enrico letta giorgia meloni silvio berlusconi giuseppe conte matteo salvini

“IL GRANDE SCONFITTO È IL M5S, NEL 2018 ERA UN PARTITO DEL 30%, DOPO 4 ANNI NON ESISTE PIÙ” – L’EX LOTHAR DALEMIANO CLAUDIO VELARDI: “PARLARE DI CAMPO LARGO OGGI PENSANDO AI 5STELLE È UN NONSENSO. MA BENE FA ENRICO LETTA A PORTARE AVANTI L'IDEA DI UN'ALLEANZA, COSÌ DEMOLISCE IL RESTANTE CONSENSO CHE I GRILLINI HANNO. UN ASSE CON I CENTRISTI? DIFFICILE, IL PD RESTA UN PARTITO DI POTERE VITTIMA DEI SUOI FANTASMI DI SINISTRA" - LA LEGA "IN CRISI DI LEADERSHIP", IL PROPORZIONALE E POI SPIEGA PERCHE’ ANCHE ALLA MELONI CONVIENE ANCORA DRAGHI AL GOVERNO

Alessandra Ricciardi per “Italia Oggi”

 

claudio velardi foto di bacco

Il grande sconfitto di questo turno elettorale è il Movimento5stelle, nel 2018 era un partito del 30%, dopo 4 anni praticamente non esiste più. Bene fa dal suo punto di vista Enrico Letta a portare avanti l'idea di un'alleanza, così demolisce il restante consenso che i grillini hanno», dice sferzante Claudio Velardi, saggista e analista politico, ma «parlare di campo largo oggi pensando ai 5stelle è un nonsenso.

 

E costruire un'alleanza con il centro di Matteo Renzi e Carlo Calenda non è facile per Letta. Il Pd resta sempre lo stesso, un partito di potere vittima dei suoi fantasmi di sinistra». Per dare una «sistemata al sistema», dice Velardi, visto che «oggi nessun partito, salvo forse il Pd, può vantare il consenso con cui è entrato in Parlamento quattro anni fa, sarebbe saggio tornare a una legge elettorale proporzionale.

 

conte letta

Invece di fare finte alleanze prima del voto che poi saltano, ciascuno si pesi da solo nelle urne. Le alleanze meglio farle dopo». Il calo dell'affluenza? «Un fatto strutturale, gli elettori sono individualisti, decidono loro se e quando andare a votare. Se non lo ritengono utile non c'è verso di convincerli».

 

Domanda. Poco più della metà degli elettori è andato a votare per le comunali. Sorpreso?

Risposta. Niente affatto, era nell'aria. Ci sono diversi fattori che incidono, alcuni contingenti, altri strutturali. Innanzitutto, non è un momento in cui l'opinione pubblica presta attenzione alla politica, la testa della gente è occupata da altro, dal post pandemia, dalla guerra, dalla voglia di normalità. Non solo i referendum sulla giustizia non costituiscono un valido richiamo ma neppure la gestione della propria città. Tutto passa in secondo ordine. A questo va aggiunta la disaffezione verso le urne, che parte da lontano e non riguarda solo l'Italia.

 

claudio velardi foto di bacco (2)

Domenica scorsa in Francia si è votato per il primo turno delle legislative e c'è stato un astensionismo record del 52,3%.

D. Finiti i partiti di massa, gli elettori non sono più indirizzabili, ma neppure attratti dall'offerta politica?

R. Il popolo è intelligente, vota quando pensa di poter incidere oppure se ha un'offerta politica che veramente trova stimolante, di rottura, come accaduto con i 5stelle nel 2018. Io non penso che l'affluenza resterà sempre così bassa, ma fin quando il voto resterà un grigio adempimento burocratico la gente farà altro. Dobbiamo fare i conti con corpi elettorali attivi ridotti, molto fluidi e individualisti e dunque non orientabili dalle indicazioni del partito, perché non hanno nella stragrande maggioranza dei casi un partito di riferimento. Il sistema elettorale dovrebbe diventare più semplice, per esempio prevedere modalità alternative al voto in presenza.

