zingaretti 33

NEL PD SI PENSA GIÀ AL DOPO-SCONFITTA - DA GORI A BONACCINI, TUTTI I NEMICI DI ZINGARETTI SCALDANO I MOTORI (DI MAIO COMPRESO) - LA COSA PIÙ AVVILENTE PER I DEM È CHE AL NAZARENO SI CONSIDERA UNA VITTORIA LA TENUTA DI TOSCANA E CAMPANIA, PUR PERDENDO MARCHE E PUGLIA. SE INVECE DOVESSE CADERE IL FORTINO, LA CAMPANIA NON BASTEREBBE: DE LUCA È TUTTO TRANNE CHE UN SOSTENITORE DI ZINGARETTI

 

1. DA DI MAIO A GORI: LA LISTA DEI NEMICI DI ZINGARETTI

Salvatore Dama per ''Libero Quotidiano''

 

Chi trama contro il Pd e contro il governo «esca allo scoperto». E dica chiaramente che «vuole andare al voto» con questo sistema e con questa legge elettorale. Nicola Zingaretti è una persona mediamente placida. Ma nelle ultime ore gli devono essere girate parecchio le scatole. Vede nemici. Nemici ovunque.

 

Nella maggioranza, ma soprattutto nel suo partito. C' è qualcuno che sta avvelenando i pozzi, che agita polemiche. Ma queste, si sfoga il segretario democratico in una lettera inviata a Repubblica, rischiano di mettere a repentaglio la tenuta dell' esecutivo stesso.

NICOLA ZINGARETTI A MILANO

I problemi sono tanti: la riapertura delle scuole, la crisi economica, la gestione dei fondi europei, l' immigrazione. E il turno elettorale del 20 e 21 Settembre potrebbe essere l' occasione utile agli avversari interni di Zinga per presentare il conto. Specie se le Regionali dovessero andare come indicano i sondaggi.

 

Cioè, male per la sinistra. Inoltre c' è il tema del taglio dei parlamentari. Una riforma che i dem hanno votato, solo in ultima battuta, e obtorto collo. Avevano ottenuto rassicurazioni dai Cinquestelle: prima della data del referendum confermativo sarebbero arrivate le riforme della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari. Non è andata così. Adesso il leader piddino vuole schierare il partito in favore del Sì, ma ci sono tanti distinguo.

Troppi. Che fanno perdere di credibilità alla sua leadership.

Insomma: dovessero mettersi male le cose, da qui a qualche settimana, il derrière più esposto alle intemperie sarebbe proprio il suo. Quello del governatore della Regione Lazio.

 

VOCE GROSSA

L' ala polemica è sempre più ampia, nel Pd, per un motivo o per un altro. In essa vanno sicuramente annoverati i capigruppo alla Camera e al Senato, Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Il "partito dei sindaci" capitanato da Giorgio Gori (Bergamo) e Giuseppe Sala (Milano). E fuori dal perimetro democratico le cose non vanno certo benissimo con Luigi Di Maio e Matteo Renzi.

 

A questo senso di accerchiamento, Zingaretti ha risposto facendo la voce grossa: cresce «uno spirito polemico contro il Pd e contro la scelta del sì» dietro cui c' è «un' insofferenza verso il governo, la maggioranza e il lavoro svolto». Tutto ciò «è assolutamente legittimo», premette Zinga, «ma sarebbe meglio che chi lo pensa avesse il coraggio di dirlo, assumendosi la responsabilità delle successive conseguenze».

 

ZINGARETTI E DE LUCA

Se si vuole indebolire il Pd e il governo «si chieda apertamente la fine di questa esperienza. Si dica che si preferiscono le elezioni politiche con questa legge elettorale o il ritorno ad ipotesi di un governo di tutti che inevitabilmente umilierebbero ancora una volta la politica». Per il governatore del Lazio, «non è più possibile sopportare l' ipocrisia di chi agisce per destabilizzare il quadro politico attuale».

 

QUANTE GRANE

Lo stillicidio però è quotidiano. Sui temi più vari. Per esempio, c' è Delrio che l' altro giorno piantato una grana sul Mes con i Cinquestelle («Non utilizzare subito quei soldi è uno spreco»), sapendo che i grillini su quel tema sono categorici. Non ne vogliono sentir parlare. Oppure c' è il diversamente renziano Marcucci che, sempre nelle ultime ore, ha preso di mira il ministro Lucia Azzolina.

 

C' è il sindaco Gori. Che da mesi critica la segreteria e il governo. E pure lui ha recentemente attaccato sul tema del ritorno (distanziato) nei banchi: «Mancano 15 giorni e le incognite sono ancora moltissime». Bonaccini, invece, si è presentato affianco a Matteo Renzi alla summer school di Italia Viva. Luogo in cui non ha lesinato critiche ai grillini («Dobbiamo sfidarli su un programma comune»).

 

Ieri Zingaretti ha incassato la solidarietà di Base democratica, la corrente prevalente, ma si è beccato anche delle critiche per i contenuti della lettera inviata a Repubblica. «È un grande errore politicizzare questo referendum, come ha fatto Zingaretti. È un errore già fatto nel 2016 da Matteo Renzi», ha dichiarato il senatore Pd Tommaso Nannicini, componente del comitato per il No al referendum del 20 e 21 settembre. «Non bisognava legare questo voto a quello delle Regionali». Il 7 settembre ci sarà la direzione del Pd per decidere la linea.

orlando zingaretti

 

Una presa in giro, attacca Matteo Orfini, visto che la linea - per il sì - l' ha già data il segretario e ora c' è poco da discutere: «Il referendum è fissato da mesi, la campagna elettorale è in corso, ma noi non abbiamo trovato il tempo per discuterne».

 

 

2. NEL PD SI PENSA GIÀ AL DOPO SCONFITTA BONACCINI ORA PUNTA ALLA SEGRETERIA

Carlo Tarallo per ''La Verità

 

 

Con chi ce l' ha Nicola Zingaretti? A chi è rivolto il suo messaggio? Cosa teme il quasi ex segretario del Pd? La Verità ha interpellato fonti molto autorevoli dei dem, per tentare di capire cosa abbia spinto il pupillo di Sharon Stone a indirizzare a Repubblica quella lettera che sembra da un lato un voler mettere le mani avanti di fronte alla probabile sconfitta della sinistra alle regionali, dall' altra un tentativo di spegnere le tante voci interne che, invitando a votare no al referendum sul taglio dei parlamentari, stanno fondamentalmente lavorando per far cadere il governo guidato da Giuseppe Conte: se i contrari alla sforbiciata di senatori e parlamentari prevalessero sui favorevoli, infatti, il M5s salterebbe per aria trascinando con sé l' esecutivo.

 

NICOLA ZINGARETTI GIORGIO GORI

Partiamo da un punto chiave: le regionali. Quale risultato viene considerato accettabile dai dem? «Con due regioni vinte», spiega una fonte governativa di primo piano, «potremo dire di aver retto bene. Se finisce 3-3 sarà una vittoria». Proviamo a tradurre dallo sconfittese democratico: il 4-2 significherebbe vittoria del Pd in Toscana e Campania e sconfitta in Puglia, Marche, Veneto e Liguria. Visto che si parte da un 4-2 per il Pd (che governa attualmente Campania, Toscana, Puglia e Marche, mentre il centrodestra Veneto e Liguria) già si comprende bene che in casa dem tira una brutta aria. Verrebbe infatti considerata addirittura una vittoria conservare Toscana, Campania e Puglia, dunque perdere le Marche.

