conte simontacchi colao cairo

QUANTO DURERÀ IL “COLAO MERTAVIGLIAO”? – CONTE HA RESISTITO PER SETTIMANE ALLE PRESSIONI DI MATTARELLA: “IL PREMIER SONO IO E NON MI FACCIO COMMISSARIARE. NON HO NESSUN BISOGNO DI SUPER-MANAGER” – POI HA DOVUTO CEDERE MA ATTORNO A COLAO HA CREATO UNA AMMUCCHIATA DI ESPERTI ACCURATAMENTE “LOTTIZZATI”, DEL TUTTO PRIVA DI POTERI, PER NEUTRALIZZARLO – IL COLMO? URBANO CAIRO È RIUSCITO A FAR NOMINARE STEFANO SIMONTACCHI, PRESIDENTE DELLO STUDIO LEGALE BONELLI EREDE NONCHÉ CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE DI RCS! CHISSA' IL ''CORRIERE'' COME OSERA' ORA CRITICARE CONTE (L'ATTACCO DI MENTANA ALLO SCHIAVO DI CASALINO E' FINITA NASCOSTA IN UN FRANCOBOLLO A PAG. 15!)

Laura Cesaretti per “il Giornale”

VITTORIO COLAO

 

Ha resistito per settimane. Ha fatto muro di gomma, rifugiandosi dietro l' emergenza sanitaria, il numero di morti, la priorità di tenere sotto chiave gli italiani.

C' è chi racconta di vere e proprie sfuriate: «Il premier sono io e non mi faccio commissariare. Non ho nessun bisogno di super-manager per sapere cosa decidere per il Paese».

 

Poi Giuseppe Conte ha capito che alla pressione del Quirinale e a quei pezzi di maggioranza che reclamavano da tempo una «cabina di regia» per gestire la «Fase due» non poteva continuare ad opporre solo dinieghi, e ha provato ad aggirare l' ostacolo, per svuotare dall' interno una manovra che serviva, effettivamente, a far presidiare da competenze esterne un governo estremamente debole e confuso. Mettendo sul mercato politico nomi che potrebbero tornare preziosi per un eventuale (e da molti auspicato) dopo-Conte.

CONTE E MATTARELLA

 

Così ha consentito al «suggerimento» insistente del Colle («La situazione è gravissima, devi farti aiutare, servono competenze indiscutibili»), ha fatto buon visto a cattivo gioco e si è occupato lui stesso di far filtrare il nome di Vittorio Colao, facendola passare per una sua scelta e non - come sostanzialmente è stata - per un' imposizione.

 

GIUSEPPE CONTE URBANO CAIRO

E attorno a Colao ha creato una sorta di comitato di studi monstre, del tutto privo di poteri ma accuratamente «lottizzato», per appesantire e rendere inefficace l' operazione. Sedici nomi, alcuni scelti dal premier, altri da lui richiesti come indicazione ai partiti di maggioranza e ad altri soggetti sul cui appoggio Conte vuole poter puntare:

 

per fare un esempio, l' illustre (e sconosciuto) Franco Ficareta, molisano che fa l' assistente di Diritto del lavoro a Bologna, è stato caldeggiato dal capo Cgil Stefano Landini, con l' avallo della ministra del Lavoro grillina Catalfo.

 

Stefano Simontacchi

Altri nomi sono stati suggeriti da Zingaretti o Franceschini, da Di Maio e dalla Casaleggio, dallo stesso premier (che già li aveva infilati tra i suoi consiglieri (come Mariana Mazzuccato o Filomena Maggini). Colao si è così ritrovato sul groppone una pletora di psicologi e sociologi, sindacalisti e economisti (alcuni di indubbia fama, altri meno) senza avere grande voce in capitolo.

 

Tant' è che sulla squadra già filtrano le sue perplessità. Così come le sue critiche alla farraginosità burocratica con cui il governo si è finora mosso: «In Albania hanno già la app e noi ancora andiamo avanti con decine di moduli diversi di autocertificazione».

 

GIUSEPPE CONTE E ROCCO CASALINO

Giuseppe Conte non si intende granché di governo, ma di gestione del potere sì, eccome.

E sembra essere riuscito, per ora, nell' intento di neutralizzare il secondo tentativo (dopo il «caso Draghi») di provare a togliere progressivamente la regia della peggiore crisi dal dopoguerra dalle mani sue e di Rocco Casalino.

 

Ora però, racconta chi conosce Vittorio Colao, bisogna vedere se e quanto un manager di statura e riconoscimento internazionale come lui, abituato a comandare, sarà disponibile a farsi bruciare dalle nebbiose lotte di potere romane.

 

VITTORIO COLAO

«Entro un mese - dice un dirigente dem assai critico con il governo - la task force dovrebbe indicare le possibili ricette per gestire quello che si prefigura come un cambiamento epocale di parametri. Non credo che Vittorio Colao sia disponibile a mettere in gioco la sua credibilità, se verificherà che non ci sono le condizioni per fare un lavoro serio, e tutto quel che gli si consente è di dirigere una sorta di gruppone variopinto di consiglieri del Principe».

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