gianfranco pasquino mario draghi silvio berlusconi nicola zingaretti luigi di maio

“PIÙ CHE FINITI, I PARTITI SONO SFINITI” - GIANFRANCO PASQUINO SMONTA TUTTI: “IL MOVIMENTO 5 STELLE? IL NON PENSIERO DI UN NON PARTITO. IL SOVRANISMO NON È UN’IDEA, IL LIBERALISMO DI BERLUSCONI È SOLTANTO LIBERISMO” – “LA PRIMA REPUBBLICA HA PRODOTTO CAMBIAMENTI ENORMI. IL PROBLEMA È INIZIATO QUANDO GLI ATTORI DELLA POLITICA SI SONO RIVELATI INCAPACI DI RINNOVARSI. DA QUI IL RICORSO A SOLUZIONI DI EMERGENZA: CON CIAMPI FUNZIONÒ, CON MONTI NO, CON DRAGHI CHISSÀ…”

Alberto Mattioli per "La Stampa"

 

PASQUINO

In principio era Norberto Bobbio, il suo Profilo ideologico del Novecento italiano che tuttavia, pubblicato nel 1986, si fermava prima del '68. Adesso il quadro si completa con un «Profilo ideologico dell' Italia repubblicana» che però del nuovo saggio di Gianfranco Pasquino è il sottotitolo.

 

Il titolo, inquietante e perentorio, è Libertà inutile (Utet, pp. 223, 18). È un saggio accademico ma scorrevole, appassionato e appassionante, lucido e polemico. E lascia nel lettore quel retrogusto di disillusione, che pare inevitabile quando si guarda l' Italia contemporanea.

 

Professor Pasquino, è il suo omaggio a Bobbio?

GIANFRANCO PASQUINO – LIBERTA' INUTILE

«Anche. Fu il relatore della mia tesi e con lui e Nicola Matteucci dirigemmo il Dizionario di politica. Ho insegnato all' Università di Bologna ma sono nato a Torino. Ogni volta che ci tornavo, andavo a trovare Bobbio. Mi piaceva l' idea di proseguire il suo lavoro sulla cultura politica degli italiani o meglio sulla sua mancanza».

 

Libertà inutile, in effetti, è un titolo forte.

«Ne parla lo stesso Bobbio nella postfazione del suo saggio. La libertà, certo, è sempre preziosa. Ma possiamo dire che gli italiani l' hanno adoperata molto male. Gli ultimi trent' anni sono stati quelli della fine della crescita, di una politica incapace di dare risposte e dei partiti spariti o in crisi».

 

Passiamoli in rassegna, allora. Lei smonta il mito di Berlusconi come fautore di una rivoluzione liberale.

meme sulla crisi di governo salvini berlusconi meloni

«Certamente. Berlusconi è un duopolista e i duopolisti non lanciano rivoluzioni liberali. Il liberalismo di Berlusconi è soltanto liberismo, e di un genere particolare che punta a liberare la società dalle regole. Ma la società italiana non è migliore dello Stato. Nel presunto "liberalismo" di Berlusconi non c' è mai stata alcuna riflessione sulla divisione dei poteri, che del liberalismo è la base».

 

Lei stronca anche il Pd.

«Un vero problema. Il crollo dei partiti storici tra il '92 e il '94 non fu determinato solo da quello del Muro di Berlino, ma dall' assoluta incapacità di ripensare le loro culture politiche. I liberali erano sempre stati quattro gatti e non riuscirono a diventare otto. La riscoperta di Prudhon non bastò certo a rilanciare il riformismo socialista.

GRILLO DI MAIO CASALEGGIO

 

La Dc perse la sua funzione di baluardo anticomunista e il Pci si trovò spiazzato perché aveva sempre negato di poter diventare socialdemocratico. La fusione di Margherita ed ex Pci produsse un soggetto privo di un vero baricentro: non bastava proclamare di voler mettere insieme le culture politiche progressiste, anche perché mancava in toto quella socialista. Il problema non è mai stato affrontato e di conseguenza nemmeno risolto».

grillo di maio

 

Che identità dovrebbe darsi il Pd, allora?

