manfred weber silvio berlusconi antonio tajani

ORA CHE "FORZA ITALIA" HA FATTO CADERE IL GOVERNO PIÙ EUROPEISTA DELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE, SARÀ ESPULSO DAL PPE? – LE POCHE MENTI PENSANTI RIMASTE DENTRO AL PARTITO DI BERLUSCONI TEMONO CHE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO LI ACCOMPAGNI ALLA PORTA. PER ORA SEGNALI NON CE NE SONO. ANZI, IL TEDESCO MANFRED WEBER, PRESIDENTE DEL PARTITO, ESPRIME SOLIDARIETÀ: “L’UE HA BISOGNO DI UN GOVERNO DI CENTRODESTRA STABILE A ROMA”. VEDREMO SE LA PENSERÀ ANCORA COSÌ QUANDO IL PUTINIANO SALVINI E L'ORBANIANA MELONI STREPITERANNO CONTRO BRUXELLES…

1 - WEBER, UE HA BISOGNO DI STABILE GOVERNO CENTRODESTRA A ROMA

Estratto da www.ilmessaggero.it

 

BERLUSCONI WEBER

"Grazie Mario Draghi. Dopo che i 5 Stelle hanno votato contro il governo era impossibile continuare con loro. Ora spetta agli elettori decidere il prima possibile. L'Europa ha bisogno di un governo di centrodestra stabile a Roma. Forza Italia rimarrà una forza europeista e il Ppe sarà al suo fianco". Così via Twitter il presidente e capogruppo all'Eurocamera del Partito popolare europeo, Manfred Weber. […]

 

2 - LETTA A WEBER (PPE): NON SEI INFORMATO, IL KILLER GOVERNO DRAGHI È FI

tajani merkel

(askanews) – “Mi dispiace Manfred Weber. Non sei ben informato. Uno dei principali killer del governo Draghi Forza Italia, membro del Ppe”. Così Enrico Letta, segretario del Pd, su twitter risponde al presidente del Ppe che in un precedente tweet aveva accusato il M5s della caduta dell’esecutivo italiano.

 

3 - I TRE FEDELISSIMI CHE VANNO VIA E FORZA ITALIA MUORE UN PO'

Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

 

RENATO BRUNETTA MARIASTELLA GELMINI

Galeotto fu lo Xanax e ingrato quel telefono che d'improvviso si è fatto muto perfino per Mara, per Mariastella, per Renato. Vanno via, addio e grazie, senza rancore. Lasciano Forza Italia gli unici tre ministri sui quali Silvio Berlusconi ha potuto contare in questa controversa esperienza di governo lunga un anno e mezzo.

 

Lo abbandonano i fedelissimi che non lo hanno mai tradito, nemmeno negli anni del voltafaccia di Angelino Alfano. «Quei tre ormai fanno di testa loro», diceva di Carfagna, Gelmini, di Brunetta il Cavaliere che - a volerla dire tutta - non si è mai sentito del tutto a proprio agio sotto il tetto di Mario Draghi.

MANFRED WEBER SILVIO BERLUSCONI ANTONIO TAJANI

 

Hanno fatto di testa loro anche ieri, quei tre. Una volta per tutte. Col loro addio muore un po' Forza Italia, perché non può esisterne una sovranista. Sarebbe un ossimoro.

I ministri escono ma non sbattono la porta, ringraziano perfino l'anziano leader che ha augurato loro di «riposare in pace».

 

Lo hanno dovuto fare perché in quel che resta del vecchio partito non si riconoscevano più. Altro che valori liberali, altro che europeismo, altro che popolarismo. Nel Berlusconi versione 2022 c'è ormai il nano-populismo al servizio di Salvini e Meloni, i cadetti diventati ormai grandi. Troppo ingombranti.

 

ANGELA MERKEL LICIA RONZULLI SILVIO BERLUSCONI

Gelmini e Carfagna due volte ministre, colonne dei governi rampanti degli anni Duemila. Il professore veneziano del Cnel aiutava Paolo Del Debbio nella stesura del programma del 1994: europarlamentare, due volte ministro anche lui, parlamentare per un quarto di secolo, capogruppo alla Camera.

