stefania craxi 20 anni dalla morte ad hammamet

UN MERLO SULLA TOMBA DI CRAXI - ''CERCANO IN LUI LA FORZA E IL CARISMA. PENSANO CHE IL SIMULACRO ESANIME POSSEGGA QUEI VALORI VITALI CHE LORO NON RIESCONO PIÙ AD AVERE. ANCHE MARTELLI, CHE SI È DI NUOVO SPOSATO ("CINQUE MATRIMONI E UN FUNERALE" È LA BATTUTA DEI COMPAGNI SOCIALISTI) E GLI HA APPENA DEDICATO UN LIBRO, ENNESIMO RISARCIMENTO AL SUO SENSO DI COLPA, VISTO CHE 'ERA IL SOLO AL QUALE ERA PERMESSO DI APRIRE IL FRIGORIFERO DI CASA' (DISSE ANNA CRAXI)

 

Francesco Merlo per ''la Repubblica''

 

la tomba di bettino craxi ad hammamet

"Mai papà cercò di fare pena per non subire la pena" dice Bobo quando gli racconto che il cocktail di benvenuto, in una sala senza finestre dell'Hotel "Sole Azur", è stato aperto da "un'orchestrina-del-mio-cuor" con la musica del Padrino e subito dopo la "querida presencia" del comandante Che Guevara. A Stefania invece dico quel che tutti pensiamo strappandole un'evidente ma trattenuta commozione: "Se le nostre figlie facessero per noi padri quello che tu ancora fai per Bettino, saremmo tutti dei padri felici".

 

CRAXI REAGAN

E però, come la cifra patetica dei reduci di Hammamet, anche l'amore della figlia femmina, che ha il caratteraccio del padre ma addolcito, imprigiona Bettino nello stesso codice dei suoi nemici. E l'epica ritorna patetica: non reo ma martire; non colpevole ma innocente; non corrotto ma onesto; non latitante ma esule; non cinghiale onnivoro ma agnello sacrificale... I due Craxi hanno una diversa sostanza dolente: per Bobo, Mani Pulite arrivò "come a Hiroshima la bomba", lei è l'arrabbiata, la vera protagonista del film di Amelio "Hammamet".

 

Lui ha una grande paura che la destra deformi Craxi, "che è stato la socialdemocrazia italiana, lo smummiamento del marxismo...", lei vuole solo liberare il dibattito dal pregiudizio, spera di "accompagnare il vento che sta cambiando", forse è pronta a riconoscere gli errori del padre, dice che darebbe "qualsiasi cosa per parlare ancora un po' con lui, fosse pure all'Inferno".

CRAXI

 

Eppure vent'anni fa sarebbe forse bastata una foto: "Magrissimo, le gambe come trespoli, il collo e le spalle cadenti". Così lo racconta Marcello Sorgi, che ha scritto uno dei tanti libri ("Presunto colpevole" Einaudi), che al suo ultimo Natale sono stati dedicati: inediti, diari, rimpianti, complottismo, amarezza. Craxi con il fisico smunto del Werther sarebbe stata un'immagine inaudita per gli italiani che lo pensavano latitante in villa, affetto dal "foruncolone al piede" che gli aveva diagnosticato Di Pietro: "Quante storie per un foruncolone".

 

E si capisce quanto contasse il faccione risoluto ed energico su quel corpo dai gagliardi appettiti guardando la ricca mostra delle foto di Umberto Cicconi inaugurata ieri alla Medina. Sono le immagini di un potente vero in compagnia di tutti gli altri potenti dell'epoca, da Reagan a Lech Walesa, da Wojtyla a Olof Palme, da Arafat a Mitterrand, e nel mezzo c'è spessissimo Andreotti, altro viso indimenticabile: era la coppia, che pareva eterna, dei carissimi nemici, il gatto e la volpe.

francesco merlo foto di bacco

 

"Quando ad Hammamet gli arrivò la notizia dell'assoluzione, papà ne fu felice ma si ammalò perché la sentenza premiava la strategia dell'altro grande accusato che era opposta alla sua. Andreotti non si era mai sottratto al processo, non aveva mai attaccato un Pubblico ministero, era rimasto sempre a cavallo della sua scopa, e sempre di apparente buonumore".

 

Non c'erano i social ma l'Italia fece pace con Moro grazie a una foto: l'immagine del vecchio rannicchiato nel bagagliaio cambiò la storia del nostro Paese. "Certo che c'erano sue foto: ne ricordo una sulla cyclette. Ma non c'era il patetico nella vita di papà, neppure come possibilità".

