nicola zingaretti e luigi di maio

DI MAIO SI SCHIERA CON FRANCESCHINI: ''APRIAMO LA STAGIONE DELLE RIFORME INSIEME''. CHISSÀ PERCHÉ GIGGINO CI HA TENUTO COSÌ TANTO A CITARE SU-DARIO DIMENTICANDO, NATURALMENTE, IL POVERO ZINGARETTI. SEMBRA CHE LE ULTIME USCITE PUBBLICHE DEL SEGRETARIO DEM E L’ULTIMA INTERVISTA DI BETTINI NON SIANO AFFATTO PIACIUTE AI GRILLINI. MENTRE TRA GIGGINO E BONACCINI, GUARDA IL CASO, I RAPPORTI ANDREBBERO A GONFIE VELE…

 

Dagonota

 

luigi di maio dario franceschini

Chissà perché ieri Giggino ci ha tenuto così tanto a citare Franceschini dimenticando, naturalmente, il povero Zinga. Sembra che le ultime uscite pubbliche del segretario dem e l’ultima intervista di Bettini non siano affatto piaciute ai grillini. Mentre tra Giggino e Bonaccini, guarda il caso, i rapporti andrebbero a gonfie vele...

 

 

 

DI MAIO SI SCHIERA CON FRANCESCHINI "APRIAMO LA STAGIONE DELLE RIFORME"

Luca Monticelli per ''la Stampa''

 

La decisione del Pd di schierarsi per il sì al referendum «rafforza l'alleanza di governo». Luigi Di Maio sposa la proposta di Dario Franceschini che ieri, intervistato da questo giornale, ha lanciato l'idea di un patto con l'opposizione per dar vita a una stagione di riforme. «Sono d'accordo - ha spiegato il titolare degli Esteri a Tg2 Post - con il sì al taglio dei parlamentari inizia un processo di modernizzazione del Paese». Il ministro dei Beni Culturali aveva parlato del voto del 20 e 21 settembre come di «una spinta a fare le riforme costituzionali necessarie», invitando tutte le forze politiche a lavorare per «mettere in condizione chi vincerà la prossima volta di misurarsi con un sistema che funziona».

 

LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI

Lo stesso Di Maio, peraltro, ha ammesso che la riduzione degli eletti «non è la panacea di tutti mali, ma un punto di inizio», scagliandosi però contro il «benaltrismo di quei parlamentari che dicono che adesso serve altro, perché è solo un modo di prendere tempo e gli italiani non si fanno prendere in giro». Franceschini si aspettava molti no e il primo arriva da un collega di partito, Matteo Orfini, che ormai rappresenta la minoranza interna al Nazareno, sempre molto critico delle convergenze tra democratici e pentastellati.

 

«Ho letto un'intervista apprezzabile, come sempre, di Dario, che proponeva di riscrivere la Costituzione assieme a Meloni e Salvini. Ho trovato un po' curioso che lo facesse su un giornale il giorno dopo una direzione in cui abbiamo discusso di questo. Lui è intervenuto e non l'ha proposto», ha detto l'ex presidente del Pd per poi scusarsi perché il ministro l'offerta al centrodestra l'aveva avanzata proprio nella riunione di lunedì. Critico anche il senatore Tommaso Nannicini, tra i promotori del no al referendum: «Si è perso il contatto con la realtà», attacca su Facebook l'economista.

 

bonaccini

«L'accordo con la legge elettorale non c'è e il fronte del sì ci chiede di votare un taglio lineare alla nostra democrazia perché poi arriveranno le grandi riforme, per dare un senso a una cosa che un senso non ha». Il capo delegazione dem non trova sponde neanche in Forza Italia. Per Renato Schifani il governo non ha alcuna «credibilità» in quanto «la grave indisponibilità della maggioranza a raccogliere proposte e rilievi provenienti dall'opposizione, per di più in un momento drammatico che avrebbe richiesto uno spirito di sinergia nazionale, è una ferita aperta nella gestione della pandemia».

 

Francesco Paolo Sisto rincara la dose: «Il dialogo è una balla spaziale» e mette nel mirino la legge elettorale dove si procederà con «un testo base irricevibile e inammissibile». Dura presa di posizione anche da Mara Carfagna, scettica, nonostante auspichi una modifica della Carta che porti al superamento del bicameralismo paritario. «Per raggiungere un risultato così importante- ha spiegato la vice presidente della Camera - un percorso condiviso tra le forze politiche è indispensabile. Ma guardo in faccia la realtà: finora una maggioranza sfilacciata e priva di orientamento ha preferito arroccarsi su se stessa».

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