giancarlo giorgetti

“IO SU TIKTOK? MEGLIO LA POLENTA VECIA DI CHIAVENNA” – LA CAMPAGNA ELETTORALE “ANALOGICA” DI GIANCARLO GIORGETTI: IL “DON ABBONDIO” LEGHISTA, DOPO AVERCELA MENATA PER MESI CON IL DRAGHISMO SENZA LIMITISMO, È TORNATO A FARE IL GALOPPINO DI SALVINI. CHE LO HA SPEDITO IN VALTELLINA A INAUGURARE SAGRE E MANGIARE TORTE TIPICHE, CON TANTO DI FELPA CON SCRITTA “VAL DI GIUST”, PER CERCARE DI MANTENERE LO STORICO FEUDO LEGHISTA DI SONDRIO..

 

Francesco Olivo per “La Stampa”

 

GIANCARLO GIORGETTI INAUGURA LA SAGRA DEI CROTTI DI CHIAVENNA

Nel crotto di Chiavenna i volontari servono pizzoccheri bianchi e una dirigente leghista se ne esce così: «Gianca tu sei su TikTok?». Gianca, al secolo Giancarlo Giorgetti, quasi non capisce la domanda, è uno dei pochi a non aver visto le performance di Silvio Berlusconi sui social, ma nel dubbio dà una risposta secca: «Meglio la polenta vecia di Chiavenna».

 

La battuta, non serve malizia per capirlo, è una metafora che ha un suo contesto: il ministro dello Sviluppo economico è in Valtellina, il partito lo ha spedito quassù, candidato in un collegio lontano dalla sua Varese, ma in una zona che frequenta sin da bambino, come dimostra la felpa che indossa (quelle dismesse da Salvini per intenderci), con la scritta Val di Giust (il nome dialettale della Valle Spluga). La provincia di Sondrio è un feudo leghista storico, le percentuali sono sempre state altissime, «qui si vota la Lega quasi naturalmente, è il partito del nostro territorio o almeno lo era», dice un commerciante venuto a curiosare.

GIANCARLO GIORGETTI ACQUISTA UNA TORTA TIPICA DELLA VALTELLINA

 

 Il deputato uscente, Ugo Parolo, è stato il più votato d'Italia sfiorando il 60%. Sembra una vita fa, oggi l'aria è diversa, Parolo si è ritirato per fare il padre e la Lega ha perso il contatto con queste terre.

 

Giorgetti, sperano qui, colmerà questo vuoto: «Il partito ha puntato molto sui social - spiega il ministro passeggiando per Chiavenna-. Da un punto di vista territoriale, invece, la Lega si è rachitizzata, forse si è adagiata sui successi di Salvini. Ma nelle nostre terre bisogna tornare a esserci».

 

GIANCARLO GIORGETTI AL MEETING DI RIMINI

Il rischio per la Lega è grande. Persino in queste valli si sono insinuati i Fratelli d'Italia, alcuni dirigenti storici come l'ex deputato Jonny Crosio sono passati con la fiamma. «In tanti voteranno per la Giorgia», ammette Silvana Snider un'altra parlamentare valtellinese che ha espresso i suoi dubbi sulla linea nazionalista della nuova Lega ed è stata candidata in posizione impossibile.

 

Giorgetti la vede così: «Salire sul carro del presunto vincitore è una caratteristica nazionale. Meloni sta sfruttando la sua rendita di posizione, è stata all'opposizione e non ha dovuto fare scelte gravose. Ora però si sta dimostrando realista, ha capito che se dovesse andare a Palazzo Chigi dovrà assumersi l'onere di prendere decisioni complicate.

 

GIANCARLO GIORGETTI ALLA GALLERIA STORICA DEI VIGILI DEL FUOCO DI CHIAVENNA

La prova la vedete sul caso di Piombino, il suo sindaco è contrario al rigassificatore, ma Fratelli d'Italia sa che quello del gas è un tema strategico e non farà le barricate». E il dialogo che Meloni ha intrapreso con Draghi mostra «spirito repubblicano, siamo di fronte a una crisi epocale e tutti devono sentirsi. Anche io parlo con Giorgia senza alcun problema».

 

E' sabato mattina, piove ma dopo mesi di siccità, nessuno osa lamentarsi, anzi: «Gianca hai portato la pioggia, miracolo!», gli dicono. C'è da inaugurare la sagra dei crotti, appuntamento che richiama turisti da tutta la Lombardia, si visitano le grotte naturali, dove da secoli le popolazioni locali conservano gli alimenti, grazie a un soffio d'aria (il sorel) le cui origini restano misteriose. La giornata dell'aspirante deputato Giorgetti comincia al Portone di Santa Maria, si taglia il nastro, parte la banda e si muove il corteo. Chi lo riconosce, non sono tantissimi, lo saluta con discrezione.

 

UMBERTO BOSSI E GIANCARLO GIORGETTI

Un sorriso, nulla più, lo accennano anche i militanti di FdI dentro al gazebo con la faccia di Meloni. Poi si arriva nell'area degli stand dei produttori locali, «dì due parole Gianca», lui non si tira indietro ma la fa breve «sono in campagna elettorale e non voglio disturbare». Il ministro analogico si trova a suo agio tra i banchi, si mette in posa con una forma di cacio locale, taglia la bresaola («qui la chiamiamo brisaola») con l'affettatrice, fa cadere qualche fetta, ma il produttore lo giustifica, «è colpa della macchina», compra una torta piena di zucchero «Si chiama fioretto, paradossale...».

 

Nessuno nomina Salvini, al massimo ci sono allusioni, «Qui conta la concretezza, siamo di poche parole come Giancarlo», dice il presidente della comunità montana della Valchiavenna, Davide Trussoni.

 

Dopo la visita al museo dei vigili del fuoco, c'è il pranzo al crotto, al tavolo ci sono i deputati uscenti e l'assessore regionale lombardo Massimo Sertori, giorgettiano di ferro. La tranquillità viene scalfita, nemmeno molto, dalle notizie che arrivano da Trieste, il ministro grillino Stefano Patuanelli attacca sul caso Wartsilia: «Giorgetti e Palazzo Chigi hanno le norme anti-delocalizzazione».

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

Sguardo stupito e risposta: «Quando sono state votate quelle norme, volute da Draghi e da me, Patuanelli c'era o dormiva?». Al di là della vicenda triestina, Giorgetti è stupito che nessuno rivendichi l'opera del governo Draghi, del quale tutti, Meloni a parte, hanno fatto parte: «Sono temi scomparsi dai radar, è singolare. Ma capisco che in campagna elettorale si parli di cose più semplici». Da qui Roma è lontanissima, ma la domanda lo insegue: Giorgetti ci sarà anche in un governo guidato da Meloni? Lui sfugge, «nessuno mi ha detto niente - scherza -, io faccio quel poco che riesco».

 

 Con il premier il rapporto rimane molto stretto, «lui rimane una risorsa per il Paese. La sua reputazione resta intatta, anche all'estero e nell'Unione europea ci sono molti incarichi che potrebbe ricoprire, vedremo». La conversazione viene interrotta, dall'inno di Chiavenna, «l'Italia comincia da qua!», il sindaco Maurizio De Pedrini ha mano sul cuore. Giorgetti applaude e assaggia la "brisaola": «Ma cos' era poi questo TikTok?».

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…