matteo salvini luigi di maio

“SALVINI È ROCK, DI MAIO È LENTO”, PER IL SOCIOLOGO LUCA RICOLFI IL LEADER DEL CARROCCIO È IL POLITICO PIÙ MODERNO: "A CONFRONTO, ANCHE IL CAPO DEL M5S SEMBRA VECCHIO" - E SUL PD: "UN MOVIMENTO RIFORMISTA AL 20% SENZA NESSUNO ALLA PROPRIA SINISTRA RAPPRESENTA UNA CATASTROFE" - "PAPA BERGOGLIO? LA SUA POPOLARITÀ È SOPRAVVALUTATA, PER NON DIRE "DROGATA" DALLA TENUTA DEL...”

Antonello Piroso per la Verità

luigi di maio matteo salvini giuseppe conte

 

«Matteo Salvini è rock, Luigi Di Maio è lento». Il sociologo Luca Ricolfi - uomo di numeri: insegna analisi dei dati all' Università di Torino, ed è responsabile scientifico della fondazione David Hume - ricorre al parametro binario di Adriano Celentano per commentare l' esito delle elezioni europee, che hanno terremotato i rapporti di forza tra i due partiti di governo, e la politica tutta.

Salvini ha portato la Lega a una crescita esponenziale: dal 1.700.000 voti alle europee 2014 ai 9.150.000 di domenica, passando per i 5.700.000 delle politiche 2018.

BERLUSCONI SALVINI MELONI CON MATTARELLA

«Perché ha la capacità di parlare chiaro e una straordinaria aderenza al senso comune, cui fa da contraltare la vecchiezza culturale degli altri leader, eccetto Giorgia Meloni. Da questo punto di vista anche Di Maio, nonostante la giovane età, è vecchio».

 

luca ricolfi 3

Pare che 1.500.000 voti siano arrivati da ex elettori del M5s, oltre quelli da una Forza Italia «vampirizzata».

«Così dicono le stime dei flussi elettorali. Ma la vera domanda per me è un' altra: quanto del 40% del Pd renziano del 2014 è finito nel 34% della Lega nel 2019? Il dato più interessante delle inchieste giornalistiche degli ultimi mesi è che dichiaravano di scegliere Salvini anche tantissimi operai e progressisti vari, che continuano a sentirsi di sinistra, o addirittura comunisti».

 

I detrattori osservano: il trionfo della Lega non è però un plebiscito, tanto più con l' affluenza in calo (il 56.1% contro il 58,69% del 2014), se confrontato con gli 11.200.000 voti di quel Pd nel 2014.

luigi di maio matteo salvini

«I detrattori farebbero meglio a fare il ragionamento inverso. Nove milioni di voti sono tanti proprio perché la partecipazione alle europee è molto più bassa che alle politiche. Con un' affluenza del 75%, i voti a Salvini sarebbero stati circa 12 milioni, che nella storia delle elezioni italiane è storicamente "il pieno" dei voti.

Nella seconda Repubblica è stato raggiunto solo alle politiche del 2008: dal Pd di Walter Veltroni che toccò i 12.100.000, battuto però dal Popolo della Libertà, subito dopo l' annessione di Alleanza Nazionale, che arrivò addirittura a 13.600.000».

Per il M5s, è stata una débâcle: un anno fa 10.700.000 voti, domenica 4.535.000. Perfino sotto i 5.800.000 del 2014.

 

È solo un problema di leadership, perché Di Maio si è dimostrato unfit to lead, inadatto a governare?

«È un aspetto, ma non il solo. Per il M5s c' è anche un problema di confusione nei contenuti, e di impreparazione della classe dirigente».

 

luca ricolfi 2

I grillini irriducibili ricordano che il precedente combinato disposto «politiche 2013-europee 2014» presentava un' analoga dinamica: 8.700.000 voti prima, e appunto 5.800.000 l' anno successivo.

«Non è un ragionamento sbagliato, penso anch' io che se si fosse votato per le politiche, nel Mezzogiorno l' astensionismo sarebbe stato meno alto, e quindi i 5 Stelle avrebbero ottenuto un risultato migliore».

 

Migliore di quanto?

«Difficile dirlo, ma una mia rozza stima vede Pd e M5s entrambi appena al di sopra del 20%».

