lamberto dini

NON CHIAMATEMI RIBALTONE - LAMBERTO DINI: ''IO COME CONTE? ERO UNA RISERVA DELLA REPUBBLICA. LUI È UN AVVOCATO DELLO STUDIO ALPA. POI HA FATTO ALTRE COSE, ANCHE SE NON TUTTO CIÒ CHE AVEVA INSERITO NEL SUO CURRICULUM - SALVINI È STATO FATTO FUORI, E NON HA AVUTO LE STESSE CONCESSIONI DALL'EUROPA CHE AVRÀ IL NUOVO GOVERNO, PERCHÉ I SUOI CONSIGLIERI COME BORGHI VOLEVANO L'USCITA DALL'EURO - RENZI AVEVA SBAGLIATO MA ORA...''

 

Alessandro Giuli per ''Libero Quotidiano''

 

Dalla vetta dei suoi 88 anni, Lamberto Dini guarda al ribaltone giallorosso come a una svolta necessaria per l' Europa e benedetta dall' alto dei cieli finanziari. Anzi, nemmeno vuole chiamarlo "ribaltone", lui che passa per essere il tecnocrate che ha capovolto la maggioranza berlusconiana nel 1995, entrando a Palazzo Chigi al posto del Cavaliere sfiduciato da Umberto Bossi.

silvio berlusconi lamberto dini

 

«Non mi riconosco nella definizione di "premier del ribaltone". Io ero una riserva della Repubblica che veniva dalle istituzioni. Quando mi hanno chiesto di entrare nel governo Berlusconi come ministro del Tesoro, lavoravo come direttore generale della Banca d' Italia da 15 anni. Poi ho dovuto gestire da Palazzo Chigi un periodo di transizione tra una legislatura e l' altra e l' ho fatto come servitore dello Stato».

 

Possiamo considerare Giuseppe Conte un suo epigono?

«Abbiamo formazioni diverse. Lui è un giovane avvocato che viene dallo studio Alpa. Poi ha fatto altre cose, anche se non tutto ciò che aveva inserito nel suo curriculum, nel 2018, rispondeva a verità. Comunque è stato scelto dai Cinque Stelle come persona terza, che non aveva mai fatto politica».

 

Non ha brillato molto nel governo gialloverde.

lamberto dini

«Era stretto nella morsa dei due vice premier. Molto schiacciato. Poi, con la crisi provocata da Matteo Salvini, Conte ha potuto mostrare le sue qualità. Ma già si era rivelato un ottimo negoziatore con Bruxelles, riuscendo a scongiurare due procedure d' infrazione da parte della Commissione. E malgrado i pessimi rapporti tra Salvini e l' Europa».

 

Lo stesso Salvini che gli ha poi regalato la grande ribalta.

«Quando il leader leghista ha minacciato la mozione di sfiducia a Conte, il premier ha risposto in Senato con un discorso in cui ha mostrato grande coraggio e altrettanta capacità politica».

 

Ma aveva governato 14 mesi con Salvini! Il suo non è stato un saggio di trasformismo?

«Assolutamente no! Le due formazioni che si erano combattute nelle precedenti elezioni politiche, Partito democratico e Movimento Cinque Stelle, erano e sono a maggior ragione adesso meno lontane fra loro rispetto ai contraenti della coalizione gialloverde».

LAMBERTO DINI A PORTA PORTESE

 

Era più naturale che si alleassero dopo il voto del marzo 2018.

«Esatto, ma allora l' ostruzione di Matteo Renzi fu disastrosa. In questa occasione, invece, la sua apertura a una maggioranza con i Cinque stelle è stata non soltanto legittima sotto il profilo costituzionale, ma anche intelligentissima e vincente. Da liberaldemocratico, dico che Renzi ha salvato l' Italia dal governo di estrema destra che avremmo dovuto subire in caso di voto anticipato».

 

Lo dice da uomo di establishment europeo. Ora l' Europa sarà più benevola con l' Italia?

«Certo. La politica di Salvini prevedeva una manovra di 50 miliardi per finanziare in deficit la flat tax e altri provvedimenti, accrescendo a dismisura disavanzo e debito pubblico».

 

Non trova paradossale che adesso l' Unione europea possa concedere all' Italia quella flessibilità prima negata ai gialloverdi?

«No, perché l' intendimento di Salvini era portare l' Italia fuori dall' euro: un disegno dichiarato apertamente, in piena crisi, dal suo consigliere economico Claudio Borghi e fortunatamente evitato. Anche il Pd renziano in passato aveva beneficiato di una certa flessibilità, ma questo perché Renzi ha sempre avuto un indirizzo europeista e pro euro.

lamberto dini

 

Conte potrà fare altro debito?

«Ci sarà consentito di fare una manovra espansiva entro certi limiti poiché è nell' interesse di un' Europa a bassissimo tasso di crescita, come dimostrano i guai della Germania.

L' Ue non insisterà a chiederci ulteriori riduzioni del disavanzo, sarà relativamente accomodante con noi perché siamo pienamente tornati nel consesso europeo».

 

Sta dicendo che Salvini poteva sfruttare la congiuntura e invece ha spaventato l' Europa?