 

E invece ora il patetico delle adunate di Hammamet è, nel migliore dei casi, letteratura dei perdenti e mai potrebbe diventare cerimonia di riabilitazione. "Papà odiava il melodrammatico italiano" insiste Bobo che è pieno di ironia e reagisce con un "mamma mia" quando gli racconto dei seicento ex, ciascuno inseguito da un pezzo di sé di cui non riesce a liberarsi, l'ex sindaco di Rieti, l'ex assessore al traffico...

craxi

 

A 72 anni c'è Paolo Lombardo di Enna, per esempio, che ha deciso di non votare più: "Pd no, grillini no, Berlusconi no, Renzi no, Salvini no, Meloni no". E Pasqualina dell'Aquila: "I compagni mi escludevano dal direttivo e allora per far valere i miei diritti feci un telegramma a Craxi". In quasi tutti ci sono ironia, dignità e simpatia: "Mi chiamo Olivo, davvero, non è uno scherzo e sono un socialista di sinistra".

 

C'è pure, ma è poca cosa, la coreografia grottesca della combriccola della "dissimulazione onesta" con i vari Davide Faraone, Giggino a Purpetta, Luigi Bisignani... Ma non credete a chi vi racconta di Hammamet come il laboratorio del lazzaronismo, una sorta di Venezuela d'Italia, la fortezza dei descamisados con l'esuberanza gogoliana, la panza e l'effervescenza.

 

Sono arrivati venerdì e ripartono domani, in nave, in aereo+pullman - il pacchetto Craxi era 400 euro, tutto compreso - per proteggere il Comandante, come fosse un cadavere assopito. E si capisce che invece lo imprigionano di più ad Hammamet che, nella geografia italiana, è l'Altrove della fine del sistema e non certo l'Altrove di Bengodi come Santo Domingo, il Kenya, il Libano, Montecarlo, i paradisi fiscali... Nella mappa che, direbbe Benjamin, è il curriculum vitae di Craxi, Hammamet è il luogo-rifugio dove è morta la politica che cercava di annullare le ragioni della giustizia.

 

stefania craxi 20 anni dalla morte ad hammamet

E infatti il paesaggio è quello di Reggio Calabria e della provincia di Agrigento, le spiagge di sabbia gialla sono identiche a quelle di Montalbano, qui si nuota nella stessa acqua di cielo di Punta Secca e di Marinella, e l'edilizia prevalente è il "non finito". Anche gli ulivi sono l'intreccio di tre tronchi e la scorza dell'albero arabo-siculo è la stessa della faccia del bravo e simpatico Moez Mrad, sindaco di Hammamet che, piccolo e rotondo, è tale e quale Catarella, la maschera buona del Giufà di Montalbano, quello che pare stupido ma è invece il solo che sa usare il computer. Il sindaco ha pure i baffi che sono quelli del commissario Montalbano, ma solo nel romanzo: i baffi del gatto meridionale alla D'Alema.

 

Nella prima delle cerimonie, Mrad-Catarella ha ricevuto Stefania e ha onorato il ricordo di Bettino, a cui, mi raccontano sulla terrazza del bar "La Medina" bevendo thè alla menta, "la città ha intitolato una brutta strada, una bretella di scorrimento". Mi ci faccio portare dal tassista e ritrovo la stessa tristezza delle vie della speculazione edilizia che in Italia sono state dedicate a scrittori che nessuno legge: via Panzini, via Fogazzaro, via Romagnoli, via Zanella.

stefania e anna craxi

 

Stefania ha regalato al sindaco il brutto romanzone thriller del padre, Parigi-Hammamet, pieno di spie e di complotti. Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che è socialista del Pd, al collega ha portato invece un gagliardetto rosso con la scritta: "Bergamo città dei mille" perché c'erano anche loro tra i ragazzi che fecero l'Italia insieme ai terroni di Garinei e Giovannini: "il Borbone se la squaglia,/abbiam vinto la battaglia... noi che siamo solo in tre / tre briganti e tre somari / solo in tre".

 

E parte la raffica degli aneddoti sul Craxi-Garibaldi, prototipo italiano dell'uomo della provvidenza, socialista in poncho. Ma la verità su Craxi non sta ad Hammamet così come la verità su Crispi non è quella del figlio dissoluto e della moglie fedifraga. E la verità di Giolitti non è solo lo scandalo della Banca Romana.

 

pierfrancesco favino nei panni di bettino craxi in hammamet

Tutti qui sanno che Craxi usava i soldi, spesso in contanti, per concimare il mondo, e nei vicoli di Hammamet lo raccontano come un generoso uomo d'affari che faceva costruire scuole e strade. Stefania mostra la casa che è bella senza gli eccessi del lusso. Anche lei sa che Craxi governava un immenso patrimonio in nero, vale a dire i fondi del finanziamento occulto della politica, ma è vero che nessuno in famiglia faceva la vita del nababbo, a partire dallo stesso Bettino.

