prodi d alema

QUELL'APPLAUSO ALL'ASSEMBLEA DEL PD CHE COSTÒ IL QUIRINALE A PRODI – NEL NUOVO LIBRO DI MARCO DAMILANO, "IL PRESIDENTE", TRAME, RETROSCENA E INTRIGHI CHE PORTARONO ALL’IMPALLINAMENTO DEL "MORTADELLA" – “NON È VERO CHE QUELLA MATTINA TUTTI APPLAUDIRONO PRODI”, HA AMMESSO D'ALEMA, CHE IN ASSEMBLEA AVREBBE DOVUTO ESSERE CANDIDATO DA ANNA FINOCCHIARO MA... – ANCHE I FRANCESCHINIANI E I RENZIANI AVEVANO I LORO BUONI MOTIVI PER NON VOTARE IL PROFESSORE - VIDEO STRACULT: QUANDO MAX DEFINI' DAMILANO "CONSERVATORE DI LEGGENDE"

 

Da “La Stampa”

PRODI D ALEMA 88

Esce oggi per La nave di Teseo il nuovo libro di Marco Damilano, Il presidente (pp.352, € 10). In vista delle elezioni per il successore di Sergio Mattarella, il prossimo febbraio, il direttore dell’Espresso racconta i retroscena, gli intrighi e le congiure che hanno segnato la storia dei diversi Capi dello Stato.

 

Nel brano che qui anticipiamo sono riconosciute, con le confidenze di un grande elettore del Pd, le manovre interne al partito tra il 18 e il 19 aprile 2013, quando nel giro di poche ore Romano Prodi (che si trovava in Mali, inviato del segretario generale dell’Onu), vide sfumare la propria ascesa al Colle.

 

PRODI

Estratto da “Il presidente”, di Marco Damilano (ed. La nave di Teseo), pubblicato da “La Stampa”

 

prodi d alema 6

Alle otto di sera del 18 aprile 2013, nel Transatlantico, che sembra il campo della battaglia dopo che morti e feriti sono stati trascinati via, scivola Enrico Letta, sussurra a chi gli chiede: «Sto lavorando per Romano». Nel divanetto accanto alcuni deputati ex Ds si dicono sicuri che invece il giorno dopo i grandi elettori del Pd saranno riconvocati per scegliere tra i candidati forti: Prodi, D'Alema, qualcuno aggiunge la Finocchiaro, qualcun altro vorrebbe inserire nella partita anche Marini che non si è mai ritirato. In serata l'ipotesi prende corpo, viene convocata una nuova assemblea al Teatro Capranica, alle otto del mattino. I renziani si muovono come un partito nel partito, come una corrente democristiana di una volta.

damilano cover

 

Si danno appuntamento a Eataly, il megaristorante di cucina italiana ideato dall'imprenditore Oscar Farinetti, amico del sindaco di Firenze. E lì, tra ascensori avveniristici e prosciutti appesi alle pareti, il sindaco di Firenze annuncia che domani si dovrà votare per Prodi: è stato lui il primo a farne il nome, se passa è la sua prima vittoria nel partito, una prova da leader.

 

E se non passa? Avrà perso il leader, Bersani. Che, come recitano le sacre regole delle elezioni quirinalizie, è sempre il vero obiettivo dei franchi tiratori. Nella notte ci sono altre consultazioni, tra l'Italia, il Mali, la segreteria di Bersani, gli uomini di Prodi e lo staff di D'Alema, prende forma la primaria interna: all'inizio è l'idea di un semplice foglio bianco su cui ogni elettore potrà scrivere il suo nome, poi passa la proposta del ballottaggio tra i due ex premier del centrosinistra.

 

PRODI D ALEMA 9

I capigruppo relazioneranno sullo stato dell'arte, poi chiederà la parola Bersani, per candidare Prodi al Quirinale, non da segretario del partito, ma da parlamentare semplice. A quel punto si alzerà Anna Finocchiaro, anche lei da parlamentare semplice parlerà per candidare D'Alema. Come previsto dal copione, il primo a parlare è Bersani, ma lo fa da segretario del Pd e la sua è una proposta secca: c'è un solo candidato per il Quirinale, Romano Prodi. Un cambio di linea improvviso che viene accolto da un lungo applauso.

