domenico arcuri guido bertolaso giuseppe conte

MANCO LA PROTEZIONE CIVILE PROTEGGE ARCURI: ''VIVE IN UN ALTRO FUSO ORARIO''. BERTOLASO FA A PEZZI IL COMMISSARIO ALL'EMERGENZA: ''PARLA OGGI DI TAMPONI MA DOVEVA FARLO A MAGGIO''. MA PURE PER IL PREMIER HA DUE PAROLINE: ''NON È PIÙ AUTOREVOLE. IN QUESTO GOVERNO, PURTROPPO, LA CULTURA DELL' EMERGENZA NON ESISTE'' - ''MATTARELLA PROPONGA UN PATTO AGLI ITALIANI: CHIUDERE ORA PER RIAPRIRE A DICEMBRE''. LA STOCCATA AI VIROLOGI: ''ERANO QUELLI CHE GUADAGNAVANO MENO. ORA...''

Federico Novella per “la Verità

 

bertolaso

«Non doveva andare così. Nella prima ondata siamo stati tempestivi, nella seconda hanno dormito. Ci sono stati rappresentanti delle istituzioni che si sono messi a scrivere libri sul virus sconfitto. Altri sono andati al mare a farsi fotografare. Altri ancora sono andati un po' troppo in tv».

 

Guido Bertolaso è ancora al lavoro per fronteggiare l' emergenza. Dopo la realizzazione dell' ospedale Covid alla Fiera di Milano e a Civitanova Marche, oggi l' ex capo della Protezione civile sta studiando i numeri dell' Umbria. «La governatrice della Regione e tanti sindaci mi hanno chiesto una mano. Anche in quei territori, che pure non sono i più colpiti, le previsioni da qui a quindici giorni sono serie».

 

Siamo a un bivio: da che parte dobbiamo andare?

«Dobbiamo subito fermarci per un mese. La situazione, purtroppo, è destinata a peggiorare».

 

Chiusura totale, scuole comprese?

«Su quello si può ragionare.

Ma bisogna senz' altro chiudere il Paese per rallentare i contagi. Però poi dobbiamo approfittarne per resettare la macchina organizzativa. È al collasso».

DOMENICO ARCURI CON LA MASCHERINA CALATA SOTTO IL NASO

 

Resettare la macchina?

«Non voglio più vedere le code di ambulanze che intasano i Pronto soccorso, come accadeva nelle zone terremotate, perché manca ancora il filtro della medicina territoriale. E poi, da medico, non voglio più ricevere certe telefonate».

 

Quali telefonate?

«Mi chiamano per dirmi: ho 38 e mezzo di febbre e sto andando in ospedale con l' ambulanza. Ma stiamo scherzando?».

 

Una nuova chiusura rappresenterebbe il fallimento del governo?

«Gli italiani sono profondamente delusi dalle istituzioni.

Nella prima ondata hanno rispettato le regole con una disciplina commovente. Oggi la gente si aspettava una reazione formidabile del governo, un esercito schierato pronto a combattere il virus. Invece ci siamo fatti travolgere di nuovo.

Per me è una grande amarezza».

Lei chiedeva Covid hospital in ogni regione. Non è successo.

«Sta succedendo adesso, ma in fretta e furia. Anche nel Lazio stanno evacuando molti ospedali per concentrarsi solo su alcune strutture dedicate.

guido bertolaso attilio fontana

Immaginano di costruire reparti di terapia intensiva nei giardini degli ospedali. Patetico».

 

Non sarebbe più semplice rafforzare le unità di rianimazione anti Covid negli ospedali normali?

«Non è detto che ci siano spazi sufficienti. E poi inserire reparti Covid significa paralizzare gli ospedali. Non puoi certo mettere un paziente infartuato accanto a un malato contagioso».

 

Quindi?

«Quindi quando si dice che l' occupazione delle terapie intensive con malati Covid è solo del 25-30%, ci si dimentica di dire che ci sono interi reparti bloccati per evitare il contagio».

 

Con quali conseguenze?

«Se per fare spazio ai malati di Covid chiudiamo le oncologie e le cardiologie, facciamo un danno enorme».

 

Danno agli altri malati?

DOMENICO ARCURI FRANCESCO BOCCIA

«Prendiamo il melanoma, un male che non perdona. Uno studio dell' Istituto dermopatico dell' Immacolata dimostra che prima del lockdown i melanomi venivano diagnosticati con uno spessore di 0,88 millimetri. Oggi la diagnosi si fa quando lo spessore è già di 1,96 millimetri. In molti casi, è già troppo tardi».

Ha fatto notare che una rianimazione Covid in un ospedale normale costa duemila euro al giorno.

«Effettivamente ci sono dei costi singolarmente elevati».

 

C' è chi specula sull' emergenza?

«Può essere, la medicina è sempre stata oggetto di scandali laddove c' è un giro importante di denaro».

