boris johnson theresa may

MAY PIÙ SENZA: BORIS VICINISSIMO ALL'ACCORDO SULLA BREXIT CON UNA MINESTRA RISCALDATA DELL'ACCORDO RAGGIUNTO DALLA SUA PREDECESSORA: L'UNICA DIFFERENZA È CHE L'IRLANDA DEL NORD SARÀ ALLINEATA ALLE NORME UE PER ALMENO QUALCHE ANNO, I DAZI EUROPEI NEI SUOI CONFRONTI SARANNO RIMBORSATI DA LONDRA E LA FRONTIERA SARÀ PRATICAMENTE SPOSTATA IN MARE, SPACCANDO IL REGNO UNITO - SE CE LA FA, PER CORBYN SONO DOLORI

 

1. BREXIT: FONTI GB, FATTI PROGRESSI NEI NEGOZIATI

 (ANSA) - I team dei negoziatori Ue e britannici hanno lavorato fino a tarda notte, per preparare un testo legale di accordo sulla Brexit in tempo per il vertice dei leader Ue di domani e venerdì. Si "continuano a fare progressi", si apprende da fonti britanniche. Le trattative riprendono di nuovo stamattina.

 

 

boris johnson e theresa may

2. È SUSPENSE BREXIT LONDRA A UN PASSO DALL' INTESA UE

Antonello Guerrera per ''la Repubblica''

 

È l' azzardo finale di Boris Johnson. Sacrificare l' Irlanda del Nord, lasciarla agli europei per qualche anno, scaricare gli unionisti nordirlandesi del Dup e raggiungere così un accordo quasi miracoloso sulla Brexit in soli due mesi. È un "all in", tutto o niente, come del resto è stata questa saga negli ultimi tre anni. Ma Johnson ha deciso di rischiare. Stamattina potrebbe - ma il condizionale è più di un obbligo - arrivare finalmente una nuova bozza di accordo Brexit per poi essere bollinata dal Consiglio europeo di domani per infine andare ai voti a Westminster. Dove si preannuncia un voto drammatico, sul filo di lana.

 

Questo perché gli unionisti difficilmente accetteranno il doloroso compromesso cui Johnson si sarebbe piegato dopo giorni di negoziati fiume a Bruxelles, che lui spaccerà per un nuovo "fantaaaaastic" accordo ma che invece è una furbesca versione di un altro piano contemplato da Theresa May, a inizio 2018, e cioè una sorta di "backstop" applicato soltanto all' Irlanda del Nord.

 

NORD IRLANDA LADY DI FERRO ARRUGGINISCI IN PACE

Sì, perché Belfast, anche se sarebbe ufficialmente fuori dall' Ue dopo questo potenziale accordo Brexit insieme al resto del Regno Unito (e questa sarebbe una novità), in realtà sarà allineata alle norme Ue commerciali e di qualità per almeno qualche anno, i dazi europei nei suoi confronti saranno rimborsati da Londra e la frontiera Irlanda-Irlanda del Nord sarà praticamente spostata nel Mar d' Irlanda, spaccando così il Regno Unito: le merci infatti dalla Gran Bretagna a Belfast verranno filtrate prima della partenza in base ai parametri dell' Unione europea, in modo da non contaminare l' integrità del mercato unico Ue e, allo stesso tempo, scongiurare ogni checkpoint lungo il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord che potrebbe far sprofondare i due Paesi in nuovi disordini e una guerra civile, nella peggiore delle ipotesi.

 

Insomma, una minestra riscaldata della prima soluzione della predecessora di Johnson, con la differenza, solo teorica e piuttosto fasulla, che così a Belfast si applicheranno persino i nuovi accordi commerciali che il Regno Unito potrà stringere con altri blocchi dopo aver lasciato l' Ue e la sua unione doganale. Non è vero, o almeno per l' Irlanda del Nord non lo sarà per almeno diversi anni, ma è l' unica carta che può giocarsi Johnson per ottenere un accordo prima dell' ossessiva data del 31 ottobre.

 

boris johnson e theresa may

Qualora riuscisse a farselo vidimare dall' Ue, Boris dovrà farlo passare in Parlamento, molto probabilmente sabato. Se non avesse i voti dei nordirlandesi Dup, a quel punto anche metà dei brexiter fondamentalisti e anch' essi unionisti potrebbero ammutinarsi.

 

Ed ecco, dunque, che i voti dei laburisti ribelli potrebbero essere decisivi. Il leader Jeremy Corbyn sa che la disfatta di Johnson è l' unico modo per arrivare a Downing Street, giammai darebbe il fianco allo storico successo di chi lo umilia pubblicamente con "pollastro al cloro" e quindi ieri sera ha tirato fuori i coltelli: chiunque voterà per Boris sarà escluso per sempre dalle liste del partito. Ma i deputati Labour delle circoscrizioni euroscettiche per sfinimento potrebbero cedere.

 

E a quel punto per Corbyn sarà la fine politica. E per Johnson soltanto l' inizio.

 

 

3. BREXIT: SONDAGGIO, BRITANNICI DIVISI, MAGGIORANZA SU NULLA

 (ANSA) - Non sembra esserci una soluzione in grado di accontentare tutti i britannici, e neppure una maggioranza assoluta di loro, sulla Brexit: né un deal di qualsiasi genere, né un no deal, né la revoca della procedura di uscita dall'Ue e neppure un referendum bis. A certificarlo sono i dati incrociati dal centro Kantar e da Bmg sulla media di una serie di indagini demoscopiche aggiornate, e poi analizzati per la Bbc da John Curtice, autorevole sondaggista ed esperto elettorale di riferimento dell'emittente pubblica del Regno.

Il Selciato del Gigante in Irlanda del Nord

 

 Curtice osserva che gli ultimi sondaggi indicano - a freddo - una possibile rivincita rispetto all'esito (48% Remain, 52% Leave) del 2016. Ma nota come la potenziale inversione - in media al 53 contro il 47% - non nasca da un sostanziale ripensamento dei pro Leave o dei pro Remain, semmai dall'impatto di nuovi elettori o di elettori che 3 anni fa non votarono: impatto peraltro statisticamente troppo modesto per non lasciare il risultato in bilico nel caso d'una seconda consultazione vera, preceduta da una vera e aspra campagna referendaria.

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