 

anna finocchiaro foto di bacco

Così riporta la notizia l'Ansa alle 8,54: «Bersani propone Prodi, lungo applauso e standing ovation». «Non è vero che quella mattina tutti applaudirono Prodi, nessuno si è dato pena di sapere cosa è successo quella mattina», dirà in seguito D'Alema. «Non c'ero, ma me l'hanno raccontato in tanti: i parlamentari si sono trovati di fronte a quella che è stata da molti vissuta come una scelta imposta, come una decisione contraddittoria, non discussa. In sala c'era la metà di chi avrebbe dovuto partecipare, c'è stato l'applauso di alcuni, c'è stato l'errore grave di chi non era d'accordo, avrebbe dovuto parlare e non lo ha fatto».

 

Il grande elettore anonimo del Pd è impietoso: «Nella prima votazione c'erano state 104 schede bianche, almeno 40 erano gli emiliani che avevano ricevuto l'ordine di Bonaccini. Bersani ed Errani erano diventati minoranza anche nella loro regione, per recuperarli si sono buttati su Prodi. Nella notte tra il 18 e il 19 i capi concordano che i grandi elettori saranno chiamati a esprimersi su un nuovo candidato.

prodi d alema

 

Le quattrocento schede erano già pronte. Bersani avrebbe dovuto parlare per Prodi, la Finocchiaro per D'Alema. Il primo a intervenire è Bersani, dice: "Io propendo per Prodi...", a quel punto non si capisce più nulla, le prime due file si alzano in piedi per applaudire. Presiedevano l'assemblea Luigi Zanda, capogruppo al Senato, e il giovane Roberto Speranza della Camera, avrebbero dovuto calmare gli entusiasmi e far proseguire l'assemblea come previsto. Ma non l'hanno fatto. Perché? Mi sono interrogato a lungo e non so darmi una risposta...

 

romano prodi enrico letta foto di bacco (2)

Cosa sarebbe successo se si fosse votato in assemblea? Si sarebbe aperto il confronto tra Prodi e D'Alema, diciamo che avrebbero preso almeno 150-170 voti a testa, su cui aprire una trattativa vera con le altre forze politiche, anche con il PdL. In ogni caso, i perdenti sarebbero stati vincolati a votare per il candidato vincente. Invece quell'applauso ha trasferito il voto segreto dall'assemblea degli elettori all'aula, dal Capranica a Montecitorio. Tutto è diventato drammatico».

 

Il primo ad accorgersi che le cose stanno andando male è proprio il diretto interessato, ancora in Mali, Romano Prodi. A Bamako è metà mattinata, in Italia sono quasi le due del pomeriggio, a quell'ora la sua candidatura è già tramontata. Anche il grande elettore del Pd va all'urna: «Nel primo pomeriggio avevamo tutti capito che Prodi era morto, finito. Non lo votavano i dalemiani, incazzatissimi, i franceschiniani, i mariniani, quelli che volevano insistere su Rodotà eletto con i grillini...

 

bersani renzi

È stata una forzatura priva di senso, organizzata da incapaci. E poi c'erano quelli che avevano tutto da perdere dall'elezione di Prodi e tutto da guadagnare da una sua sconfitta. I nomi? Giudichi lei, dopo, chi ci ha perso e chi ci ha guadagnato. Per esempio, chi è andato al governo Io quando mi sono trovato lì, sotto il catafalco, con la scheda in mano, non ho provato nessuna particolare emozione. Non ho neanche troppo pensato alle conseguenze.

 

RENZI FRANCESCHINI

Era saltato tutto, non esisteva più un vincolo di partito. Il Pd non è un ordine religioso, un'associazione ecclesiastica, non esiste un giuramento di obbedienza assoluta a una linea dissennata. L'unica legge che ho osservato è stata la mia coscienza. E la Costituzione, che prevede espressamente la regola del voto segreto per eleggere il Presidente della Repubblica. Perché è consentita la possibilità di scegliere in modo diverso da quello imposto dall'esterno, senza poi essere costretti a dichiararlo, è tutelata la libertà dell'elettore. Non dirò a lei come ho votato, non lo dirò mai a nessuno».

marco damilanoromano prodi a dimartedi 1

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