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL

 

Soglia psicologica che il Pd ha superato (il 22.69% contro il 18.7% del 4 marzo 2018). Ma i voti sono rimasti gli stessi, anzi: se ne sono persi per strada circa 110.000, l' ha sottolineato perfino Carlo Calenda.

«Vale per il Pd quello che dicevo per la Lega: se le elezioni fossero state politiche, i voti sarebbero stati intorno ai 7 milioni, ossia di più di quelli presi l' anno scorso. Sempre molto pochi, però, anche tenuto conto che oltre il Pd c' è ben poco, solo liste bonsai. Un partito riformista al 20% accanto a una sinistra estrema, nuova o radicale del 10-15% è un conto, un partito riformista al 20% che non ha quasi nessuno alla propria sinistra rappresenta una catastrofe elettorale per il mondo progressista».

 

Berlusconi è un misirizzi: è stato eletto al Parlamento europeo. Ma Forza Italia è, con il M5s, la sicura sconfitta di questa tornata: dai 4.600.000 voti del 2014 e del 2018, ai 2.350.000 di oggi. Siamo al de profundis?

«Sì, lo siamo, è incredibile che essendo in costante declino da 10 anni non si siano inventati niente per non scomparire».

BERLUSCONI SALVINI MELONI AL QUIRINALE

 

Chi ha motivi di gongolare è Giorgia Meloni, anche lei indiscussa vincitrice: 1.000.000 di voti nel 2014, 1.430.000 nel 2018, 1.730.000 oggi. La Lega è cresciuta a spese degli azzurri del cavaliere, ma senza intaccare il suo bacino elettorale

«Se nulla cambiasse nell' offerta politica, il prossimo sorpasso cui assisteremmo è quello della Meloni su Berlusconi».

 

Non sembra che la contrapposizione polemica con papa Francesco, e la controversa invocazione alla Madonna, siano stati penalizzanti per Salvini.

tria di maio salvini conte

«La popolarità di papa Francesco è sopravvalutata, per non dire "drogata", dalla tenuta del politicamente corretto nell' establishment culturale e soprattutto nei media. Fra la gente il Papa è molto meno popolare di quanto credono i telegiornali. Per molti, papa Francesco è più l' unico leader che è rimasto alla sinistra che non il capo della Chiesa».

 

Come può andare avanti ora il governo di Giuseppe Conte con i "separati in casa"?

Le percentuali alle Europee si sono invertite, ma i seggi in Parlamento riflettono sempre quelle del 2018.

«Penso che i 5 Stelle siano sufficientemente affezionati alle poltrone da non azzardare provocazioni che portino ad elezioni anticipate. La mossa la farà Salvini, ma farà di tutto per addossarne la responsabilità ai grillini».

 

Sullo sfondo, in autunno, la prossima legge di bilancio, che potrebbe essere da lacrime e sangue.

salvini di maio

«Non lo credo. Salvini preferirà sfondare il tetto del 3% piuttosto che imporre sacrifici agli italiani. La vera domanda per me non è dove troverà i soldi, né che cosa ci consentirà di fare l' Europa, bensì che cosa succederà se i mercati reagiranno a una finanziaria allegra».

 

Una valutazione infine sull' accelerazione dei cicli in politica. Dal cosiddetto ventennio berlusconiano (che non è stato tale, ma per capirci), al decennio annunciato di Renzi, schiantatosi però dopo tre anni, ora sarebbe la volta di Matteo Salvini vestire i panni dell' uomo solo al comando.

luigi di maio nicola zingaretti

Che gli italiani evocano e idolatrano, salvo poi avversarlo e abbatterlo.

«Salvini potrebbe durare anche parecchi anni se la flat tax dovesse far ripartire l' economia (eventualità che considero improbabile, ma non impossibile). Viceversa potrebbe subire un crollo se il suo avventurismo economico dovesse riprecipitarci in una crisi tipo quella del 2011, con l' investitura di Mario Draghi o di qualche - più o meno gloriosa - "riserva delle Repubblica"».

 

PAPA BERGOGLIO

 

matteo salvini luigi di maioPAPA BERGOGLIO AL TELEFONO

 

luca ricolfi 6

 

 

 

Ultimi Dagoreport

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."