stefano bonaccini elly schlein

IL PD FORMATO TORTELLO (BELLO E PERDENTE?) - PER LA SEGRETERIA PD PRENDE QUOTA IL TICKET BONACCINI-SCHLEIN (PRESIDENTE E VICEPRESIDENTE DELL’EMILIA). CON L’ULTIMO SEGRETARIO PROVENIENTE DA QUELLE PARTI (BERSANI) NON E’ ANDATA BENISSIMO – LA PARTITA DELLE REGIONALI INFLUENZATA DALLE MIRE DI CONTE E DEL TERZO POLO: L'INTENZIONE DI RENZI È DI SPINGERE IL PD CONTRO UN MURO PER DARGLI IL COLPO DI GRAZIA E ANNETTERLO - BETTINI CAPISCE L’ANTIFONA E ESCLUDE DI…

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

 

ELLY SCHLEIN

Punto primo: a meno che non sia solo tattica per alzare la posta nella trattativa sulle poltrone (questa la speranza dei dem) dai primi segnali si capisce che a Carlo Calenda e a Giuseppe Conte non interessa granché vincere le regionali nel Lazio, così come in Lombardia. Mentre al Pd interessa eccome ed è pronto a lanciare una rappresaglia: «Se loro rompono l'alleanza per farci perdere le prossime regionali, li faremo uscire da tutte le giunte sui territori, vista la grande generosità con cui li abbiamo trattati», dice uno dei più alti in grado. Una minaccia che suona possibile, visto che in alcune realtà come Cosenza, «i grillini hanno un assessore senza avere consiglieri in grado di far cadere la giunta». Una misura che farebbe scoppiare dentro i 5stelle una serie di incendi sui territori difficili da domare per Conte.

 

SCHLEIN BONACCINI 5

Certo i dem vogliono costruire le alleanze, ma se questo atteggiamento di Conte e Calenda si trascina fino alle estreme conseguenze, il Pd con le spalle al muro potrebbe reagire facendo uscire da tutte le giunte i 5stelle e anche Azione, nelle realtà come il Lazio dove governa insieme a Pd e M5s. Ma nel Pd c'è chi, come Francesco Boccia, già si straccia le vesti, perché «o si va avanti con M5s e terzo polo, oppure si perde»: per questo il responsabile enti locali è convinto che alla fine con Conte si riuscirà a trovare un accordo, specie se nel congresso a tesi del Pd prevarrà l'ala «giallorossa».

 

Peccato che i buoni propositi vengano stroncati dall'alto, perché il leader di Azione dice no ai 5stelle («non saremo in coalizione con loro») e Giuseppe Conte fa sapere che non è aria di accordi, perché «la questione dell'inceneritore a Roma - dice ai suoi - ha fatto cadere un governo, ovvio che sia dirimente per il Lazio». E se Conte «non si fida di questa leadership del Pd», sarà però proprio Enrico Letta e il suo gruppo dirigente a gestire la partita delle regionali. Visto che i gazebo per decidere il nuovo segretario si apriranno alla fine di un lungo percorso congressuale, quando le urne per la scelta del presidente del Lazio saranno già chiuse.

bonaccini renzi

 

Quindi a meno di sorprese, il rebus regionali potrebbe risolversi come quello delle politiche: campo largo dei progressisti in frantumi e vittoria della destra unita. E tutto ciò malgrado le ragioni della convenienza: vincendo in coalizione, Calenda avrebbe 3 o 4 assessori capaci di incidere sulla vita di 5 milioni di cittadini, dicono i dem locali, da solo avrebbe un consigliere e basta. Idem per i 5stelle, che potrebbero spuntare richieste di ogni sorta.

 

BONACCINI

Senza contare i rapporti personali: raccontano che dei tre candidati in pectore del Pd per la carica di governatore - Alessio D'Amato, Enrico Gasbarra e il vicegovernatore Daniele Leodori - quest' ultimo pare abbia ottimi rapporti con la grillina più influente, Daniela Lombardi, favorevole all'alleanza: «Saranno le Regioni a dire la propria - sostiene lei - è giusto che la decisione arrivi dal basso verso l'alto e non viceversa»; Gasbarra e Conte pare si conoscano bene e l'assessore alla Sanità D'Amato è molto apprezzato da Calenda che lo ha elogiato pubblicamente a più riprese.

 

Punto secondo, la partita delle regionali è influenzata dalle mire nazionali di Conte e dei leader del Terzo Polo, tutti vogliosi di fare incetta dei voti dem: se l'intenzione di Renzi è di spingere il Pd alle regionali contro un muro per dargli il colpo di grazia e annetterlo, l'ala sinistra dei dem prova a stoppare l'opa ostile. Goffredo Bettini, dopo aver sentito le parole di Renzi - «ci saranno due opposizioni, una riformista con me e Calenda e una populista con Conte e quelli del Pd che amano Conte» - capisce l'antifona.

GOFFREDO BETTINI

 

Ovvero che è in corso una manovra di Renzi per far capire ai suoi ex sodali del Pd che non gli conviene restare in un partito in via di estinzione e che fanno meglio a passare subito col terzo polo. Bettini dunque si attacca al telefono con vari interlocutori e fa arrivare al leader di Azione il messaggio che lui non proporrà affatto l'uscita dal Pd e la nascita di una nuova formazione politica. Quindi non ci sarà una nuova «cosa rossa», di cui si attribuisce la paternità allo stesso Bettini in combutta con Conte: l'ideologo dem dirà la sua nel partito che ha fondato, puntando a spostarne l'asse a sinistra. Ma nel congresso, non fuori.

LETTA BETTINI BONACCINI

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?