beppe grillo luigi di maio nicola zingaretti

PATTA APERTA AL NUOVO PATTO ZINGA-DI MAIO-RENZI – PER GRILLO È L'UNICO MODO PER FERMARE LA VITTORIA DELLA DESTRA ALLE REGIONALI ED EVITARE QUINDI IL TRACOLLO DEL GOVERNO CONTE E LO SFARINAMENTO DEL M5S – PER DI MAIO DI MAIO È ANCHE L'UNICA OPZIONE PER RICONQUISTARE LA LEADERSHIP GRILLINA – IL PATTO VALE FINO ALLE REGIONALI: CON LA PERDITA DELLA TOSCANA O DELLA PUGLIA, SALTEREBBE TUTTO. CONTE COMPRESO...

Claudio Tito per “la Repubblica”

 

conte di maio grillo casaleggio

Manca solo l' ultimo passaggio. Il più importante. Il risultato del voto sulla piattaforma Rousseau. E quindi il via libera dei militanti grillini. Ma la scelta dei leader è già compiuta. Si tratta di un patto, costruito segretamente nelle ultime settimane. Un accordo con un unico obiettivo: trasformare l' alleanza di governo tra M5S e Pd in una coalizione politica ed elettorale.

 

Riportare il sistema dei partiti su un modello bipolare: centrodestra e centrosinistra. Una rivoluzione per i pentastellati, una scommessa per i democratici. Ma di fatto l' unico, vero approdo possibile dopo la nascita del governo Conte2.

 

NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLA

E i protagonisti di questo "contratto" sono quattro: Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Matteo Renzi. Che negli ultimi 15 giorni si sono sentiti e chiamati ripetutamente.

Gli iscritti al Movimento, infatti, stanno votando non solo per dare la chance alla Sindaca Virginia Raggi di candidarsi per un terzo mandato da consigliere comunale.

 

Ma soprattutto sulla possibilità che il Movimento sottoscriva alleanze non solo con liste civiche ma anche con partiti tradizionali. La ricandidatura della prima cittadina di Roma ha così impresso una accelerazione (ma lei non rientrerà nel costituendo patto: nei comuni c' è il doppio turno e a Roma Pd e M5S convergeranno solo alla seconda votazione).

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO ANGELA MERKEL BY OSHO

 

Già nelle settimane scorse il "fondatore" dei Cinque Stelle, Beppe Grillo, si era speso con il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, per arrivare ad una soluzione del genere. L' ex comico lo considera l' unico strumento per "battere" o "fermare" la destra. Sia essa di Salvini o di Meloni.

 

Aveva fatto sapere di essere persino pronto, nel caso in cui non si chiudesse un compromesse in tutte le regioni chiamate al voto a settembre, a lanciare un appello per votare con l' obiettivo di non far prevalere la Lega o Fratelli d' Italia. E quella carta è ancora nelle sue mani.

 

grillo di maio

Ora, però, lo scenario sta cambiando quasi del tutto. Al punto che potrebbe non esserci bisogno di uscita pubblica di Grillo. In questa metamorfosi si stanno in primo luogo sostituendo alcuni interlocutori. A cominciare dal premier.

 

Il motivo? Proprio gli ultimi passaggi gestiti dal capo del governo, quelli sulle alleanze e sulla riforma elettorale, non hanno prodotto risultati. Il Pd non lo considera più garante della nuova legge proporzionale che era alla base del programma su cui un anno fa si è formato l' esecutivo. Si è indebolito nel rapporto con le forze che lo sostengono.

 

SALVINI DI MAIO ZINGARETTI MATTARELLA

I Democratici non hanno nascosto nelle ultime settimane di considerare un vulnus aver rinviato l' approvazione della riforma a settembre. E ancora di più è una ferita sapere che il sì della Camera difficilmente ci sarà prima del referendum sul taglio dei parlamentari.

Ma c' è un altro aspetto. Che forse è persino più profondo.

 

Chi guida la transizione dell' M5S da Movimento di protesta "solitaria" a soggetto spendibile in coalizioni, di fatto si candida a guidarlo. Il ministro degli Esteri, dopo essersi dimesso da capo politico, ha capito dopo qualche mese che la prospettiva di un patto con il Pd è l' unica praticabile. Ed è anche l' unica opzione sul tavolo per riconquistare la leadership grillina.

 

sergio mattarella luigi di maio

Di Maio inizia a fare affidamento sulla circostanza che molti pentastellati interpretino le mosse di Conte troppo imparziali rispetto al Movimento e soprattutto troppo autoriferite. Come se ci fosse un disegno costruito sulla sua figura e non su quella del Movimento. La guerra sotterranea tra Di Maio e Conte, dunque, ora si sta combattendo anche su questo piano.

 

Resta il fatto che dopo il via libera in Europa al Recovery Fund, si è aperta una prospettiva nuova nella maggioranza. L' occasione di gestire oltre duecento miliardi di euro in tre anni obbliga tutti i partner del governo a individuare nuove forme di convivenza e nuovi percorsi che possano portare almeno fino al 2022 con un equilibrio interno diverso rispetto a quello creato nel 2019.

 

tvboy opera conte di maio zingaretti renzi

Una strada del genere ha un "bersaglio" che non è dichiarato esplicitamente ma lo è implicitamente: il Quirinale. Perché il settennato di Sergio Mattarella si chiude a gennaio del 2022.

 

Da fine luglio, quindi, i contatti tra il segretario Pd, il fondatore dell' M5S, il titolare della Farnesina e il leader di Italia Viva si sono intensificati. L' elemento su cui tutti i protagonisti non scommettevano è proprio Renzi.

 

La sua disponibilita' ha sorpreso molti. Il quadro politico, del resto, lo sta mettendo in un angolo. Lo stato di salute di Iv non è esattamente perfetto. L' ex premier sa che le prossime elezioni regionali in particolare quelle in Toscana - costituiscono uno stress test vitale.

 

Ogni accordo, allora, deve essere sottoscritto prima del 20 settembre.

Se gli iscritti del Movimento seguiranno le indicazioni date ieri da Di Maio, allora, si volterà pagina. Con alcune conseguenze immediate ed alcune a lunga scadenza. La prima riguarderà la regione Marche. Lì si potrebbe siglare un' intesa Pd-M5S sul candidato governatore democratico.

 

mattarella renzi zinga di maio

La seconda toccherà la legge elettorale. Con una accelerazione dell' esame a Montecitorio e un piccolo "ritocco" alla soglia di sbarramento (dal 5 al 4).

Le altre riguarderanno gli assetti di sistema. Di fatto nasce un nuovo centrosinistra, targato Pd-M5S. Che inevitabilmente sarà chiamato a tracciare un iter che porti all' elezione del nuovo capo dello Stato e a effettuare una "verifica" sul governo Conte. La prima mossa della partita a scacchi con Palazzo Chigi, dunque, adesso è stata fatta.

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”