giorgia meloni

LE PRUGNE SECCHE CIANCIANO CONTRO IL PATRIARCATO, GIORGIA MELONI S’E’ PRESA PALAZZO CHIGI – FILIPPO CECCARELLI: “HA PRESO IL COMANDO SENZA DISPOSITIVI DI COOPTAZIONE NÉ FAVORITISMI. CE N'È QUANTO BASTA PER RICONOSCERE CHE LEI STESSA È UN PRODOTTO DEL FEMMINISMO. VARRÀ LA PENA DI RIVOLGERE UN PENSIERO ALLE DONNE CHE DEGNAMENTE HANNO PREPARATO IL TERRENO, DA CAMILLA RAVERA A ROSY BINDI, DA EMMA BONINO AD ADRIANA POLI BORTONE, PASSANDO PER LINA MERLIN, NILDE IOTTI, SUSANNA AGNELLI, LUCIANA CASTELLINA, MARGHERITA BONIVER E TANTE ALTRE, TRALASCIANDO LA SECONDA REPUBBLICA”

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

GIURAMENTO GIORGIA MELONI

Eccoci dunque: una donna sola al comando, conquistato senza dispositivi di cooptazione né favoritismi di natura patriarcale. È accaduto, insomma, e per quanto nell'era dell'enfasi si possa diffidare dell'aggettivo "storico" o dell'abusatissimo suo gemello "epocale", beh, è così. Nel governo Parri, 1945, furono inizialmente designate sei donne su 24 sottosegretari, una per ogni partito di maggioranza, ma poi non se ne fece nulla. La prima fu nel 1951 Angela Maria Guidi Cingolani, dc. Nei primi 25 governi entrarono appena nove donne; Tina Anselmi ottenne la poltrona di ministro solo nel 1976.

 

TINA ANSELMI

Quarant' anni dopo, per iniziativa dell'allora presidente della Camera Laura Boldrini, da un corridoio al primo piano venne ricavata una "Sala delle donne" che ospita le foto-ritratto delle donne elette alla Costituente e delle prime assurte al vertice delle amministrazioni locali, nel governo e nelle istituzioni. Siccome nessuna finora figurava come presidente del Consiglio né presidente della Repubblica, al posto delle foto, ma ugualmente dentro una cornice d'oro, furono installati due specchi ad altezza umana.

LAURA BOLDRINI CON LA MASCHERA DI TIGRE

 

Ancora oggi chi passa, incoraggiata anche da una targhetta che dice "Potresti essere tu", può mettersi in posa, sorridere o addirittura fare le boccacce. Ecco, da ieri uno dei due posti è occupato. Ma poiché quello specchio sta finalmente per essere sostituito dall'immagine di Meloni, almeno in questo giorno ci si risparmia la retorica sul soffitto di cristallo, così come la puntuale disamina degli insulti, i pregiudizi e le discriminazioni anti femminili che nel corso del tempo hanno segnato le vicende del potere in Italia.

rosy bindi foto di bacco (2)

 

C'è del resto un libro molto interessante, del giornalista Filippo Maria Battaglia, che fin dal titolo, Stai zitta e vai in cucina (Bollati Boringhieri, 2015), offre il più terrificante campionario aneddotico di machismo, dalla Consulta al grillismo. Ce n'è voluta, insomma, ma si gira pagina. "Speriamo che sia femmina": con questo striscione durante l'ultima campagna l'imminente premier venne accolta a Bari: «È bellissimo», fu il suo giudizio.

 

luciana castellina foto di bacco

E se nell'estrema foto elettorale si mostrò con i meloni sul petto, è pure accaduto che in un comizio a Caserta le gridassero, «Gio', tu tieni gli attributi!», al che Gio', dopo essersi sollevata la blusa e guardando con un sorriso di meraviglia proprio lì tra i pantaloni, «non mi pare proprio - restituì scherzando l'invocazione - forse sono altri che non ce li hanno per niente...».

 

margherita boniver foto di bacco

Restano in effetti tempi complessi, oltre che argomenti variamente contraddittori. Per cui dopo l'incarico si potrà discutere se questo nuovo spazio è destinato o meno a riempirsi di contenuti vecchi, conservatori o persino reazionari; così come già da ora appare evidente che mai Meloni ha pensato di legarsi nel suo impegno ad altre donne, principio cardine del femminismo; e che forse proprio a causa di questo suo non mettere in discussione l'assetto maschile della società è stata vissuta dagli uomini, a cominciare da quelli del suo maschilissimo partito, non tanto come un pericolo, ma come un'opportunità dei tempi.

palmiro togliatti nilde iotti

 

Eppure ce n'è quanto basta per riconoscere che lei stessa è un prodotto, per così dire, del femminismo: figlia e sorella minore di un movimento e più ancora di un abito mentale che in ogni caso ha reso possibile un percorso come il suo, per la prima volta dimostrando la capacità delle donne di conseguire qualunque risultato.

 

Così, una volta tanto senza distinguere le rispettive culture politiche, varrà adesso la pena di rivolgere, alla rinfusa, un pensiero alle donne che degnamente hanno preparato il terreno, da Camilla Ravera a Rosy Bindi, da Emma Bonino ad Adriana Poli Bortone, passando per Lina Merlin, Nilde Iotti, Susanna Agnelli, Luciana Castellina, Margherita Boniver e tante altre, tralasciando la Seconda Repubblica.

Adriana Poli Bortone

 

Quanto alle tappe di tale processo, forse è ancora presto per tracciarne uno sviluppo lineare e coerente. Troppo facile perdersi nei meandri di una vicenda in cui la storia politica e il costume finiscono per far cortocircuito con i tratti insopprimibili di un'italianità in cui tutto piega verso l'espressività a oltranza; e la memoria al dunque s' inceppa fra leggi elettorali sessuate e quote rosa retrattili, bunga bunga e politically correct, mammismi e gender fluid mentre la grancassa dei media, ammiccando tra il mitologico e il belluino, esalta amazzoni, tigri, giaguare e pitonesse - come si vede, quest' ultime in sorprendente ascesi istituzionale.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...