANGANO? FU INGAGGIATO DA BERLUSCONI PER FARE UN FAVORE A QUALCUNO, NON PER SIGLARE UN TRATTATO DI PACE CON LA MAFIA…”

Emanuele Lauria per “la Repubblica”

 

Giuliano Urbani

«L' immagine di Berlusconi che rinuncia alle telecamere e alla difesa di un amico rappresenta plasticamente la fine di un' epoca». E quell' epoca, annota tristemente Giuliano Urbani è l' era di Forza Italia, del sogno di un partito liberale di massa che oggi svanisce con il declino del suo leader. «Silvio voleva che Fi nascesse e morisse con lui: è quello che sta accadendo», sibila il professore 82enne con il tono del pioniere deluso e distaccato.

 

Berlusconi si rifiuta in aula di aiutare per la prima volta il vecchio sodale Dell' Utri. Se l' aspettava?

«Decisamente no, e sono sorpreso anche io. Immagino siano stati gli avvocati a spingerlo verso questa decisione. Ma certo è una cosa che colpisce. Mai una volta, nella mia vita, ho sentito Silvio usare parole meno che lusinghiere nei confronti di Dell' Utri. E, visto che conosco bene anche Marcello, posso immaginare il suo dispiacere».

 

Un tradimento?

MARCELLO DELL UTRI E SILVIO BERLUSCONI

«Diciamo che Dell' Utri soffre ancora di più perché oltre a essere persona intelligente e colta ha un concetto di amicizia solido, figlio anche delle sue radici meridionali. Sa di essere stato una vittima sacrificale: non avrebbe incontrato le difficoltà giudiziarie sofferte se non fosse stato vicino al vero bersaglio, Berlusconi. E ora si vede abbandonato: capisce le ragioni ma non può che essere addolorato. Anche perché nel processo corre qualche rischio in più»

 

La sentenza sulla Trattativa dice che Dell'Utri era l'uomo attraverso cui Cosa Nostra faceva pressioni sul primo governo Berlusconi, di cui anche lei faceva parte. Non si accorse di nulla?

«Io non ho mai saputo di un ruolo della mafia nella nascita di Forza Italia e nel primo governo Berlusconi. La nostra era un' organizzazione che aveva in sé degli anticorpi, era quasi anarchica, tecnicamente impossibile un controllo dall' esterno».

 

SILVIO BERLUSCONI E MARCELLO DELL UTRI

I giudici asseriscono che Dell' Utri anticipava allo stalliere Mangano i provvedimenti del governo che favorivano Cosa Nostra.

«Io queste cose le apprendo ora. Guardi, per quanto riguarda i rapporti fra Berlusconi e la mafia posso dirle solo questo: il presidente aveva subito attentati ai magazzini Standa e presumibilmente chiese a Dell' Utri, in quanto siciliano, di capire cosa chiedessero gli autori delle intimidazioni: regali, assunzioni. Mangano? Fu ingaggiato da Berlusconi per fare un favore a qualcuno, non per siglare un trattato di pace con la mafia».

 

VITTORIO MANGANO

Tesi non originale: accanimento giudiziario.

«Ma quello c' è stato, sicuramente. E sta scemando solo ora. Le dico di più: le vicende giudiziarie hanno contribuito a far sì che della stagione di Forza Italia non rimanga eredità degna di nota. Per carità, poi ci sono stati gli errori del Cavaliere».

 

Quale è stato il principale?

«Non aver mai fatto un vero partito, ma irridere la politica definendola un teatrino. Berlusconi è stato un fenomeno negli affari e nella comunicazione, ma il suo forte non è la conoscenza degli uomini. Non a caso è stato spesso tradito da collaboratori di basso livello».

 

Alfano? Toti?

MARCELLO DELL UTRI E SILVIO BERLUSCONI

«Non faccio nomi. Io nel 2006 sono andato via capendo che si era persa la strada del partito liberale di massa. Ricordo la scelta di Follini vice premier, era la democristianizzazione di Forza Italia. Poi venne il Pdl e fu l' inizio della fine. Ma Berlusconi ama affrontare i rischi. Si è sempre sentito un Superman più forte delle avversità. Ecco perché oggi mi sorprende l' atteggiamento rinunciatario nei confronti di Dell' Utri. Ma evidentemente siamo alla fine, mesta, di un' era».

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