minniti

LEGGE E ORDINE IN LIBIA? MANDIAMO MINNITI - L'EX MINISTRO DELL’INTERNO E’ FAVORITO PER IL RUOLO DI MEDIATORE DELLA CRISI TRA SERRAJ E HAFTAR - A LANCIARE UFFICIALMENTE LA SUA CANDIDATURA È STATO IL SOCIALISTA FRANS TIMMERMANS - A QUEL PUNTO IL RUOLO DI DI MAIO VERREBBE RIDIMENSIONATO. MA QUESTO PER CONTE POTREBBE ESSERE UN VANTAGGIO: TENERE LUIGINO IN UN ANGOLO E BLINDARSI SUL LATO PD…

MARCO MINNITI ROMANO PRODI

Wanda Marra per il “Fatto quotidiano”

 

Un italiano inviato speciale per la Libia: ad annunciarlo era stato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, lo scorso 17 dicembre, dopo la sua missione nel Paese, dal generale della Cirenaica, Khalifa Haftar e dal premier del governo di Tripoli, Serraj. La decisione era stata presa insieme al premier Giuseppe Conte. Che non a caso ieri l'ha ribadita in un'intervista al Foglio. La rosa dei possibili candidati, date le competenze richieste, è molto ristretta.

marco minniti

 

Anzi, l'unica figura che parrebbe avere sia un'investitura generale, sia il physique du rôle è Marco Minniti. L'interessato (che ha fatto un' intervista a La Stampa martedì, per dire la sua sul dossier libico) ostenta ignoranza rispetto alla pratica che lo riguarda. Da bravo comunista non si espone, ma che la Libia sia una delle sue principali passioni è un dato insindacabile. Nel governo Renzi aveva la delega ai servizi segreti, in quello Gentiloni è stato ministro dell'Interno, con esplicita delega sulla Libia. E con il compito preciso di tenere i rapporti anche con Haftar. Due ruoli centrali.

 

al serraj haftar giuseppe conte

Perché non è un mistero per nessuno che buona parte della politica in Libia la gestiscono i servizi segreti. E poi, a inaugurare la politica di stop agli sbarchi era stato lo stesso Minniti dal Viminale. Con voci - sempre smentite - che lui i trafficanti li pagava. Sempre lui nel dicembre 2017 aveva portare a Roma i capi delle tribù libiche. L'ex ministro in più di un'occasione ci aveva tenuto a dire che con Serraj l'Italia non poteva non firmare un accordo con lui perché era rappresentante della comunità internazionale, ma che il rapporto con Haftar era altrettanto forte.

 

marco minniti (7)

A lanciare ufficialmente la candidatura di Minniti è stato martedì il socialista, Frans Timmermans su Repubblica. Ancora. In questi giorni, la necessità di tenere aperto un canale con Haftar è riconosciuto da tutti, anche in Europa. Mentre si parla della necessità di rinvigorire la missione Sophia. Che vedeva l'Italia protagonista con Minniti al Viminale.

A Bruxelles, il dossier non è ancora ufficialmente sul tavolo. Anche perché prima bisogna definirla la missione europea, che vista da lì sembra particolarmente difficile, per le rivalità tra Italia e Francia. Ma il nome di Minniti circola.

 

Così come circola alla Farnesina. E nel Pd di governo. D' altra parte, in questo momento il più vicino a Giuseppe Conte nella gestione dei dossier internazionali è il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Minniti come inviato speciale sarebbe un altro modo per il premier di blindarsi sul fronte dem.

haftar serraj

 

Certo, a quel punto il ruolo di Di Maio verrebbe ridimensionato. Ma questo per il premier potrebbe non essere uno svantaggio. Negli ultimi mesi, non sempre la coabitazione tra i due - anche in politica estera - è stata semplice. Sia per le posizioni variegate dentro i Cinque Stelle sia per una discreta rivalità rispetto anche alla rispettiva visibilità. Gli animi sono particolarmente surriscaldati dopo l'incontro saltato con Serraj, con sospetti incrociati sulla fuga di notizie sugli incontri con i due protagonisti della crisi libica.

 

luca guerini paola de micheli

Il premier ha convocato Di Maio per un colloquio sui Libia e Iraq. Guerini (in collegamento telefonico) è intervenuto sulla parte dell'Iraq (aveva una telefonata in contemporanea con l'omologo tedesco). Nessuna ipotesi di ritiro per quanto riguarda i contingenti italiani. Fatta salva la sicurezza. Anche di questo ha parlato ieri Conte nella telefonata (di circa un'ora) con il presidente iraniano, Rohani.

 

Da Palazzo Chigi fanno filtrare che al centro del colloquio ci sono state le relazioni bilaterali e la sicurezza. L'Italia voleva essere sicura del gradimento della presenza italiana in Iraq. Cosa che avrebbe ottenuto. Una (parziale) garanzia rispetto al rischio di essere un obiettivo di attacchi.

 

HASSAN ROUHANI

Sul sito della presidenza iraniana si riportano le parole di Conte ("L'Italia ha fatto tutto il possibile per ridurre le tensioni e promuovere la pace e la stabilità nella regione") e la richiesta dello stesso Rohani ("La Ue dovrebbe essere indipendente dalle politiche statunitensi").

 

Il premier continua la sua attività diplomatica: l'agenda è in via di perfezionamento, ma tra lunedì e martedì dovrebbe andare in Turchia, negli Emirati e in Egitto. Quello che invece è saltato (ora sarebbe in agenda per martedì), è il vertice di stamattina con maggioranza e opposizione sulla politica estera. Con il centrodestra che accusa Conte di una gestione fallimentare del dossier libico, non è il momento migliore.

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…