bugani di maio

“BUGANI A PALAZZO CHIGI SI VEDEVA SEMPRE MENO…” - I FEDELISSIMI DI DI MAIO PROVANO A MINIMIZZARE L’ADDIO DELL’UOMO DI CASALEGGIO DAL POSTO DI VICE CAPOSEGRETERIA DI LUIGINO - MA I RAPPORTI ERANO FREDDI DA TEMPO: L'ULTIMO SFOGO E’ ESPLOSO CONTRO TONINELLI E IL SUO SOTTOSEGRETARIO DELL'ORCO, COLPEVOLI DI AVER DATO L'APPROVAZIONE AL PASSANTE DI BOLOGNA, UN'OPERA SEMPRE AVVERSATA DAI 5 STELLE…

Federico Capurso per “la Stampa”

 

MASSIMO BUGANI

Le dimissioni di Massimo Bugani, che lascia in polemica il posto di vice caposegreteria di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, «sono l'albero che cade durante il terremoto, non il terremoto». Si preferiscono le metafore, nel Movimento, per descrivere lo stato d' animo del partito. Qualunque giro di parole, pur di non essere crudi e brutali nel descrivere lo stato di depressione profonda, confusione e rabbia, in cui i Cinque stelle sono sprofondati dopo le Europee. Le tante anime che compongono il Movimento si stanno sfilacciando sotto la pressione leghista, senza un punto di riferimento che le tenga unite, senza grandi battaglie da affrontare insieme. E Max - così lo chiamano tutti nel Movimento - è una di quelle voci storiche, una di quelle anime.

 

È l'anello di congiunzione tra i Cinque stelle e la famiglia Casaleggio, ingranaggio silenzioso ma centrale di quel Movimento che un anno fa arrivò a vincere le elezioni e che ora lo getta ai margini, colpevole di aver mosso critiche forti ad alcuni ministri, sottosegretari e, soprattutto, al leader.

DAVIDE CASALEGGIO MASSIMO BUGANI

 

RESTA TRA I SOCI DI ROUSSEAU

L'importanza di Bugani all' interno del Movimento non si pesa tanto sulle presenze in tv, quanto sulle cariche e i ruoli che ricopre. Lascia infatti Palazzo Chigi e si dimette anche dal ruolo di coordinatore del partito in Emilia Romagna, ma rimane al suo posto di consigliere comunale a Bologna e, per ora, resta tra i soci dell'Associazione Rousseau, che detiene la proprietà dell'omonimo sito web su cui Davide Casaleggio fa passare il voto online degli iscritti grillini.

 

Ora, dimezzato nei ruoli e nel peso, torna nella sua Bologna. I fedelissimi di Di Maio tirano un mezzo sospiro di sollievo: «A Palazzo Chigi si vedeva sempre meno. Non poteva fare il consigliere comunale a Bologna, il vice caposegreteria di Di Maio a Roma e passare da Milano per Rousseau. I ruoli erano diventati inconciliabili».

 

MASSIMO BUGANI MARCO PIAZZA M5S

Una posizione che non spiega, però, per quale motivo sia stato messo alla porta così: «Il capo segreteria, Dario De Falco, mi ha invitato a dimettermi - racconta Bugani al Fatto - e io ho risposto che Luigi poteva rimuovermi. Poche ore dopo mi hanno mandato un provvedimento con cui mi dimezzavano lo stipendio. A quel punto ho dato le dimissioni».

 

"LUIGI NON DEVE RESTARE SOLO"

Un addio che non si è consumato tra lacrime e fazzoletti bianchi. Da alcuni mesi i rapporti con Di Maio si erano raffreddati. Per alcune scelte non condivise, per un' intervista non concordata, ma soprattutto per il tentativo di riportare Di Battista e Casaleggio al centro del partito, mentre il capo politico li spingeva fuori. Bugani era ancora una voce ascoltata, ma «solo perché è una figura storica», fanno sapere dal Movimento.

ALESSANDRO DI BATTISTA E LUIGI DI MAIO

 

E Max non nascondeva più la sua avversione per la china presa dal partito in questo anno di governo. L' ultimo sfogo, poche settimane fa, era esploso contro il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e il suo sottosegretario Michele Dell' Orco, colpevoli di aver dato l' approvazione al Passante di Bologna, un' opera da sempre avversata dai 5 Stelle.

 

Non solo loro, non solo questo. Una sconfitta dopo l'altra, un cedimento dopo l'altro, Bugani aveva iniziato a mal sopportare l'isolamento di Di Maio, il ruolo dell' uomo solo al comando che sempre meno lo ascoltava. Ma c'è anche chi, tra i fedelissimi del leader, si augura che «questo momento sia il punto di caduta di un nuovo dialogo tra lui e Luigi. Max è fondamentale per il Movimento. Non può e non deve mollare». Per un motivo, in particolare: «Luigi ha bisogno di amici, in questo momento. Non deve restare solo».

DANILO TONINELLIsalvini toninelli

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…