arturo artom gianroberto casaleggio

LA PENISOLA DI ARTURO (ARTOM) – L’INDUSTRIALE IN ODOR DI MOVIMENTO 5 STELLE: “LA VULGATA DICE CHE DOBBIAMO SEGUIRE PEDISSEQUAMENTE LE REGOLE EUROPEE, ALTRIMENTI I MERCATI CI TOLGONO FIDUCIA: A ME SEMBRA CHE, AL CONTRARIO, GLI INVESTITORI ABBIANO TOLTO LA FIDUCIA AI DIRIGENTI EUROPEI” – “L’IMMIGRAZIONE? GLI SBARCHI VANNO LIMITATI. È UN CALCOLO MOLTO SEMPLICE. OGNI BARCONE CHE ARRIVA SONO…”

 

Federico Novella per “la Verità”

 

arturo artom

«Se posso dare un consiglio al governo: dedichiamo la prossima stagione ai piccoli e medi imprenditori italiani. Li conosco quasi tutti: sono eroi del lavoro».

Arturo Artom, ascoltatissimo presidente della Confapri, esorta il governo a sfidare l' Europa con la prossima legge di bilancio. «I numeri parlano chiaro, i mercati si fidano più dell' Italia che della burocrazia europea».

 

Come fa a esserne così sicuro?

«Guardiamo l' andamento dello spread nelle ultime settimane. Nel momento peggiore, cioè quando Bruxelles ci ha inviato la famosa lettera di fuoco, minacciando la procedura di infrazione, lo spread ha iniziato a calare. È un segnale chiaro: i mercati si fidano del nostro Paese. La vulgata dice che dobbiamo seguire pedissequamente le regole europee, altrimenti i mercati ci tolgono fiducia: a me sembra che, al contrario, gli investitori abbiano tolto la fiducia ai dirigenti europei».

artom ritratto

 

Questo come potrebbe servirci nella stesura della legge di bilancio?

«Quando si riapriranno i giochi, in autunno, occorre cogliere l' occasione. Tornare a trattare con l' Europa, ma con la sicurezza di chi ha i mercati dalla propria parte. Per strappare qualcosa in più».

 

A cominciare da cosa?

«Dal taglio delle tasse. Abbiamo disperato bisogno di ridurre il cuneo fiscale, cioè la differenza tra lo stipendio netto e il costo della busta paga per le imprese. Oggi se un dipendente porta a casa 1.000 euro netti, ci sono da pagare 2.000 euro di tasse. Non è accettabile. Iniziamo da lì».

 

E la flat tax?

arturo artom roberto maroni il console americano philip reeker davide casaleggio nuzzi

«Per carità, ridurre l' aliquota sulle fasce medie sarebbe utile. Ma più che abbassare l' Irpef, credo sia preferibile ridurre la parte relativa ai contributi pensionistici in busta paga, anche per dare ossigeno a chi ha sempre fatto il suo dovere pagando le tasse fino all' ultimo centesimo».

 

Se l' imprenditore versa meno contributi, poi lo Stato dovrà ripianare.

«Sì, e si può fare anche in deficit. Certo, senza sforare la regola del 3%. Ma si può tranquillamente arrivare al 2,7, conducendo una trattativa più aggressiva».

 

Risultato?

arturo artom andrea bocelli

«Andremmo allo scontro con l' Europa, ma lo spread rimarrebbe in basso, anche in caso di eventuale procedura di infrazione. Usciremmo vincitori. Daremmo fiato alle imprese. E di fatto avremmo abbattuto il rigore europeo».

 

Intanto sulle coperture di un eventuale taglio fiscale i due partiti di governo sono ancora divisi. Che ne pensa dell' ipotetica «pace fiscale bis» ventilata dalla Lega?

CENACOLO ARTOM A TORINO

«Sono d' accordo, ma solo sulla parte del saldo e stralcio per le imprese in difficoltà. Anzi, mi chiedo perché non si sia fatto prima. Diverso è il discorso sul possibile rientro di capitali esteri, o sull' emersione del contante nelle cassette di sicurezza: quello non sarebbe un bel segnale, e non sarebbe coerente con l' immagine che questo governo vuol dare di sé stesso».

 

Il ministro Giovanni Tria, per ora, esclude aumenti dell' Iva.

«Lo spero bene. Anche piccoli ritocchi sarebbero inaccettabili. Facciamo attenzione a non imboccare la strada sbagliata, quella della ricetta greca, o quella dell' austerity italiana del 2012. Hanno succhiato il sangue agli italiani, fatto crollare il Pil e fatto esplodere il debito.

veronica pamio e arturo artom

La cura europea ha ottenuto effetti opposti rispetto agli obiettivi. E oggi tornano a chiederci il conto».

 

I nuovi vertici europei manterranno la linea del rigore?

«La Germania viaggia a tassi fortemente negativi, mettendo in seria difficoltà il sistema bancario e finanziario. Non è una situazione sostenibile ancora a lungo. Magari anche da Bruxelles ci saranno sorprese positive, staremo a vedere».

 

Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, non sembra aver messo il turbo al mercato del lavoro.