Dicevano che l' ospedale alla Fiera di Milano era una cattedrale nel deserto. Invece.

«A queste critiche sono abituato. Dopo la prima scossa di terremoto a San Giuliano di Puglia, la popolazione non voleva evacuare. Dovetti insistere, e avevo i miei motivi: la seconda scossa rase al suolo le case».

 

È vero che alcuni governatori di sinistra stanno contattando l' ospedale della Fiera per informarsi su come replicarlo nei loro territori?

BERTOLASO BERLUSCONI

«Sì, telefonano agli alti funzionari. Vogliono copia dei progetti, la lista degli acquisti delle attrezzature. Ma non mi chieda quali governatori: non lo so neanche io».

 

Questa estate è mancata la prevenzione?

«In aggiunta a un minimo di preparazione. Non possiamo prendere manager che si occupano di finanza e investimenti e pensare che siano in grado di gestire queste situazioni».

 

Sulle terapie intensive il commissario Arcuri ha fallito?

«Sono rimasto sconcertato quando ho visto che i primi bandi sono stati pubblicati a ottobre. In ogni caso, anche con le cinquemila terapie intensive promesse, non avremmo risolto il problema».

 

Perché?

«Non c' è il personale. Tenga conto che per dieci letti servono una ventina di rianimatori ogni giorno. Dove sono questi operatori? Qualcuno li assunti? Qualcuno li ha formati?».

Arcuri annuncia un piano da 300.000 tamponi, ma sui tempi c' è ancora confusione.

«Arcuri parla oggi di tamponi? Forse doveva parlarne a maggio. I tamponi di cui parla serviranno, forse, per la terza ondata».

Insomma, siamo in perenne ritardo.

«Non vorrei che il commissario all' emergenza vivesse in un altro fuso orario rispetto a noi.

Comunque il problema non è Arcuri, ma chi lo ha messo su quella poltrona».

 

Ce l' ha con Giuseppe Conte?

«In questo governo, purtroppo, la cultura dell' emergenza non esiste. Anche sul piano tecnico, non sanno cosa sia il fattore tempo».

giuseppe conte sergio mattarella

Cioè?

«Nella crisi, non è il pesce grosso che mangia il piccolo, ma il pesce più veloce che mangia quello più lento. In Protezione civile si ragiona in termini di velocità».

È difficile essere tempestivi quando il governo è diviso.

«Non si mettono d' accordo perché hanno tutti perso autorevolezza. Che è diversa dall' autorità. Vedo una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni».

Tuttavia, l' ondata sta colpendo anche all' estero.

«E che vuol dire? Nelle regole della Protezione civile non sta scritto da nessuna parte "mal comune mezzo gaudio"».

 

Si candida a Roma?

«Mi sono candidato a dare una mano a questo Paese, a titolo volontario, per fronteggiare l' emergenza».

 

Dunque esclude l' avventura romana?

«Se oggi mi chiedessero di avere un ruolo per l' emergenza Covid, accetterei. È un mestiere che conosco bene. Ma a quel punto nessuno potrebbe chiedermi di candidarmi a sindaco, tra qualche mese. Avendo un ruolo istituzionale, godrei di una visibilità che non dovrebbe essere sfruttata per altri fini».

 

Si fida dei virologi, che ogni tanto litigano tra loro?

«Alcuni li conosco e li apprezzo, ma non sono abituati alla visibilità. Sono sempre stati le cenerentole della medicina».

 

In che senso?

«Ricordo che nelle scuole di specializzazione c' erano le tabelle degli stipendi futuri: l' ultima disciplina in termini di guadagni erano le malattie infettive. Oggi, improvvisamente, virologi ed epidemiologi si sono trovati di fronte a decine di telecamere: e qualcuno esagera».

I VIROLOGI

 

Diciamo che le cenerentole voglio diventare principesse?

«È chiaro. Dovrebbero tornare a fare il loro mestiere con grande umiltà, anche perché nel loro campo sono molto bravi».

 

Il luminare Giorgio Palù dice che, anziché di Covid, rischiamo di morire di lockdown, di fame e di depressione. Possiamo permetterci un' altra chiusura?

«Serve una persona autorevole, e non penso a Conte ma al presidente Mattarella: dovrebbe presentarsi agli italiani e proporre un patto, per un mese soltanto».

 

Che genere di patto?

«Siamo consapevoli che la situazione va peggiorando, e che ci saranno conseguenze economiche. Chiudiamo per riaprire il primo dicembre, in tempo per le attività prenatalizie. Oggi può ancora funzionare. Ma se perdiamo tempo, non sono sicuro che mangeremo il panettone tranquilli».

 

Auspica un governo di unità nazionale?

«Certo, di fronte alle grandi emergenze dobbiamo "stringerci a coorte". Vorrei vedere tutti i leader intorno a un tavolo per varare operazioni coraggiose. Una grande orchestra per suonare lo stesso spartito».

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