«Sì. Probabilmente era l' occasione favorevole per ottenere concessioni importanti, ma non certo per chi minaccia un' uscita dall' euro. Berlino dovrà stimolare la domanda interna per rilanciare la crescita economica, sarebbe il momento per cogliere con lungimiranza la necessità di finanziare investimenti pubblici continentali tramite eurobond e dare capacità finanziaria all' Europa».

donatella e lamberto dini

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un ruolo importante nella battaglia anti sovranista vinta grazie ai Cinque stelle. Li ripagherà accogliendoli nel suo eurogruppo? I Verdi hanno già chiuso le porte

«Questo non lo so. Ma dobbiamo riconoscere che i Cinque stelle avevano già azzeccato la mossa giusta sostenendo Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione. Oggi i seguaci di Grillo si stanno collocando in un' ottica europeista e potrebbero essere accolti relativamente bene».

 

Quanto ha contato il rapporto di Salvini con Mosca, nella torsione che lo ha condotto a inimicarsi l' Europa, forse anche la Casa Bianca, e poi all' opposizione?

«Certamente rimane ancora oscura la vicenda denominata 'Russia Gate'. A causa del suo atteggiamento equivoco, Salvini si è giocato il sostegno degli Stati Uniti che a un certo punto hanno cominciato a guardare a lui con molta preoccupazione.

Non mi sorprende che ora gli Usa siano apertamente favorevoli a questo governo, con giudizi tanto positivi su Conte».

 

giuseppe conte contro salvini in senato

Detto da lei, che non è mai stato un campione di russofobia

«Io ero d' accordo con la posizione di Renzi, quando era presidente del Consiglio: l' Italia è penalizzata dalle sanzioni economiche contro la Russia volute dagli Stati Uniti e pagate in larga parte da noi. Il nostro interesse è avere buoni rapporti con Mosca e Renzi muoveva in quella direzione. Ma se non c' è consenso in Europa, non possiamo andare da soli. Infatti ci siamo accodati e continueremo ad accodarci al giudizio della maggioranza europea».

 

Non pensa che il nuovo governo rischia di alimentare nuovamente il consenso di Salvini con provvedimenti choc sull' immigrazione, dallo ius soli all' apertura indiscriminata ai richiedenti asilo?

matteo salvini claudio borghi

«Auspico che i nuovi governanti non prendano posizione estreme. Lasciar morire la gente sui barconi no, mai. Ma ritengo che anche il nuovo ministro dell' Interno, il prefetto Lamorgese, sarà prudente, non spalancherà i porti e s' impegnerà a ricercare un tipo di accoglienza compatibile con le nostre possibilità. Per l' Italia il problema migratorio resta centrale: il nuovo governo dovrà battersi per una revisione degli accordi di Dublino e per una politica europea di redistribuzione. Non mi aspetto una politica dell' accoglienza sguaiata.

 

Non dimentichiamoci che Salvini ha ottenuto grandi consensi alle europee grazie alle sue politiche securitarie: la gente è ancora spaventata dall' immigrazione e ha gradito i decreti sulla sicurezza così come la legge sulla legittima difesa».

 

Anche lei crede ai sondaggi che danno la Lega in calo?

MATTEO SALVINI CLAUDIO BORGHI 2

«Salvini farà le sue manifestazioni in piazza, ma se il governo governerà in modo decente la Lega è destinata a ridimensionarsi. Anche perché le grandi e piccole imprese del nord sono fortemente pro Europa».

 

Ha vinto il partito dello spread. La comunità finanziaria stappa champagne.

«La comunità finanziaria è a favore del nuovo governo. Il leghista Borghi diceva che le oscillazioni dello spread dipendevano soltanto dai movimenti della Banca centrale europea; il calo dello spread sta invece dimostrando che quelle impennate dipendevano dalle parole del signor Borghi, in quanto esponente titolato del secondo partito di governo».

 

Finché la destra salviniana era al potere si respirava un clima da guerra civile. Ora che il Pd governa di nuovo l' Italia, Nicola Zingaretti parla di pacificazione nazionale

 «Il governo Berlusconi del quale ho fatto parte e i successivi governi berlusconiani non erano troppo malvisti: non eravamo incendiari, eravamo un centrodestra di moderati».

 

zingaretti renzi

Ma non può negare che anche contro il Cavaliere si mise in moto la macchinina della delegittimazione culturale e politica.

«In parte è vero: anche Berlusconi fu vittima di un conflitto durissimo e di manovre tese a delegittimarlo. Non è giusto, però fa parte della dialettica e della narrativa politica: noi siamo angeli, voi siete il diavolo. Ma la cosa essenziale, come ha ricordato più volte il presidente Sergio Mattarella, è governare rispettando i grandi impegni in Europa e in Occidente, e difendendo il risparmio degli italiani. Noi, a differenza di Salvini, siamo sempre rimasti nel giusto perimetro».

 

Con questi presupposti, la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale?

«Sì. Non riesco a vedere grosse o insormontabili contraddizioni tra Pd e Cinque stelle. Sono due forze che guardano a sinistra. E poi conta molto che il governo sia nato con il sostegno non richiesto, ma ottenuto, dell' Europa e degli Stati Uniti. Saranno anche loro a temperare eventuali pulsioni estremiste. O almeno me lo auguro, per il bene del paese».

 

 

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...