beppe grillo luigi di maio davide casaleggio

“PARAGONE? VIA LE ZAVORRE” - IL PIANO DI DI MAIO CON GRILLO E CASALEGGIO PER BLINDARE IL M5S: LINEA DURA FINO AL 20 GENNAIO (DATA DELLA NOMINA DEI FACILITATORI REGIONALI): FINO AD ALLORA LE ESPULSIONI SARANNO UN TEMA RICORRENTE - POI GLI STATI GENERALI DI MARZO PER RIORGANIZZARE EQUILIBRI INTERNI, LEADERSHIP E CORRENTI…

Emanuele Buzzi per il “Corriere della Sera”

 

grillo di maio casaleggio

«Il Movimento? Deve tornare a fare il Movimento. Dobbiamo ritrovare lo spirito di Gianroberto Casaleggio»: tra i vertici M5S la linea maestra per il 2020 è chiara. Ritornare ad avere una identità ben definita. Una linea da seguire «a qualsiasi costo». Anche con l' intransigenza, se è il caso. Gli addii? «Pianificati», dicono i Cinque Stelle. E lo stesso Luigi Di Maio sottolinea ai suoi che «il Movimento è pluralità ma non anarchia, finito con Paragone ora nei prossimi giorni toccherà a chi non restituisce. Via le zavorre, potremo tornare a volare».

 

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

C'è anche chi scherza, ricordando come l' espulsione dell' ultimo dell' anno sia «una tradizione» dei pentastellati. L'idea, però, battute a parte, è quella di tirare dritto: i vertici sono sicuri che il governo non cadrà e che il Movimento, seppure più snello, recupererà incisività. Nel gruppo parlamentare, invece, c' è incertezza. La leadership, complice anche la stoccata di Alessandro Di Battista in difesa dell' espulso Gianluigi Paragone, viene di nuovo messa in discussione. E anche la tenuta dei Cinque Stelle. E nel Movimento ci si divide tra chi vede all' orizzonte una implosione e chi una scissione. «Stiamo chiudendo bottega».

 

di maio grillo casaleggio

Le parole dell' ex deputato «hanno dato il via alla guerra tra bande». Di Battista, intanto, si prepara a partire tra pochi giorni per l'Iran e lì resterà per un paio di mesi. Ma la strategia dei vertici è decisa. E il capo politico si sente forte di un dettaglio non trascurabile: il piano è stato studiato da Luigi Di Maio insieme a Davide Casaleggio e Beppe Grillo. Non a caso, anche ieri, dopo l' annuncio della «cacciata» di Paragone i tre si sono sentiti per commentare le reazioni e per fare il punto su quello che è considerato il «punto di svolta» del Movimento: gli Stati generali di marzo.

IL DITO MEDIO DI GIAN LUIGI PARAGONE

 

La kermesse coinvolgerà direttamente le varie anime, a partire dal garante. La linea dura andrà avanti per quasi tutto gennaio, di sicuro fino al 20 (data della nomina dei facilitatori regionali): fino ad allora - e forse già nei prossimi giorni - le espulsioni saranno un tema ricorrente. Il confronto con il gruppo parlamentare arriverà presto: l' assemblea congiunta di deputati e senatori è prevista per l' 8 gennaio, ma alla riunione il tema degli strappi non sarà toccato.

 

GRILLO CASALEGGIO DI MAIO DI BATTISTA

Pubblicamente il tema degli addii passa sottotraccia, nonostante le bordate sparate da Paragone: Di Maio opta per il silenzio. E allarga al gruppo e ai suoi la sua scelta. Il leader chiede di non farsi coinvolgere nella polemica e suggerisce a chi - anche tra i colleghi di governo - lo chiama per annunciare un affondo contro il senatore «cacciato»: «Non lo fate». Bocce ferme, anche per il commento di Di Battista: «Alessandro? Un po' me lo aspettavo - ironizza -, ma Alessandro è libero di esprimersi. Non voglio attacchi, non facciamo l'errore di fare come i partiti. Non stiamo al governo per parlare di noi, né per fare gli idealisti, ma per risolvere i problemi degli italiani. O capiamo la responsabilità che abbiamo sulle spalle, oppure possiamo andare a casa».

GIANLUIGI PARAGONE E ALESSANDRO DI BATTISTA

 

Ma lo strappo con Paragone comunque è lo spunto per una riflessione che Di Maio affida al suo inner circle: «Al M5S servono persone che lavorano per ottenere risultati, non visibilità. Servono persone che ci mettano la faccia sempre e non a giorni alterni o secondo le proprie convenienze». Spiega che «non possiamo pensare che ognuno qui faccia quello che vuole» - dice appunto - «il Movimento è pluralità ma non anarchia».

E anche nel governo Di Maio è pronto a rivendicare i temi identitari e le battaglie del Movimento.

matteo renzi gianluigi paragone

 

La trincea (ironica) del video di auguri di Beppe Grillo sta prendendo pian piano forma. Sulla tenuta della maggioranza e del governo il capo politico non ha dubbi: «Siamo solidi, il governo è forte e c' è voglia di fare. Nei prossimi giorni ci riuniremo per buttare giù il cronoprogramma e prepareremo l' agenda 2020».

 

Tuttavia gli scogli sono dietro l' angolo: «Quel che è certo è che non accetteremo passi indietro su autostrade - aggiunge il ministero degli Esteri -. La concessione va revocata e bisogna rivedere tutto il sistema di affidamenti per abbassare i pedaggi autostradali. A questo è legato anche il futuro del governo». Per il momento «non c' è preoccupazione» a Palazzo Chigi per le espulsioni e i probabili addii nel Movimento, la situazione viene derubricata a questione interna. Ma a Palazzo Madama nuovi strappi potrebbero portare ad equilibri ancora più instabili.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…