«Potrebbe forse partire dall' europeismo di Altiero Spinelli, che aveva capito che il vero confronto non sarebbe più stato tra destra e sinistra, ma tra favorevoli e contrari all' unificazione politica dell' Europa. Ma nel Pd vedo molti che elaborano strategie; idee, nessuno».

 

E il Movimento Cinque Stelle?

ANDREA ORLANDO NICOLA ZINGARETTI

«È il non pensiero di un non partito. O meglio, qualche pensiero c' è, ma sono pensieri deboli. Far passare tutto da una piattaforma telematica significa rinunciare a elaborare una cultura politica. E infatti governano con tutti: prima la Lega, poi il Pd, adesso Draghi.

Però riconosco al M5s il merito di aver riportato alla politica molti elettori che se ne erano disamorati».

 

Il M5s è solo antiparlamentare o anche antidemocratico?

salvini europeista meme 4

«Antiparlamentare di sicuro, con il suo mito della democrazia diretta e la riduzione del numero dei parlamentari. Ma questo è un aspetto presente da sempre nella cultura italiana, fin dai tempi di Prezzolini e Papini. Sulla democrazia, mi colpì una profezia di Grillo.

 

Una volta affermò che il M5s avrebbe conquistato il 100 per cento dei voti, che è sicuramente un' idea antidemocratica perché un partito è una parte, non può essere il tutto».

 

salvini europeista meme 12

E i sovranisti? La Lega?

«Il sovranismo non è un' idea. La Lega è passata dal secessionismo alla blanda espressione degli interessi dei ceti produttivi del Nord. Ma l' idea di un' Italia che si ritrae dall' Europa è perdente, lo sanno tutti. Dunque, l' idea sovranista è debole e produce una politica debole».

 

Non ci resta che Draghi.

«Nella storia di tutti i Paesi ci sono momenti in cui è giusto che ci siano accordi ampi. È successo anche in Italia con i primi governi del Dopoguerra o con il compromesso storico, che pure io critico.

 

È una convergenza accettabile, anche se è bene che ci sia pure chi non ci sta come Giorgia Meloni. Ciò detto, molto dipenderà dalle capacità di Mario Draghi che sono note ma, nel ruolo di premier, ancora da collaudare».

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Nel suo libro aleggia una certa nostalgia per la vituperata Prima Repubblica. Stavamo meglio quando stavamo peggio?

«Stavamo davvero peggio? Alla fine degli anni 80 l' Italia diventò la quinta potenza industriale del mondo scavalcando il Regno Unito.

 

La cosiddetta Prima Repubblica ha prodotto cambiamenti enormi. Il problema è iniziato quando gli attori della politica, i partiti, si sono rivelati incapaci di rinnovarsi. Più che finiti, i partiti sono sfiniti. Da qui l' impossibilità di riforme vere e il ricorso a soluzioni di emergenza: con Ciampi funzionò, con Monti no, con Draghi chissà».

 

SuperMario ce la farà?

«Sono uno studioso della politica, non un profeta. Non sono né ottimista né pessimista. Il momento è importante, l' occasione di cambiare la politica preziosa. Le riforme individuate da Draghi sono quelle giuste: burocrazia, giustizia, scuola».

 

sergio mattarella e mario draghi

Ultima domanda: nel libro, lei si toglie spesso qualche macigno dalle scarpe sui suoi colleghi. Perché?

«Perché il dibattito non può essere accondiscendente. Una parte degli studiosi non ha fatto bene il suo lavoro, è stata troppo blanda con questa politica. Non faccia credere ai suoi lettori che io sono a quel livello, ma Orwell non era tenero con i suoi colleghi, Aron nemmeno e neanche Habermas lo è. La discussione è anche critica, altrimenti è solo melassa».

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?