 

Il problema però è che, al di là degli equilibrismi dialettici, l' unico candidato del Pd che gode effettivamente dei favori del pronostico, vale a dire Vincenzo De Luca, tutto è tranne che un fan di Zingaretti. Ricordiamo che fino all' esplosione dell' epidemia, lo stesso Zingaretti stava lavorando alacremente, in combutta con i grillini, per affondare la ricandidatura di De Luca, sostituendolo con il ministro dell' Ambiente Sergio Costa del M5s. Il Covid ha cambiato lo scenario, ma De Luca non dimentica, e non a caso ogni volta che può randella Zingaretti e tutto il governo.

 

 Proprio De Luca è uno dei big del Pd sui quali punta Stefano Bonaccini, presidente dell' Emilia-Romagna, per scalzare Zingaretti e diventare il nuovo leader dei dem. Bonaccini, dopo la vittoria dello scorso gennaio contro la leghista Lucia Borgonzoni, ha messo nel mirino la segreteria del partito, e ora aspetta solo il momento giusto per scendere in campo nei panni del salvatore della (povera) patria democratica.

 

«Bonaccini», rivela una fonte parlamentare di lungo corso, «sicuramente punta alla segreteria, ma quello di Zingaretti è un messaggio rivolto a quelli che stanno lavorando per il no al referendum e a quelli che non si stanno impegnando per le regionali. Più che altro, Nicola ha tentato di stringere i bulloni. Con chi ce l' ha? Sindaci come Giorgio Gori, parlamentari come Matteo Orfini e Gianni Cuperlo, e negli ultimi giorni anche quelli di Base riformista».

NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO

 

Base riformista, lo ricordiamo, è la corrente del Pd che fa capo al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e all' ex ministro Luca Lotti. «Quelli che hanno criticato il ragionamento di Bettini», aggiunge la fonte, «stanno aspettando la sconfitta per far fuori Zingaretti».

Il ragionamento di Goffredo Bettini, guru democratico, ex nume tutelare di Zingaretti, è che l' alleanza tra Pd e M5s vada rinsaldata, e che Matteo Renzi debba farsi carico di federare un' area moderata che possa unirsi a Dem e grillini.

 

Chi ha criticato Bettini? Esattamente gli stessi che lavorano per il «no» al referendum e che le nostre fonti accusano di minare la segreteria di Zingaretti: Orfini, Gori, Cuperlo, Maurizio Martina, Base riformista.

 

Andando più in profondità, tra i dem c' è scontento per la strategia di Giuseppe Conte, che si è completamente defilato sia dalla battaglia per le regionali che dal palcoscenico politico in generale, cercando inutilmente di tenersi lontano dalla probabile sconfitta: «Il rapporto con Conte», rivela un big del Pd, «si è molto raffreddato, inutile negarlo. Si fa i fatti suoi, non è riuscito a favorire l' alleanza con il M5s alle regionali, pensa solo a evitare di restare travolto da una eventuale sconfitta».

 

Un tentativo maldestro quanto grossolano: se la sconfitta diventerà catastrofe, ovvero se la sinistra manterrà solo la guida della Campania, al di là di quello che sarà l' esito del referendum sul taglio dei parlamentari, la sorte di Giuseppi sarà segnata: dimissioni e consultazioni. L' unica certezza di questo settembre così politicamente incandescente è che la battaglia in Toscana della candidata leghista del centrodestra, Susanna Ceccardi, va molto al di là della elezione del presidente della Regione: se il centrodestra la spunta cadrà il governo.

valentina cuppi nicola zingaretti

 

 Se poi si andrà a votare oppure si riuscirà a trovare in Parlamento una maggioranza che sostenga un nuovo governo e un nuovo presidente del Consiglio, è tutta un' altra storia, anche perché, non dimentichiamolo mai, l' Europa farà di tutto per mantenere in vita questo parlamento, dove i sovranisti non hanno la maggioranza, fino all' elezione del prossimo presidente della Repubblica, nel gennaio 2022.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....