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

 

D. Tutti a modo loro si proclamano vincitori, chi è il grande sconfitto?

R. C'è un solo vero sconfitto, non tanto la Lega che pure è in grande difficoltà, ma il Movimento5Stelle. Nel 2018 era un partito del 30%, dopo 4 anni praticamente non esiste più, polverizzato anche al Sud, eppure detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento. Un fenomeno dalle proporzioni clamorose, ma capisco che alcune testate facciano fatica a dirlo visto che i 5stelle sono stati pompati proprio da una certa stampa.

 

D. L'alleanza Pd-M5s ha ancora ragion d'essere?

R. Bene fa dal suo punto di vista Enrico Letta a portare avanti l'idea di un'alleanza, così demolisce il restate consenso che i grillini hanno e porta avanti il suo progetto egemonico. Ci sarà chi, per odio verso il Pd, deciderà di andarsene dal Movimento e chi invece passerà con il Pd direttamente.

 

CLAUDIO VELARDI IN VERSIONE RUNNER

D. E che campo largo è se i 5stelle stanno sparendo?

R. Chiariamo, parlare di campo largo oggi pensando ai 5stelle è un nonsenso. Resta l'alternativa dell'alleanza con il centro, con l'area riformista e moderata rappresentata da Matteo Renzi e Carlo Calenda. Ma per Letta non è facile da costruire, il Pd resta sempre lo stesso, un partito di potere vittima dei suoi fantasmi di sinistra. E infatti se sulla guerra consente a Letta di schierarsi con il governo per l'invio delle armi, poi deve subito cedere qualcosa a sinistra, per esempio sul lavoro o sull'energia.

 

D. Un centro fatto di cespugli, Paolo Cirino Pomicino lo ha definito un comitato elettorale più che un'alleanza.

R. Sono forze minoritarie e non intruppabili, che non stanno nell'alveo del centrosinistra classico. Il loro bacino di elettori è molto simile a quello che fu di Scelta civica di Mario Monti. Il problema è che il Pd non è nelle condizioni di assumere una posizione riformista e moderata perché ancora troppo sensibile ai richiami dell'elettorato di sinistra sinistra. Questo rende oggettivamente difficile un'alleanza programmatica.

matteo salvini giorgia meloni federico sboarina

 

D. L'area di centrosinistra è divisa ma pure nel centrodestra non sono messi meglio.

R. Abbiamo un quadro politico terremotato, oggi nessun partito, salvo forse il Pd, può vantare il consenso con cui è entrato in Parlamento 4 anni fa. Fratelli d'Italia dal 4% è lanciata oltre il 20 e potrebbe essere primo partito, la Lega ha fallito nel progetto del partito nazionale ed è in crisi di identità oltre che di leadership, e i 5stelle come dicevamo sono spariti. Per dare una sistemata al sistema sarebbe saggio tornare a una legge elettorale proporzionale. Troppo saggio, temo, perché il sistema lo faccia.

 

D. Non accrescerebbe il caos?

giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

R. No, farebbe chiarezza, invece di fare finte alleanze prima del voto che poi saltano, ciascuno si pesa da solo nelle urne e le alleanze si fanno dopo.

 

D. Senza schemi predefiniti potrebbe tornare in pista un governo Draghi?

R. È evidente che se il risultato non dovesse consentire la formazione di un governo politicamente omogeneo, la via di uscita più razionale sarebbe tornare a chiedere a Mario Draghi di prendere in mano le sorti dell'esecutivo. Anche perché la guerra non sarà finita, il Pnrr andrà gestito e saremo probabilmente nel pieno della crisi economica. Finanche a Giorgia Meloni, se dovesse arrivare prima, potrebbe in fondo convenire avere ancora Draghi al governo.

giorgia meloni matteo salvini salvini meloniSALVINI MELONI BERLUSCONIgiancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

claudio velardi

Ultimi Dagoreport

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…