conte brugnaro

"GIUSEPPI" OLTRE LA LINEA DEL PO - CONTE VA ALLA CAMPAGNA DEL NORD DOVE IL M5S NON HA MAI SFONDATO - MA SULLA SUA STRADA C'E' BRUGNARO CHE, COME LUI, PUNTA ALL'ELETTORATO MODERATO - I DUE SI SONO INCONTRATI A VENEZIA E HANNO DISCUSSO DI LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE, UNICO MODO PER RITROVARSI ASSIEME IN UNA FUTURA E COALIZIONE DI ANTI-SOVRANISTI - MA L'AVVOCATO DI PADRE PIO DEVE GUARDARSI LE SPALLE: BRUGNARO E TOTI STANNO SFILANDO PARLAMENTARI AI CINQUESTELLE

Ilario Lombardo per "la Stampa"

 

BRUGNARO E CONTE

Quando cinque giorni fa Giuseppe Conte ha incontrato Luigi Brugnaro a Venezia, l'avvocato era già ben informato sull' instancabile opera di scouting che gli uomini del sindaco stanno portando avanti in Parlamento. L'intenzione è di scippare deputati e senatori al M5S, andando a pescare nel pozzo di delusioni e incomprensioni in cui sono affogati i grillini. La sua tappa a Venezia, al Salone Nautico, in realtà è stato un assaggio della campagna del Nord che l'ex premier ha intenzione di inaugurare a breve, nella prima parte del suo tour che da leader del M5S farà in giro per l' Italia. Già oggi vedrà il sindaco di Milano Beppe Sala.

 

luigi brugnaro e giovanni toti

Il Nord è la grande sfida, persa, del M5S. Non ha sfondato, ha perso sin da subito molti degli elettori che gli avevano dato fiducia nel 2018, e ha allontanato la classe imprenditoriale che non ha mai digerito il reddito di cittadinanza e le politiche assistenziali. L' obiettivo di Conte però è muoversi da qui, dalle grandi regioni produttive del Nord, per convincere l' elettorato moderato e liberale al quale dice di volersi rivolgere. Sulla sua strada però ha trovato Brugnaro, un avversario non facile, che vuole fare lo stesso partendo da una posizione più comoda, aggiornando il progetto di Forza Italia.

 

calenda renzi

I problemi per Conte cominciano ora. Ora che ha preso in mano il M5S e che deve giocare con le sue regole e quindi con i capricci di Beppe Grillo, con le ansie sui mandati elettorali dei parlamentari grillini e con le mire di Brugnaro. A Venezia, l' ex premier e il sindaco si sono confrontati, hanno parlato della reciproca competizione e dell' affollamento che si prepara sul grande centro, eterno spazio politico dove si giocano i destini dell' Italia, e in cui si muovono pure Matteo Renzi e Carlo Calenda. Conte e Brugnaro hanno discusso di legge elettorale proporzionale, unico modo - secondo l' avvocato - con il quale potrebbero ritrovarsi assieme in una futura e variegata coalizione di anti-sovranisti.

 

coraggio italia di giovanni toti e luigi brugnaro

Prima però il leader in pectore del M5S deve coprirsi sul fronte parlamentare. I contatti tra Brugnaro e gli eletti grillini sono continui. A Coraggio Italia hanno già aderito due ex 5 Stelle, Emilio Carelli e Stefano Rizzone, e altri, assicura Brugnaro, arriveranno. «Il nostro è un progetto che sta nel centrodestra - spiega a La Stampa il capogruppo alla Camera Marco Marin - Ma riceviamo trasversalmente tanti attestati di interesse, dai parlamentari come sui territori. Non facciamo scouting però. Soprattutto vogliamo solo chi condivide i valori moderati, cattolici, liberali, riformatori ed europeisti».

 

emilio carelli

L' erosione del Movimento potrebbe a breve essere realtà e avere un effetto dirompente in vista del semestre bianco e dell' elezione del Presidente della Repubblica. La scelta per il Capo dello Stato rimescolerà gli equilibri e si offrirà come vetrina per i partiti, per mettere in mostra i muscoli. I nuovi rapporti di forza potrebbero disegnare le future alleanze.

 

Sono le promesse, adesso, che pesano sullo stato d' animo degli eletti. Chi ha più garanzie da offrire riceve più ascolto, soprattutto tra i 5 Stelle ostaggio dell' incertezza sul terzo mandato. Per capire l' umore tra i grillini basta vedere cosa è successo ieri appena sono state pubblicate due notizie, non confermate dallo staff di Conte.

 

conte grillo

A Marina di Bibbona l' ex premier avrebbe incontrato Grillo per mostrargli il nuovo Statuto del M5S. In quell' occasione il comico avrebbe ribadito a Conte di non toccare la regola che vieta di andare oltre il secondo mandato. A quanto risulta, però, la posizione dell' avvocato non è cambiata. Il tema verrà rinviato a dopo le votazioni online sullo statuto e sulla sua incoronazione a leader.

 

L' idea è di trovare una formula di compromesso che non cancelli del tutto il dogma ma che renda più flessibile la scelta (mesi fa si parlò di una selezione per meriti che di fatto premierebbe i volti più noti della classe dirigente grillina). Conte è consapevole, come tutti, che irrigidendosi sul divieto del terzo mandato il M5S indebolisce i suoi anticorpi interni e rende più seducenti altri lidi politici. Ma deve fare i conti con Grillo.

 

BEPPE GRILLO E GIUSEPPE #CONTE

Su questo come sulle improvvisate del comico, in grado di destabilizzare la linea politica e i tentativi di renderla il più coerente possibile. Non è passata inosservata, una settimana fa, la pubblicazione sul suo blog di un «rapporto indipendente» sulla provincia dello Xinjiang. Di fatto una negazione della persecuzione della minoranza musulmana degli Uiguri e una difesa del regime cinese contro l'Occidente, sostenuta anche dal presidente della commissione Esteri del M5S Vito Petrocelli. Una presa di posizione che per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e per Conte, impegnati a far dimenticare le simpatie per Pechino e a saldare l' asse atlantico con gli Usa, non è stata certo d' aiuto.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…