 

«Silvio ci augura di riposare in pace, io gli auguro invece lunga vita, col solo auspicio che non sia feroce e rancorosa, soprattutto nei confronti degli amici - racconta Brunetta, la voce che in serata è quasi rotta dall'emozione - Silvio ha perso il suo grande tocco magico: leggeva nell'animo delle persone.

 

RENATO BRUNETTA MARA CARFAGNA MARIASTELLA GELMINI

Non è più capace di farlo, ha perso lucidità. Che peccato. Una reazione così brutale e scomposta si giustifica solo con la consapevolezza che col nostro addio abbiamo colpito nel segno. Io comunque gli voglio bene - conclude l'amico di una vita - e mi spiace che sia finita così».

 

Lo lasciano da solo, Berlusconi, lì dentro, nello scatolone ormai vuoto. Così leggero e inconsistente - i consensi ridotti al 7-8 per cento - da consentire a Matteo Salvini da qui a qualche settimana di prenderlo, sollevarlo in scioltezza e portarlo via. Nascerà una nuova cosa in cui il Cavaliere e una cerchia ormai strettissima, inevitabilmente, dovrà confluire. Sarà la sponda italiana dell'Europa di Viktor Orbán, quella che insomma sì, Putin avrà delle responsabilità nella guerra ma sarà meglio disarmare gli ucraini.

 

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

La Nato, certo, ma dialoghiamo anche con la Russia. Una roba "italianista" al servizio dell'aspirante futura premier, la leader del fu centrodestra e oggi destra-destra, Giorgia Meloni. Addio Ursula, ciao ciao Weber. La Merkel è un lontano ricordo.

 

Lo spettro che si aggira già tra i pochi e confusi rimasti alla corte del Cavaliere è quello della fuoriuscita dal Ppe. Magari non l'espulsione ma essere accompagnati un po' alla porta, come avvenuto proprio con Orbán poco tempo fa. Complici i compagni di viaggio della nuova avventura. A Bruxelles si faranno qualche domanda e infine si daranno una risposta.

SILVIO BERLUSCONI E MANFRED WEBER

 

Quanta amarezza confessano Gelmini, Carfagna, Brunetta, per quelle chiavi di Villa Grande e di un'intera vita politica consegnate nelle mani della plenipotenziaria Licia Ronzulli. In queste settimane, a conti fatti, Salvini e la Lega sono apparsi perfino più democratici: «Lì almeno durante la crisi si riunivano i gruppi, il leader parlava coi dirigenti, con gli amministratori». Alla corte di Arcore in trasferta sull'Appia, niente.

SALVINI PUTIN

 

Solo pranzi e pere cotte a beneficio di qualche scatto con Salvini. Che faranno da grande i tre e tutti i moderati in uscita da Forza Italia? «Porteremo i valori del Ppe al quale noi rimaniamo iscritti e quelli del popolarismo, dell'atlantismo e dell'europeismo nel giusto alveo, che non può essere quello della destra», sono ancora parole di Brunetta a nome della compagine (ex) governativa.

 

L'obiettivo è quel rassemblement repubblicano che metta insieme le culture liberala, cattolica popolare e riformatrice socialdemocratica. «Dialogheremo con i liberi e forti », esagerano alludendo all'appello del Partito popolare del 1919. Insomma, tratteranno con tutto quel che si muove al centro - da Calenda a Di Maio, da Renzi a Toti - e che non si riconoscerà nella destra sovranista e populista di Meloni e Salvini con l'appendice berlusconiana.

 

tajani merkel

Per dire come va ora di là: "Giorgia" dopo la crisi vuole vedere sì gli alleati vassalli, ma ha fatto già sapere che non avverrà mai a Villa Grande. Del resto, è cambiata padrona di casa nella coalizione. La nuova punta a trasferirsi a Palazzo Chigi da qui a dieci settimane. Ci vorrà tanto Xanax per tutti.

 

Lo spettro che si aggira già tra i pochi e confusi rimasti alla corte del Cavaliere in trasferta sull'Appia è quello della fuoriuscita dal Ppe In gruppo Leghisti e forzisti in una foto di gruppo al termine di un vertice dello scorso ottobre.

Ultimi Dagoreport

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...