giuseppe conte luigi di maio mario draghi

LA PAGLIACCIATA DI CONTE: UNA CRISI AL BUIO PER COSA? ALLA FINE LE VITTIME DELLE MANOVRE LISERGICHE DELLA POCHETTE, CHE FA VENIRE GIU’ IL GOVERNO SUL TERMOVALORIZZATORE DI ROMA, SONO I 5 STELLE – IN CASO DI VOTO ANTICIPATO, IL FLOP ALLE URNE E’ ASSICURATO: IL MOVIMENTO E’ DATO SOTTO IL 10%. INTANTO IL M5s CONTINUA A PERDERE PEZZI. LA SENATRICE CINZIA LEONE PASSA CON DI MAIO (CHE SPARA A ZERO CONTRO CONTE). SI PARLA DI ALTRE 8 USCITE TRA CUI IL MINISTRO D’INCA’ E CANCELLERI SE NON VERRA’ CANDIDATO PER LA REGIONE SICILIA

Andrea Bulleri per il Messaggero

 

CONTE M5S

Un silenzio assordante. Gelo nelle chat, zero post sui social, bocche cucite di fronte ai microfoni. Almeno fino all'ennesima riunione del consiglio nazionale, il vertice ristretto dei colonnelli grillini convocato da Giuseppe Conte alle 8 di sera. La notizia delle dimissioni di Mario Draghi piomba come un fulmine a ciel sereno nel Movimento. E tra deputati e senatori M5S produce la stessa reazione di chi, a un passo dal tagliare il traguardo, si vede superare in volata dall'avversario che considerava già fuori partita.

 

(...)

 

Qualcuno, dalle parti dei dimaiani, si mette a fare i conti in tasca agli ex colleghi: «Otto-nove mesi di stipendio in meno, più 15 mila euro a testa per riscattare quello che manca per arrivare alla pensione, se la legislatura finisse prima del 24 settembre... Alcuni di loro è il commento affilato si saranno già pentito di non aver votato la fiducia». Anche perché i sondaggi sono tutt' altro che ottimistici: in caso di voto, il Movimento raggranellerebbe circa il 10 per cento dei consensi. «Sperano in 9 mesi di campagna elettorale per risalire» attacca Luigi Di Maio. Che contro l'ex leader è un fiume in piena: «I dirigenti M5S pianificavano da mesi l'apertura della crisi affonda. Quello ormai non è più il Movimento, ma il partito di Conte».

 

giuseppe conte all assemblea congiunta dei parlamentari m5s

LA PISTOLA L'irritazione corre anche tra le colombe grilline, per i modi e i tempi con cui si è arrivati alla rottura. Per quella «pistola di Sarajevo», come l'aveva definita Enrico Letta, che con un singolo sparo innesca conseguenze imprevedibili. Tra chi invece rivendica lo strappo c'è il vice capogruppo Gianluca Ferrara: «In molti pensavano che alla fine avremmo ceduto. Non è andata così. Sui nostri 9 punti non abbiamo avuto risposta». Mentre Gianluca Castaldi, altro senatore barricadero, arrivando a Campo Marzio per il consiglio nazionale della sera lancia sorrisi e baci ai giornalisti.

GIUSEPPE CONTE

 

È il clima che prevale, nel Movimento. Perché ormai il dado è tratto, e tornare indietro non si può. «Calma e sangue freddo», è la linea ufficiale dopo le dimissioni del premier. «Vediamo che farà Draghi mercoledì. Se il governo va avanti è il ragionamento conteremo più di prima. Se invece continuano senza di noi, si consegnano alla Lega». E se invece si va dritti alle urne? Eccola, la grande paura che gela l'allegria di naufragi della vittoria.

 

 

IL MOVIMENTO PERDE PEZZI: UNA SENATRICE CON DI MAIO VOCI SU NUOVI TRANSFUGHI

Caris Vanghetti per il Messaggero

 

giuseppe conte giovanni carlo cancelleri foto di bacco

L'uscita dal Senato dei senatori del M5S ha provocato una grave frattura nei gruppi parlamentari grillini ma la valanga attesa da molti non è destinata a staccarsi nell'immediato futuro. Gli effetti più significativi si vedranno solo a partire dalle prossime settimane e ci vorranno mesi perché il processo si compia. Anche se ieri c'è già stato un primo addio al Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama. La senatrice Cinzia Leone, al Foglio, ha spiegato di sentirsi «delusa da Conte» e di essere «frustrata dalle politiche del mio ex partito». Per questo la Leone ha annunciato di volersi iscrivere al parlamentare di Luigi Di Maio (Insieme per il Futuro).

giovanni carlo cancelleri sottosegretario infrastrutture foto di bacco (3)

 

I MALPANCISTI Nei giorni scorsi si era parlato di altri 7 o 8 senatori pronti a lasciare il gruppo dei pentastellati e, in questo caso, ciò che stupisce è che tra questi ci siano non solo i nomi di parlamentari al secondo mandato (e quindi non ricandidabili secondo le regole di Beppe Grillo) come Sergio Puglia, ma anche di neo eletti come Angela Anna Bruna Piarulli, che potrebbero avere la possibilità di essere ricandidati. E questo significa che il malcontento nel partito di Giuseppe Conte è dilagante e, lo è a tutti i livelli.

 

Infatti, le linee di frattura che l'ex premier pentastellato deve tenere sotto controllo sono diverse. A meno che il vero obiettivo di Conte (o di Grillo) non sia quello di favorire il dimagrimento numerico dei parlamentari grillini per aver un miglior controllo delle truppe, oltre che per avere più posti sicuri in lista da assegnare ai fedelissimi dell'ex premier.

CINZIA LEONE

 

I pericoli per Conte sono molteplici. Il primo è lo stop di Grillo alle deroghe per consentire la ricandidatura dei parlamentari che hanno già fatto due mandati, e tra questi ci sono nomi di peso come il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, il ministro per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, che prima ha detto a Conte di essere contrario all'idea di far disertare ai senatori pentastellati il voto in Senato e poi ha provato in tutti i modi a convincere il presidente del Consiglio a non porre la questione di fiducia sul decreto Aiuti.

 

(...)

D INCA CONTE

IL FATTORE SICILIA L'altro elemento critico per la tenuta dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle è rappresentato dal risultato delle elezioni regionali in Sicilia del prossimo novembre. In questo caso se non dovesse arrivare il via libera di Conte alla candidatura di Giancarlo Cancelleri (anche lui al secondo mandato) per tentare la scalata alla guida della Regione, i parlamentari vicini al leader siciliano, inclusi i consiglieri regionali, potrebbero decidere di cambiare gruppi parlamentari alla Camera, al Senato e in Sicilia.

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI MEMEgiuseppe conte al supermercato

 

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO