giuseppe conte alfonso bonafede

POLVERE E VELENI DI 5 STELLE - SE IL BALBUZIENTE BONAFEDE NON FOSSE COLUI CHE HA PRESENTATO CONTE A DI MAIO (ERA SUO ASSISTENTE ALL'UNIVERSITÀ), A QUEST'ORA LO AVREBBERO GIA' CACCIATO A PEDATE PER AVER ''TRADITO'' NINO DI MATTEO, CHE HA EPURATO GLI ORMAI EX PURI CON LE SUE ACCUSE - CONTE OVVIAMENTE RIBADISCE LA FIDUCIA AL MINISTRO, OGGI SUL "FATTO" TRAVAGLIO RINNEGA IL SANTINO DEL MAGISTRATO-EROE DELL'ANTI-MAFIA, IL CHIACCHIERONE DIBBA TACE, DI MAIO E CRIMI NON PERVENUTI, E PARAGONE CI INTINGE IL BISCOTTO: ''DIMISSIONI SUBITO''. LA BASE INFEROCITA NELLE CHAT: "BONAFEDE È INDIFENDIBILE"

1 - VA IN SCENA SOSPETTOPOLI IL PRIMO DERBY DEI DURI E PURI

Sebastiano Messina per “la Repubblica

 

Domenica sera, su La7, è andato in onda a sorpresa il primo derby di Sospettopoli.

In campo, da una parte il campione in carica dell' antimafia Nino Di Matteo, dall' altra Alfonso Bonafede, il ministro spazzacorrotti.

bonafede di maio conte

Arbitro Massimo Giletti, il barbarodurso del populismo prêt-à-porter.

 

Sulle curve opposte, incollati ai teleschermi, gli ultras dei manettari e quelli dei forcaioli, che hanno aspettato fino all' ultimo secondo - prima della pubblicità - per capire chi dei due lottatori avesse la meglio, quello che i cattivi li brucia e li squarta o quello che li grattugia e li divora.

 

La partita l' ha vinta Di Matteo, con il suo dettagliato racconto di quello che avvenne quando nacque il primo governo Conte.

 

Allora il neo-ministro Bonafede prima gli chiese di scegliersi una poltrona - quella del Dap che controlla la polveriera dei penitenziari o quella degli Affari penali che fu di Giovanni Falcone - e poi, quando il pm palermitano andò a dirgli che accettava la prima, ritirò la proposta e gli offrì solo la seconda (che fu rifiutata).

 

giuseppe conte alfonso bonafede 1

E il colpo da maestro di Di Matteo è stato l' accostamento sapiente di due fatti evidenti per dar corpo a quel sospetto che - come disse padre Pintacuda - è l' anticamera della verità.

 

Mentre io riflettevo sull' incarico da scegliere, ha detto infatti il magistrato, al ministro arrivò un rapporto che rivelava che nelle celle dei mafiosi al 41 bis si temeva il suo arrivo al Dap, «se mettono Di Matteo è la fine, quello butta la chiave». E aggiungendo che «questo è molto importante che si sappia», il pm antimafia non ha apertamente accusato il ministro di essersi fatto condizionare dall' ira dei boss.

 

No, ha solo sganciato un dubbio termonucleare, su quella poltrona scottante che il giorno prima gli era stata offerta e il giorno dopo sarebbe sparita mentre stava per sedervisi.

nino di matteo processo sulla trattativa stato mafia 2

Diciamo la verità: era quasi commovente ascoltare Bonafede mentre sosteneva che «dobbiamo distinguere i fatti dalla percezione», mentre sosteneva che bisogna credere «alla verità», e non agli esplosivi sospetti che con accorta misura il suo accusatore aveva messo sul tavolo.

 

E non solo perché Di Matteo è il cavaliere senza macchia e senza paura che i cinquestelle hanno portato in trionfo fino al raduno casaleggese di Ivrea, il pm che un tempo sognavano come ministro della Giustizia, ma perché il povero Bonafede non avrebbe mai immaginato essere raggiunto anche lui, un giorno, dal fumo velenoso di quel sospetto che nel codice di entrambi è più vero della verità.

 

2 - E NELLE CHAT LA BASE M5S LO SCARICA: «È INDIFENDIBILE»

Pasquale Napolitano per “il Giornale

 

«Al minimo dubbio, nessun dubbio»: da domenica sera (dopo le rivelazioni del magistrato Nino Di Matteo a Non è l' Arena sulla trattativa con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per la scelta del capo del Dap) nelle chat dei parlamentari grillini rimbalza la citazione di Gianroberto Casaleggio. È il fucile nelle mani di chi nel Movimento spinge per il passo indietro del Guardasigilli. La tensione è alle stelle. Il caso Bonafede diventa l' occasione per regolare i conti tra le anime del Movimento.

NINO DI MATTEO CON DI BATTISTA

 

È una faida tra chi contesta la deriva e chi rimane fedele ai valori dell' origini. Scorrendo le agenzie non c' è traccia, fino alle 18 e 30 di ieri, delle dichiarazioni (in difesa del Guardasigilli) da parte di ministri e parlamentari dei Cinque stelle.

 

Solo dopo la replica (balbettante) del ministro, c' è chi esce allo scoperto. Un vuoto di venti ore che certifica la spaccatura. Il Movimento si interroga (e litiga) sulla strada da imboccare: scaricare Bonafede o aprire il fuoco contro il magistrato simbolo dell' ala giustizialista dei Cinque stelle. I gruppi whatsapp dei grillini sono una polveriera.

 

alessandro di battista

La discussione si infiamma subito. Quasi in tempo reale, con l' intervento in diretta di Bonafede al programma condotto da Massimo Giletti, si accende lo scontro. Nel privato delle chat c' è chi avanza la richiesta di dimissioni. «Bonafede è indifendibile», «onestà onestà solo slogan»: è' questo il tono dei messaggi che si scambiano deputati e senatori del M5s.

 

Il silenzio stampa (anche del capo reggente del Movimento Vito Crimi) è lo specchio dell' imbarazzo. La tentazione di mollare il ministro, chiedendo un passo indietro, c' è. Ma i vertici (da Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro) frenano: «Bonafede è anche il capodelegazione dei Cinque stelle al governo. Se salta il ministro della Giustizia è a rischio la tenuta del governo Conte».

gianluigi paragone

 

Prevale, dunque, la linea del silenzio. Nessuna fuga. Niente attacchi dall' interno.

Non manca chi sollecita un intervento di Alessandro Di Battista. Entra nella polemica l' ex senatore grillino Gianluigi Paragone per chiedere le dimissioni del ministro. Lo scontro Bonafede-Di Matteo manda in tilt lo staff comunicazione dei Cinque stelle.

 

Nessuno è in grado di attivare (fino alle 18 e 30) la macchina della propaganda per alzare uno scudo in difesa di Bonafede. Per tutta la giornata i parlamentari incassano l' offensiva delle opposizioni. C' è chi chiede al ministro di assumere una posizione chiara. Di ricostruire con un post (che poi arriva) tutta la vicenda. Non manca chi invece suggerisce di aspettare l' editoriale del direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio per capire la strategia da seguire. È un susseguirsi di accuse, veleni e timori.

riccardo fraccaro

 

Alla fine si opta per il salvataggio (della poltrona) di Bonafede. Il viceministro dell' Economia Laura Castelli tira un sospiro di sollievo e si lancia nella difesa: «Sulla linearità d' azione e correttezza, morale e professionale del nostro ministro nessun deve alimentare congetture». Anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D' Incà sceglie la difesa pubblica del ministro. I duri e puri battono in ritirata.

Ma lo scontro resta aperto.

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...