nicola zingaretti luigi di maio virginia raggi giuseppe conte roma colosseo

ROMANZO CAPITALE – GIUSEPPE CONTE VUOLE PRENDERE I PIENI POTERI SU ROMA CON UN SOTTOSEGRETARIO AD HOC A PALAZZO CHIGI – IL PD E I CINQUE STELLE CONDIVIDONO IL PIANO PER PROVARE AD ARGINARE L’ARRIVO DI SALVINI E DELLA MELONI AL CAMPIDOGLIO – E SE L'INCARICO FOSSE AFFIDATO ALLA RAGGI? PD E 5 STELLE SE LA TOGLIEREBBERO DAI PIEDI E POTREBBERO TROVARE UN CANDIDATO UNICO PER LA CITTÀ: IL POST DEL DIRETTORE DI "LEGGO" DAVIDE DESARIO

 IL POST SU FACEBOOK DEL DIRETTORE DI "LEGGO" DAVIDE DESARIO 

 

virginia raggi col marito andrea severini foto di bacco

 

Sicuramente mi sbaglierò. Ma io penso stia andando più o meno così. Dunque Il primo elemento è che la Virginia Raggi sa bene che visto come sono andate le cose con ogni probabilità non verrebbe rieletta sindaco di Roma. Virginia Raggi sa anche che non ha un altro incarico e nemmeno un ottimo lavoro con una buona retribuzione.

 

Il secondo elemento è che sia i Cinque Stelle che il Partito democratico sanno che presentandosi divisi alle elezioni del sindaco di Roma quasi certamente solo uno dei due andrebbe al ballottaggio con il candidato del centrodestra. E probabilmente il centrodestra vincerebbe perché nel caso di ballottaggio con candidato pd molti elettori m5s diserterebbero le urne alla seconda tornata, e in caso di candidato M5s molti del pd non andrebbero a votare al ballottaggio.

 

LUIGI DI MAIO E VIRGINIA RAGGI

Così Virginia Raggi (con consenso dei big del suo partito) ha giocato di anticipo e si è ricandidata. Pensate sia matta? No. Non avete capito? Semplice così facendo ha messo il Pd all'angolo. E che succede ora?

 

Ora non è da escludersi che si cerchi di offrire un buon incarico alla Raggi (non rifiutabile, glielo chiede il Governo per il bene del Paese). Lei accetterà e così facendo risolverà il suo prossimo futuro con un nuovo incarico (e nuovo valido stipendio) che la facciano uscire dalla "fogna" di Roma a testa alta.

 

A questo punto Pd e M5s possono individuare e presentare un candidato unico per il sindaco di Roma che possa essere digerito dalle rispettive basi. E giocarsi la vittoria nella Capitale.

Virginia Raggi mejo di Daenerys Targaryen

 

Sicuramente sbaglio. Ma guarda caso oggi, il bravissimo Mario Ajello, sulle pagine del Messaggero annuncia che il governo Conte sta pensando ad un sottosegretario ad hoc con poteri a Roma.

 

Sicuramente sbaglio? Lo scopriremo solo vivendo. Una cosa però è certa: Virginia Raggi è molti meno sprovveduta e improvvisata di quanto in tanti possano pensare.

 

 

Mario Ajello per “il Messaggero”

virginia raggi e giuseppe conte affacciati al balcone del campidoglio 2

 

Che cosa fare a Roma? Che cosa fare di Roma? La sinistra nel marasma, senza programmi né visioni, ancora priva di un candidato e con la necessità di trovare in qualche modo un accordo con i 5 stelle (probabilmente al secondo turno ma non è detto che lo si possa fare anche a prima, a dispetto delle guerre tattiche) sta cercando in Conte un aiuto per la battaglia Capitale.

 

E potrebbe trovarlo nel premier diventato ormai un fedele compagno di strada dei dem, assai più modello Nazareno che Casaleggio Associati. A Palazzo Chigi si sta immaginando infatti un percorso che consenta al Pd, e ai grillini, di non perdere Roma facendo vincere la destra, naturalmente dipinta - nella retorica rossogialla e per un inguaribile riflesso condizionato d'antan - come barbara e sfascista.

 

ZINGARETTI - CONTE - DI MAIO

Il piano che si sta cominciando a preparare dalle parti di Conte, condiviso da alcuni ministri di peso sia Pd sia 5 stelle, per arginare l'avanzata degli odiatissimi avversari guidati forse da un candidato civico e trasversale (ma chi? Ancora buio pesto), dovrebbe scattare dopo il voto regionale del 20 e 21 settembre.

