joe biden big armi fucile fucili nra

C’ERA UNA VOLTA L’AMERICA “POLIZIOTTO DEL MONDO” - IL RITIRO CAOTICO DALL’AFGHANISTAN HA FATTO EMERGERE LO SCONTRO FINORA SOPITO TRA IL “COMPLESSO MILITAR-INDUSTRIALE” STATUNITENSE, COMPOSTO DALLA LOBBY BELLICA E DALL’ESTABLISHMENT GLOBALISTA, E I NUOVI DEMOCRATICI CHE HANNO UNA VISIONE STRATEGICA MOLTO DIVERSA DA QUELLA STORICA, MOLTO SIMILE PER CERTI ASPETTI A QUELLA TRUMPIANA, IMPERSONIFICATA DAL CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE JAKE SULLIVAN. CHE INFATTI È FAUTORE DI “UNA POLITICA ESTERA NELL’INTERESSE DEI LAVORATORI AMERICANI”

joe biden

Federico Rampini per www.repubblica.it

 

Due Americhe si scontrano per decidere la strategia internazionale di Joe Biden. La débacle dell'evacuazione afghana e il dibattito se far slittare il ritiro a dopo la data fissata del 31 agosto, le ha fatte uscire allo scoperto.

 

L'impressione di isolamento del presidente, è accentuata dal fatto che la "prima America" si compatta contro di lui. È quella che un ex-generale, il vincitore della Seconda guerra mondiale sul fronte europeo, definì nel 1961 "il complesso militar-industriale".

 

talebani afghanistan

Quella formula coniata dal presidente repubblicano Dwight Eisenhower è stata riesumata da Barack Obama nelle sue memorie, a proposito degli scontri memorabili che si consumarono alla Casa Bianca dal 2009 in poi sulla guerra in Afghanistan.

 

afghanistan evacuazione di cittadini afghani all aeroporto di kabul 7

Il "complesso militar-industriale" è molto più di una lobby. Il Pentagono con 715 miliardi di bilancio ordinario gestisce una macchina bellica le cui risorse superano quelle dei dieci Paesi successivi sommate; molto di più è l'indotto economico di tutte le aziende che gravitano attorno; l'indotto politico creato dall'abile disseminazione di basi militari e aziende belliche in quasi tutti i collegi elettorali del Congresso.

dwight d. eisenhower 1953:1961

 

Poi c'è l'élite che attorno a questo sistema ha costruito un mondo parallelo di think tank, consulenze private, cattedre universitarie. È l'establishment globalista, organico a una visione bipartisan del ruolo "imperiale" degli Stati Uniti, contro cui Joe Biden si scontrò invano nel 2009-2016.

obama biden

 

L'allora vicepresidente di Barack Obama tentò di contrastare le strategie afghane del Pentagono e fu sconfitto. La compattezza bipartisan dell'establishment globalista ebbe come simbolo la decisione di Obama di confermare come segretario alla Difesa un repubblicano dell'era Bush, Robert Gates.

 

Oggi Biden è molto meno minoritario di allora, e non solo perché il 63% degli americani continua a sostenere il suo ritiro dall'Afghanistan nonostante la débacle dell'evacuazione. Lo shock dell'elezione di Trump nel 2016, la rinascita di una corrente isolazionista di destra nella politica estera, ha fatto uscire allo scoperto anche una nuova leva di democratici con una visione strategica molto diversa da quella che dominò sotto i vari Roosevelt, Truman, Kennedy, Carter, Clinton. Il ricambio generazionale e culturale ha portato alla guida del National Security Council il 44enne Jake Sullivan, fautore di "una politica estera nell'interesse dei lavoratori americani".

ROBERT GATES E OBAMA

 

Lo slogan può sembrare trumpiano, in realtà attinge a una corrente teorica che ha solide radici in campo democratico. Paul Kennedy cominciò in Ascesa e declino delle grandi potenze ad avvisare l'establishment americano contro i pericoli della hybris imperiale: ricordando quanti imperi del passato morirono di overstretching, collasso economico per l'eccessiva dilatazione della presenza militare.

 

jake sullivan

Oggi un seguace di quella scuola, Graham Allison, applaude Biden: "Merita un elogio, prende un rischio calcolato per districare gli Stati Uniti da sforzi fallimentari in una missione sbagliata".

 

ROBERT GATES E JOE BIDEN

Nella squadra di Jake Sullivan una lettura obbligata in questi giorni è The Long Game di Rush Doshi (altro giovanissimo esponente del National Security Council). È la ricostruzione della lunga marcia della Cina verso la sua potenza attuale: per decenni Pechino ha dissimulato le sue intenzioni, ha esibito modestia nello stile diplomatico, ha concentrato gli sforzi sulla costruzione della sua economia, ha evitato ambizioni irrealistiche e missioni inutili, ha minimizzato le aspettative degli avversari.

ROBERT GATES E IL PRESIDENTE AFGHANO HAMID KARZAI

 

Un'altra lettura della nuova generazione ai comandi della politica estera s'intitola Le guerre commerciali sono guerre di classe: un riesame feroce del trentennio globalista in cui le grandi strategie di Washington furono dettate dagli interessi del suo capitalismo, non delle classi lavoratrici. Oggi Biden non a caso viene "riabilitato" da un'icona della sinistra radicale, la deputata Barbara Lee della California, unica a votare contro la guerra in Afghanistan ai tempi di Bush.

Rush Doshi

 

Lo scontro fra le due Americhe è ancora aperto, la disastrosa gestione del ritiro ha messo sulla difensiva le forze che sostengono Biden. Il loro problema numero uno: come fare capire a Pechino che l'abbandono di Kabul non è un via libera per l'invasione-annessione di Taiwan.

jake sullivan con hillary clinton e barack obamatalebaniAFGHANISTAN - TALEBANIafghanistan gruppo di talebani afghanistan nazionalisti in piazza contro i talebaniafghanistan i talebani presidiano il ministero dell internoafghanistan estrazione di minerali preziosiafghanistan i talebani presidiano l aeroporto di kabulafghanistan un padre cerca di affidare il figlio ai militariAFGHANISTAN - UNA FOLLA ACCLAMA KHALIL HAQQANI AFGHANISTAN - UNA FOLLA ACCLAMA KHALIL HAQQANI AFGHANISTAN - UNA FOLLA ACCLAMA KHALIL HAQQANI AFGHANISTAN - LA RESISTENZA AI TALEBANIjake sullivan scelto da bidenjake sullivan e joe bidenrush doshi the long game

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...