CASALEGGIO CON ARTOM

«Vedo il bicchiere mezzo pieno. È già stato un miracolo farlo partire. Già nel 2013, quando a Torino organizzai il primo incontro di Gian Roberto Casaleggio con il mondo delle imprese, supportai questa visione. Sognavo una politica di sostegno sociale diversa dopo 50 anni di cassa integrazione. La chiave è sostenere il reddito, anziché il posto di lavoro decotto. Da quella provocazione culturale si svilupparono una serie di scelte, come ad esempio il reddito di inclusione».

 

arturo artom saluta virginia raggi (3)

Eppure i numeri non parlano di grande successo del reddito di cittadinanza.

«Vuol dire che è stato fatto bene, con regole rigide per chi imbroglia.

Chi aveva un lavoro nero ha deciso di non fare richiesta. Comunque non mi pare un bagno di sangue. Anzi, se l' economia mostrasse segnali incoraggianti, potrebbe fungere da stimolo per l' emersione».

 

Sul caso Alitalia, Luigi Di Maio è di fronte a una scelta: togliere la concessione autostradale ad Atlantia, oppure chiedere all' azienda di salvare la compagnia aerea. Come finirà?

cenacolo arturo artom,carlo cottarelli,paolo pardini,marco gualtieri

«Vedremo. Mi limito a dire che avere una compagnia di bandiera funzionante dovrebbe essere desiderio di tutti. Se fallisse, sarebbe un totale disastro, anche per l' immagine italiana all' estero».

 

È deluso dall' esperienza di governo dei 5 stelle?

«L' intuizione originale di prendere persone che non hanno mai fatto politica e affidare loro incarichi importanti è geniale. L' ho sempre supportata. Poi è chiaro che chi fa, talvolta, sbaglia. Ma resto convinto che il governo debba andare avanti, rispettando il suo contratto, fino alla fine della legislatura. Farlo cadere dopo le europee sarebbe stato una follia. Adesso, però, spero che da settembre si innesti un' altra marcia».

 

Cioè?

arturo artom

«Il governo deve aprirsi al mondo delle imprese, prestare più ascolto. Vorrei che ogni lunedì mattina Di Maio potesse visitare una delle 6.000 medie imprese italiane che costituiscono l' ossatura di questo Paese. Esportano, resistono, non chiedono soldi ma attenzione».

 

E invece?

«Tra Mantova e Brescello ho visitato un' azienda da 700 milioni di fatturato, che firma ogni mese 1.200 buste paga. Sono i leader mondiali nella produzione di pannelli con legno completamente riciclati. Cose che gli americani si sognano. Ebbene, fanno fatica anche parlare con il sindaco del posto».

 

Il futuro industriale italiano passa ancora da lì?

«Una volta c' erano i grandi distretti industriali, che oggi hanno fatto il loro tempo. Ma possono essercene degli altri, con al centro questo tipo di imprese, e tutto intorno la grande rete di fornitori. Così si cresce insieme».

 

È favorevole alla linea dura sugli sbarchi?

klaus davi arturo artom

«Sono totalmente favorevole a una forte limitazione degli sbarchi di immigrati. Sono abituato a fare i conti, e anche qui mi esprimo sulla base di un calcolo molto semplice. Mediamente per ogni traversata queste persone disperate spendono dai 1.000 ai 4.000 dollari.

 

Ogni barcone che arriva, sono 300.000 dollari che vanno ad arricchire i trafficanti. Pensare di lasciar libero il flusso degli sbarchi significa consentire alla criminalità organizzata, quella che lucra anche sul commercio di armi e droga, di prosperare».

 

Come giudica l' atteggiamento degli altri Paesi europei sull' immigrazione?

«Si è voluto costruire una moneta comune a tutti i costi, ma non forze armate comuni, e men che meno una comune cultura di aiuto reciproco. Di queste cose cruciali a nessuno importa nulla. Nessuno che si alzi e finalmente dica: abbiamo fatto l' euro, ora magari facciamo gli europei».

arturo artom

 

Con la sua fitta rete di rapporti, lei è il padrone di casa del «Cenacolo», una serie di convegni ricorrenti, luoghi di incontro proprio della piccola e media imprenditoria.

«L' ultimo appuntamento è stato particolarmente suggestivo: a Muccia, uno dei paesi devastati dal terremoto nelle Marche, con Andrea Bocelli abbiamo incontrato i giovani imprenditori del territorio chiamati a raccolta dalla Fondazione Marche. Adesso i nostri incontri sono incentrati su un tema cruciale: quello della sostenibilità ambientale. Molti pensano che rispettare l' ambiente per le imprese sia solo un costo. Ma non è così».

 

Perché?

«Molte imprese si stanno cimentando nella compensazione dell' anidride carbonica. In parole povere: per ogni tot di sostanze inquinanti prodotte, prendo l' impegno di piantare dieci alberi in città, per mantenere un impatto zero. È un fantastico metodo di comunicazione positiva nei confronti del consumatore, che oggi, per ogni prodotto che acquista, pretende sensibilità dal produttore. Tra qualche anno tutta la comunicazione aziendale girerà intorno a questi temi, e l' Italia è già un passo avanti agli altri».

davide livermore, maria cristina giacomelli, arturo artommario lavezzi, francesco micheli,arturo artom,andrea bocelli, gile bae

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)