donald trump kamala harris giorgia meloni

PERCHE', SOTTO SOTTO, GIORGIA TIFA KAMALA (SALVINI CI COVA) – LA DUCETTA, TRUMPIANA DELLA PRIMISSIMA ORA, POI COSTRETTA ALL’EQUIDISTANZA DAL SUO RUOLO DI PREMIER (AL PUNTO DA FARSI DARE I BACETTI SUL CAPINO DA BIDEN), SPERA IN UNA SCONFITTA DI TRUMP. E NON RIGUARDA MICA IL DISIMPEGNO USA DALLA GUERRA IN UCRAINA O LA MINACCIA PER I PAESI NATO DI PAGARE QUANTO DOVUTO PER LA DIFESA - LA MELONA TEME SOPRATTUTTO LE CONSEGUENZE ALLA STABILITA' DEL GOVERNO DA PARTE DEL VICEPREMIER MATTEO SALVINI, PRIMO FAN ITALIANO DEL TYCOON (IL SECONDO E' CONTE)...

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI IN VERSIONE TRUMP - VIGNETTA BY MANNELLI PER IL FATTO QUOTIDIANO

Tra poche ore Giorgia Meloni saprà se dovrà tirar fuori dai cassetti del cambio di stagione il cappellino "Maga". Ne è passato di tempo da quando la presidente del Consiglio attraversava l'oceano per mettersi in fila con gli altri sovranisti d'Europa osannanti il movimento del "Make America Great Again" e il suo sacerdote: Donald Trump.

 

[…] Meloni è cambiata, non c'è dubbio. […]  Palazzo Chigi ha stravolto le sue priorità. Il corpo diplomatico di Stato […] ne ha corretto le sgrammaticature e l'ha ammorbidita, facilitando i rapporti con l'amministrazione democratica di Joe Biden, mentre a destra ne approfittava il vicepremier della Lega Matteo Salvini, con la felpa da irriducibile ultrà della curva trumpiana.

 

giorgia meloni e joe biden nello studio ovale 9

[…]  Meloni ha cercato di mantenere fino alla fine una cauta equidistanza, anche di fronte alle ripetute sollecitazioni giornalistiche sulla scelta tra repubblicani e democratici.  Quasi sempre l'ha ridotta a una questione di tifoseria che le interessava poco, perché «i rapporti tra Italia e Stati Uniti resteranno ottimi chiunque sia il presidente».

 

Ma la premier sa benissimo che Trump non è un presidente qualsiasi, sa che la sua elezione produrrà delle conseguenze globali che potrebbero rivelarsi radicali, al punto da stravolgere l'assetto dei rapporti di forza internazionali e la sicurezza dell'Occidente, con effetti che si sentiranno anche nelle vite e nelle tasche dei singoli cittadini italiani.

 

VIGNETTA GIANNELLI - GIORGIA MELONI COME DONALD TRUMP

Chi ne ha raccolto una recente confessione racconta a La Stampa quanto Meloni sia spaventata. Non lo ammetterà mai pubblicamente, ma la premier teme soprattutto la velocità con la quale si produrranno le conseguenze in Ucraina. In poche ore il paradigma valido fin qui sullo scudo europeo e americano a difesa della resistenza di Kiev potrebbe essere spazzato via.

 

Alla Farnesina se ne discute quotidianamente, anche sulla base dei report che arrivano dalle ambasciate. Cosa farà Trump? Quanto ci metterà a dichiarare una pace basata di fatto sulla resa ucraina e sulla concessione del Donbass e Crimea all'autocrate russo Vladimir Putin?

 

SALVINI TRUMP

C'è sempre un margine di imprevedibilità con il miliardario statunitense, ma visti i quattro precedenti anni alla Casa Bianca (2017-2021), e prendendo per buone le promesse ripetute nei comizi degli ultimi mesi, è difficile immaginare che Trump continuerà sulle scelte fin qui portate avanti dalla Nato a sostegno di Volodymyr Zelensky.

 

Per l'Italia l'effetto sarà duplice, perché, secondo fonti diplomatiche, è scontato che il leader dei Repubblicani americani tornerà con forza a chiedere il conto agli alleati – tra cui Roma – che non hanno ancora adeguato le spese militari in percentuale al Pil, come prevedono gli accordi siglati nel 2014 tra gli Stati membri della Nato.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse 6

Durante la prima presidenza alla Casa Bianca, Trump minacciò ripetutamente di uscire dall'Alleanza Atlantica: se questa sera vincerà, pretenderà il dovuto con ancora più forza.

 

C'è infine un terzo motivo di preoccupazione per Palazzo Chigi. I dazi e la guerra commerciale contro la Cina. Trump ha confermato la volontà politica di rendere ancora più restrittive le ricette economiche protezionistiche in Usa. Vuole punire l'Unione europea.

 

Nei report diplomatici finiti sulla scrivania di Meloni c'è scritto chiaramente che punterà in tutti i modi a riequilibrare la bilancia commerciale che è per circa 200 miliardi di dollari favorevole all'Ue: i Paesi che rischiano di più, perché hanno economie con forti esportazioni, sono Germania, Olanda, Francia e Italia.

giorgia meloni donald trumpjoe biden e giorgia meloni al concerto di andrea bocelli g7 trumpeete meme by rolli il giornalone la stampa MELONI TRUMPgiorgia meloni donald trump

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...