 

Non finirà mai il dibattito sui soldi e la politica, ma "Craxi gestiva personalmente un tesoro e certo era lui stesso a segnare il confine tra il danaro per sé e quello per il partito e, più in generale, per la politica" ammettono ormai Cicchitto, Signorile, Di Donato... e tutti gli altri. E c'è qui un Ugo Intini che non ti aspetti, perché esibisce i capelli neri, piccolo e simpatico dettaglio di vanità nel vecchio socialista tutto d'un pezzo.

 

silvio berlusconi anna craxi e tarak ben ammar in tunisia nel 1984

Ma in faccia ai cortigiani di allora, vale di più la fierezza di Carlo, l'elettricista di Cologno Monzese, ex tenente dell'esercito, socialista "da quando sono nato, 80 anni fa, a Catania, in via Etnea numero 1". Dice: "minchia, signor tenente, i soldi l'hanno fregato perché era un corruttore e non un corrotto: i veri potenti provano disprezzo per i quattrini, li considerano come il letame che non serve se non è sparso".

 

C'è l'allegria un po' amara della scampagnata ("cantiamo tutto, ma "Bella ciao" no"), e ovviamente c'è la Messa nella piccola chiesa cattolica che è tutta bianca a pianta circolare. Il parroco, un salesiano ("Craxi studiò dai salesiani" racconta la vedova) dice - anche lui - che "Bettino è vivo".

 

Al cimitero, pur senza il grottesco dei fascisti a Predappio c'è la stessa idea del corpo morto che simboleggia l'indefettibilità della giustizia fanatica, del capo idolatrato che ancora spunta rendite politiche, ma solo a destra.

 

Secondo questa destra infatti la colpa sarebbe tutta della sinistra che non è venuta ad Hammamet, che si rifiuta, perché, molto giustamente, non crede che per studiare meglio la Storia serva gettare garofani sulla tomba che Bettino volle "orientata verso l'Italia". E ovviamente la famiglia inorridisce davanti ai progetti di trafugare la salma, e portarla in barca in Sicilia o in Liguria, immaginati dal nuovo Psi e dal suo nuovissimo segretario, di cui nessuno ricorda il nome.

 

BETTINO CRAXI AD HAMMAMET

Anche il mio amico elettricista è andato sulla tomba, ma per dire a Bettino che "neanche sottoterra il sonno promesso è sicuro". Cercano in lui la forza e il carisma. Pensano che il simulacro esanime possegga quei valori vitali che loro non riescono più ad avere. Anche Martelli, che si è di nuovo sposato ("cinque matrimoni e un funerale" è la battuta dei compagni socialisti) e gli ha appena dedicato il libro "L'antipatico", l'ennesimo risarcimento al suo senso di colpa, visto che "era il solo al quale era permesso - disse Anna Craxi - di aprire il frigorifero di casa". Martelli sa bene che l'antipatia italiana è stata una specie di lievito del progresso. Antipatici furono Longanesi a destra e Feltrinelli a sinistra.

 

Tutto il nostro umanesimo è pieno di antipatici sublimi, da Torquato Tasso ad Alberto Moravia. E nella politica furono antipatici, tra gli altri, Aldo Moro, Palmiro Togliatti... Un italiano antipatico, che è stato adorato dal popolo, era padre Pio che spesso cacciava via i penitenti facendoli addirittura piangere: "Andatevene, sepolcri imbiancati!". E quelli scappavano mortificati e tuttavia fortificati nella fede. E Craxi? Ecco che scoppia di nuovo la rissa dei due corni: antipatico o arrogante? Ma c'è pure chi si sottrae alle mie provocazioni perché "i giornali sono stati i nostri carnefici". Me lo merito?

bettino craxi 1

 

Solo l'amore della città per la famiglia Craxi fece riaprire nella Tunisia musulmana il piccolo e affascinante cimitero cattolico, piccolo, appena una striscia fiorita, proprio accanto a quello arabo con muri a secco, pietra bianca, niente monumenti, c'è solo una malandata cappella senza nome. "Non era credente, papà, ma di sicuro era catturato e affascinato dal rito". La più sana è la vedova, la signora Anna che, sorridente, accogliendoci tutti a casa dice a 86 anni: "In quella terra c'è il posto anche per me, e forse sono in ritardo". Ogni domenica guarda il Papa in tv che è il suo modo di pregare per Craxi: "A modo mio sono credente". Stefania aggiunge: "Pure io, ma solo perché voglio andare all'Inferno, dove sono sicura che ritroverò qualcuno".

 

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