 

E se dovesse andare male quella tornata elettorale per il Pd, mentre la disfatta è arcisicura per i pentastellati, la determinazione del premier e della sua maggioranza per avviare il progetto su Roma - o la mossa perché non si capisce quanto ci sia di propaganda per motivi di bottega partitica e quanto di vera strategia per il bene della città - diventerà ancora più forte.

salvini meloni

 

L'idea è quella di appropriarsi di una bandiera storica del centrodestra: insistere sui poteri di Roma Capitale - necessità storica sempre tradita finora, scandalosamente inevasa per disinteresse a sinistra e per il cattivo condizionamento leghista e nordista dall'altra parte nonostante la Meloni non abbia mai abiurato la bandiera di Roma - istituendo in vista del voto capitolino del 2021 un sottosegretariato ad hoc a Palazzo Chigi.

 

Con il compito di dare a Roma quel che è di Roma, sperando così di raccogliere poi nelle urne il frutto di tanto impegno.

 

NO ALLE FINZIONI

BERLUSCONI AL VOTO A ROMA 4

Naturalmente, la mossa rischia di rivelarsi appunto soltanto una mossa, e in questo caso screditerà ancora di più una classe dirigente nazionale che della Capitale, sia in un fronte politico sia in quello opposto, ha sempre dato mostra di interessarsi poco. Se non per i suoi giochi autoreferenziali.

 

Poi si vedrà se il piano andrà in porto e se sarà una cosa seria - i romani non ne possono più di venire presi in giro da promesse e piroette - e intanto va registrato che sotto l'apparente stallo della questione Capitale qualcosa si muove dietro le quinte. Ormai Conte è diventato un politico smaliziato.

campidoglio

 

La stabilità del suo governo, ma anche della leadership del Pd, e la residua agibilità politica dei 5 stelle dipendono molto dall'esito del voto sul Campidoglio. Istituire un sottosegretario tutto dedicato a questa città, una sorta di commissario-ombra che cominci a lavorare per il futuro di Roma (e si tratterebbe di un commissariamento della Raggi di cui lei però se ne capisce la convenienza potrebbe giovarsi), può togliere le castagne dal fuoco a tutti.

 

VIRGINIA RAGGI CON I TACCHI SUL TETTO DEL CAMPIDOGLIO 1

E risulterebbe anche un contropiede nei confronti del centrodestra. Capace di far emergere le differenze che su Roma esistono tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Al nuovo sottosegretario - e non serve neppure il rimpasto per creare questa figura che sarebbe a stretto contatto con il premier - spetterebbe il compito di riattivare la legge Berlusconi del 2009 su Roma Capitale.

 

Quella che fu giustamente lanciata in pompa magna: e come dimenticare l'allora presidente Napolitano che si recò in aula Giulio Cesare quando questa da consiglio comunale diventò Assemblea Capitolina e pareva che l'Urbe dovesse avere in prospettiva i poteri di una super-Regione come accade a Madrid e a Berlino.

 

virginia raggi e giuseppe conte affacciati al balcone del campidoglio 3

Poi però - e si è visto scandalosamente anche con la guerra di Salvini purtroppo vincente contro il provvedimento Salva Roma al tempo del governo gialloverde nell'aprile 2019 - nel corso degli anni e nei vari rivolgimenti politici il grande traguardo di più poteri e più risorse per Roma è stato disertato e addirittura vilipeso.

 

E Roma -l'unica città italiana che secondo Cavour non può vantare solo «memorie municipalistiche» ma ha il respiro e la storia in grado di parlare all'Europa e al mondo - è finita per diventare, nelle logiche sballate della politica, come un qualsiasi altro comune.

 

DISCONTINUITA'

A maggior ragione nell'epoca della ricostruzione post-pandemia una Roma che abbia nel governo un sostegno forte, per combattere la guerra economica, commerciale, turistica, culturale, con le altre metropoli internazionali tutte bisognose di risalire la china, può rappresentare una discontinuità rilevantissima. Sempre che si faccia sul serio.

 

campidoglio

E che la nuova figura di sottosegretario a cui si sta pensando non serva soltanto a innaffiare l'orticello dei suoi dante causa e sia capace di ragionare e di dialogare con tutti, di comporre gli interessi generali e di sintetizzarli ad alto livello. Significa sperare troppo? Quel che è certo è che Roma non si merita più la miopia e il piccolo cabotaggio.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…