mario draghi

PIOVONO BOMBE, SERVE PECUNIA - DRAGHI RILANCIA IL PROGETTO DI UN RECOVERY PER IL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO: "È IMPENSABILE CHE LE SPESE PER LA DIFESA, PER L'ENERGIA, PER SOSTENERE FAMIGLIE E IMPRESE DAL CARO PREZZI SIANO AFFRONTATE SOLO DAI BILANCI NAZIONALI. LO SFORZO DEVE ESSERE A LIVELLO COMUNE, A LIVELLO EUROPEO. SARANNO ALMENO 10 ANNI CHE CONTINUO A DIRE CHE OCCORRE UN BILANCIO COMUNE O UNA CAPACITÀ FISCALE CENTRALE..."

Alberto Gentili per “Il Messaggero

 

mario draghi in conferenza stampa dopo il consiglio europeo 2

Dopo la lunga una maratona negoziale, a tratti aspra e scandita da toni duri, Mario Draghi è stanco ma «soddisfatto». Il premier italiano è riuscito a incassare il sì dell'Unione al tetto al prezzo del gas. Una battaglia lanciata da Draghi fin dall'inizio della guerra: «Siamo stati accontentati, ora la Commissione ne studierà la fattibilità».

 

Traduzione: la partita comincia ora. E non sarà facile. In più, il premier ha scongiurato che l'embargo del petrolio russo avesse un peso diverso, tra i Ventisette, sfavorendo l'Italia: «Invece non siamo stati penalizzati».

 

mario draghi charles michel ursula von der leyen

E nell'avvertire che le sanzioni contro Mosca «dureranno molto, molto a lungo», rilancia il suo progetto (sostenuto anche dal francese Emmanuel Macron), di un Recovery di guerra: «È impensabile che le spese per la difesa, per l'energia, per sostenere famiglie e imprese dal caro prezzi siano affrontate solo dai bilanci nazionali. Lo sforzo deve essere a livello comune, a livello europeo».

 

Con l'emissione di titoli di debito comunitari, com'è avvenuto con il Next generation Ue contro gli effetti devastanti della pandemia. Tema che verrà affrontato al prossimo Consiglio europeo, quello di fine mese che chiuderà il semestre di presidenza francese dell'Unione.

 

mario draghi

Da buon europeista, il premier parte dallo scongiurato fallimento del 6° pacchetto di sanzioni: «L'accordo è stato un successo completo, perché immaginare di essere uniti su un embargo di circa il 90% del petrolio russo, fino a qualche giorno fa non sarebbe stato credibile».

 

SANZIONI DURERANNO A LUNGO

Poi, dopo aver ripetuto che «Putin non potrà vincere» e che «la pace sarà alla condizioni dell'Ucraina», Draghi svela che «il momento di massimo impatto delle sanzioni» contro la Russia, scatterà «da questa estate».

 

mario draghi saluta sanna marin al consiglio europeo

E che, appunto, le misure contro Mosca «dureranno molto molto a lungo». Da qui la necessità di un nuovo Recovery, questa volta per l'energia e la guerra: «Saranno almeno 10 anni che continuo a dire che occorre un bilancio comune o un meccanismo di debito comune o una capacità fiscale centrale».

 

Ma fino al Next Generation Eu, il Recovery fund anti-Covid, «che è stato un messaggio importantissimo, un precedente fondamentale, non si era fatto niente. Adesso mi aspetto che si ripeta: i bisogni sono tanti ed è impensabile che possano essere affrontati solo con i bilanci nazionali».

 

Descritti «il grave imbarazzo» e «la situazione frustrante» innescati dalla consapevolezza che «acquistando gas russo si finanzia Mosca», Draghi aggiunge che «non si può fare altrimenti», vista la dipendenza energetica del nostro Paese dal metano di Mosca.

 

mario draghi al consiglio europeo

E soprattutto affronta il tema che gli sta più a cuore: l'emergenza alimentare, con 25 milioni di tonnellate di grano bloccate nei silos ucraini. Il premier parla di «catastrofe umanitaria di proporzioni gigantesche».

 

Dice: «Bisogna fare presto». Riconosce all'Onu «il ruolo di leadership», ma dubitando sull'operatività immediata delle Nazioni Unite, il premier si chiede «se l'Unione europea non possa fare qualcosa».

 

E per sminare i porti ucraini, a cominciare da Odessa, annuncia: «La nostra Marina è pronta a dare il suo contributo».

 

Non è solo il «pericolo agghiacciante» di veder morire di fame «milioni e milioni di persone» a spingere Draghi a occuparsi di grano. «Vincere la battaglia della sicurezza alimentare per l'Africa è importante anche dal punto di vista strategico», dato che «molti Paesi africani non sono dalla parte dell'Occidente».

 

MARIO DRAGHI

Forse lo diventeranno «se riusciremo a non farli sentire traditi» e così non resteranno sotto l'influenza russa e cinese, «come dimostra il loro voto all'Onu» sulla guerra.

 

DIFESA UE, TROPPI ERRORI

Nel bilancio del premier non manca un capitolo dedicato alla difesa comune, soprattutto adesso che sono stati stanziati fondi comunitari ad hoc. E qui Draghi denuncia la mancanza di «inter-operatività», le «duplicazioni», il fatto «stupefacente» che «l'Europa importa il 60% degli armamenti» e «spende più di tre volte di quanto spende la Russia».

 

«L'impressione è che l'indirizzo della scelta della armi, di cosa comprare e dove comprare, sia tutta nazionale ed è una prerogativa gelosamente custodita dai generali». Quindi «i generali facciano uno sforzo per parlarsi di più e capiscano che sono soldi nostri».

 

mario draghi al forum verso sud 1

Ma c'è un altro nodo che scuote l'Unione. Ed è quello dell'adesione dell'Ucraina. E Draghi non nasconde le divisioni. Svela che Roma, tra le cancellerie più importanti, è la più convinta sostenitrice di Keiv: «Lo status di Paese candidato trova l'obiezione di quasi tutti i grandi Stati dell'Ue. Tutti direi, esclusa l'Italia. Dunque questo status al momento non è prevedibile per l'opposizione di questi Paesi. Ma si può immaginare un percorso rapido».

 

Non mancano un'annotazione personale e un siparietto con lo staff. L'annotazione: a chi gli chiede se, una volta chiusa la sua esperienza a palazzo Chigi, sarà interessato a diventare presidente della Commissione Ue o capo della Nato, Draghi replica, «la risposta è no». Il siparietto: al termine della conferenza stampa il premier si rivolge ai giornalisti. «Aspettate, Giugliano voleva dicessi qualcosa, stava facendo delle facce... Ah, sì, ho detto gas e non petrolio. Mi correggo».

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…