mario draghi recep tayyip erdogan

QUALCUNO CI AIUTI: SIAMO NELLE MANI DI ERDOGAN - IERI IL “SULTANO” ERA RAGGIANTE: DOPO LE FRASI DI DRAGHI DI APRILE 2021 (“È UN DITTATORE DI CUI SI HA BISOGNO”), AVER PORTATO AD ANKARA “MARIOPIO” CON TUTTI I SUOI MINISTRI È UN RICONOSCIMENTO CHE VALE PIÙ DI MILLE INTESE SCRITTE SULLA CARTA – L’ASSE SU LIBIA E GRANO E IL NODO MIGRANTI: IL TURCO SA DI POTER APRIRE E CHIUDERE I FLUSSI DI DISPERATI IN FUGA DALLA GUERRA COME PUTIN FA CON I RUBINETTI DEL GAS. E INFATTI CI HA TENUTO A SCARICARE LA COLPA DELL’AUMENTO DI ARRIVI SULLA GRECIA…

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

DRAGHI ERDOGAN - MEME BY CARLI

Grano, Africa, migranti, Libia. Tutto è guerra, in questi mesi: effetti a catena di un conflitto con cui una parte di mondo deve fare i conti. Sono capitoli diversi di un unico dramma, emergenze per due Paesi che nello spazio del Mediterraneo difendono i propri interessi. Il grano bloccato nei porti ucraini può peggiorare la fame in Africa e creare nuovi imponenti flussi di profughi verso le coste libiche, eternamente in fiamme, moltiplicando i problemi di sicurezza in Europa.

 

I missili di Vladimir Putin hanno scatenato tutto questo. Turchia e Italia non vogliono farsi travolgere. E, al di là dei singoli protocolli di intesa che sono stati firmati ieri durante il vertice interministeriale di Ankara, il cuore del confronto tra il premier italiano Mario Draghi e il presidente turco Recep Tayyp Erdogan va inquadrato nell'attualità della guerra in Ucraina.

 

mario draghi recep tayyip erdogan 2

Erdogan appare fiducioso sulle rotte del grano e si dice convinto che «in una settimana-dieci giorni cercheremo di arrivare a un risultato». Il piano dell'Onu prevede di far passare le navi senza sminare i porti del Mar Nero, di consegnarle ai turchi che le scorteranno fino a destinazione.

 

Ankara avrà il compito di garantire al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che i russi non attaccheranno durante l'operazione di sblocco dell'export, e a Mosca che le imbarcazioni non serviranno a trasportare armi con cui rifornire Kiev. Il ruolo di Erdogan, riconosce Draghi, va sostenuto senza ulteriori ritardi.

 

putin erdogan gustano un cornetto

«Le tre parti - Nazioni Unite, Ucraina e Turchia - sono pronte. Attendono l'adesione finale del Cremlino», rivela Draghi: «Sarebbe il primo tentativo di arrivare a un'intesa». Per questo sarebbe molto importante, secondo Draghi, come prova generale per misurare le volontà di entrambi.

 

Durante il colloquio, Erdogan assicura a Draghi che a breve sentirà sia Zelensky sia Putin. Devono fidarsi l'uno dell'altro. È il primo passo da fare per aprire i corridoi del grano nel Mar Nero ed evitare che la crisi affami l'Africa. Il sottinteso che lega l'esportazione bloccata dei cereali all'aumento incontrollato dell'immigrazione emerge nelle parole successive di entrambi i leader.

 

mario draghi recep tayyip erdogan

La Turchia è la porta verso l'Europa del fronte orientale. Erdogan la può aprire e chiudere a piacimento. E ci tiene a sottolinearlo quando scarica sulla Grecia la responsabilità dei flussi triplicati. «Ha cominciato a essere un pericolo pure per l'Italia».

 

Per il presidente turco la politica dei respingimenti di Atene spinge i rifugiati a fare direttamente rotta in Italia. Ed è con una certa malizia che chiede un commento a Draghi. La replica è ruvida: «La gestione dei flussi migratori deve essere umana, equa ed efficace ma anche un Paese aperto come l'Italia ha dei limiti e ci siamo arrivati». Il premier risponde alle sollecitazioni turche sulla Grecia, ma è come se mandasse un messaggio anche in Italia, a Matteo Salvini, tornato a sferzare il governo, in una ritrovata competizione con il leader del M5S Giuseppe Conte.

recep tayyip erdogan luigi di maio

 

« Le navi italiane salvano i migranti che arrivano nei propri mari. Il nostro comportamento è straordinario, siamo il Paese più aperto da questo punto di vista ma non possiamo essere aperti senza limiti. A un certo punto non ce la facciamo più». Il tema, assicura Draghi, verrà riproposto a livello europeo. Nel frattempo la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese è al lavoro con l'omologo turco per frenare il più possibile gli arrivi irregolari. Erdogan anticipa che si sta studiando un meccanismo congiunto di controllo dei flussi.

 

A breve, infatti, dovrebbero chiudere un accordo per uno scambio di poliziotti. Agenti e ufficiali di collegamento che avranno il compito di monitorare gli scali aerei e marittimi, arrestare scafisti, seguirli e fermare ulteriori arrivi.

recep tayyip erdogan giancarlo giorgetti

 

Sono passati quattordici mesi da quando Draghi definì incautamente Erdogan un «dittatore di cui si ha bisogno». Il tempo e la guerra hanno lenito le ferite del turco e affinato la sensibilità diplomatica del premier italiano. Nella piazza di fronte al palazzo presidenziale di Ankara, Draghi partecipa al rituale del picchetto militare. Urla in un turco un po' incerto la formula: «Ciao, soldato!».

 

Sul lungo tappeto azzurro Erdogan è accanto a lui. Il vertice è la consacrazione di un rapporto che si fonda su un riconoscimento di un «partner strategico, un alleato Nato e un Paese amico» che con l'Italia ha le proprie rivalità e le proprie strategie convergenti nel Mediterraneo. Uno degli accordi firmati dai due governi, che la diplomazia italiana considera tra i più significativi, riguarda la reciproca protezione delle informazioni classificate dell'industria della difesa.

mario draghi recep tayyip erdogan 2

 

Una cornice necessaria per l'ingresso della Turchia nel consorzio italo-francese che produce i sistemi di difesa antimissile Samp/T e che potrà sostituire le forniture di armamenti del genere garantite dai russi ai turchi. Sull'energia, invece, Erdogan e Draghi hanno ribadito la propria collaborazione a partire dalla partnership dentro il Corridoio meridionale del gas che dal Caucaso arriva fino alle coste italiane.

recep tayyip erdogan mario draghi 2

 

Liberarsi dai vincoli di Mosca e contenere l'espansione di Putin può diventare un obiettivo comune. Anche in Libia dove negli ultimi anni Roma e Ankara sono stati in competizione e dove, anche addestrando le truppe ufficiali libiche, c'è la necessità di stabilizzare una realtà in cui si muovono i paramilitari russi della compagnia Wagner. -

mario draghi recep tayyip erdogan mario draghi in turchiamario draghi recep tayyip erdogan 1recep tayyip erdogan mario draghi mario draghi recep tayyip erdogan mario draghi recep tayyip erdogan mario draghi recep tayyip erdogan 3recep tayyip erdogan mario draghi e i ministri italiani ad ankara 1i ministri italiani ad ankara mario draghi e i ministri italiani ad ankara recep tayyip erdogan luciana lamorgesemario draghi e i ministri italiani ad ankara recep tayyip erdogan lorenzo guerini mario draghi e i ministri italiani ad ankara mario draghi ankara recep tayyip erdogan con giorgetti e cingolani

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO