sergio mattarella giorgia meloni

C’E’ SEMPRE LO ZAMPINO DI MATTARELLA – IL GOVERNO, DIETRO SUGGERIMENTO DEL QUIRINALE, HA DECISO DI NON RICORRERE A UN EMENDAMENTO, MA A UN NUOVO DECRETO A PARTE, PER OTTENERE L’OK A UN NUOVO INVIO DI ARMI IN UCRAINA – SORGI: “SE NON CI FOSSE STATO IL DIETROFRONT, LA DISCUSSIONE SI SAREBBE INTRECCIATA IN AULA A QUELLA SUL COMMISSARIO ALLA SANITÀ IN CALABRIA, TITOLO NUMERO UNO DEL DECRETO AL QUALE SAREBBERO STATE AGGIUNTE LE ARMI PER KIEV. UN PASTICCIO” – IL CAMBIAMENTO DI ROTTA E' SERVITO A EVITARE GLI ERRORI NEL TESTO SUL RAVE PARTY E IN QUELLO SUL TETTO AL CONTANTE, STRALCIATO DA UN DECRETO, PERCHÉ NON C'ERA URGENZA A GIUSTIFICARLO, E FINITO IN MANOVRA…

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI

1 - LA FRENATA SULLE SPESE MILITARI

Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

Nei corridoi parlamentari l'improvvisa decisione del governo di non ricorrere a un emendamento, ma a un nuovo decreto a parte, per ottenere da senatori e deputati il via libera a un nuovo invio di armi in Ucraina, aveva fatto pensare a un altro intervento di moral suasion del Quirinale, come quello riguardante il tetto dei pagamenti in contanti che non aveva i requisiti di necessità e urgenza e che adesso, inserito nel testo della legge di stabilità, è stato firmato da Mattarella.

ZELENSKY MELONI

 

Ed è chiaro che sia andata così, anche se gli interessati giuravano che si sia trattato di autonoma valutazione politica: per quanto il decreto che avrebbe dovuto essere emendato, per accorciare i tempi, contenesse anche una parte relativa al rifinanziamento delle missioni Nato, in qualche modo assimilabile alla materia degli aiuti a Kiev, Meloni, d'intesa col Colle, avrebbe deciso di riservare a questa materia un provvedimento ad hoc, per evitare di trovarsi con la doppia contestazione delle opposizioni sul merito e sul metodo.

 

sergio mattarella giorgia meloni

D'altra parte, anche se Conte prepara uno show per lo sganciamento, già annunciato nella manifestazione pacifista di Roma, del Movimento 5 stelle dal fronte pro-Nato, Pd e Azione resteranno fermi nell'appoggio a Zelensky. Oltre a venire incontro alle raccomandazioni del Capo dello Stato sull'omogeneità del contenuto dei decreti, l'appuntamento alle Camere per l'invio di armi finirebbe così per mettere in risalto le divisioni dell'opposizione, a vantaggio del governo.

 

giuseppe conte foto di bacco (4)

Fino a un certo punto, però: perché se non ci fosse stata la frenata all'ultimo momento, la discussione su un tema talmente delicato si sarebbe intrecciata in aula a quella sul commissario alla Sanità in Calabria, titolo numero uno del decreto al quale sarebbero state aggiunte le armi per Kiev. Un pasticcio.

 

Lo stop and go dei ministri Crosetto (Difesa) e Ciriani (Rapporti con il Parlamento) segnala che il rodaggio del governo non è ancora compiuto. Come confermato del resto dalla difficoltà del parto finale del testo della legge di stabilità, che solo ieri, con il sì del Colle, è potuto approdare in commissione, con un mese esatto, festivi compresi, di tempo per essere approvato, e la pratica impossibilità del Senato di far altro che metterci un timbro senza discutere.

 

sergio mattarella giorgia meloni

2 - ARMI, DIETROFRONT DEL GOVERNO IN ARRIVO IL DECRETO LEGGE DOPO I CONSIGLI DEL QUIRINALE

Ilario Lombardo e Francesco Olivo per “La Stampa”

 

Quel decreto non poteva uscire così, come lo aveva immaginato il governo per fare in fretta ed evitare altre liti sulle armi all'Ucraina. Un decreto sulla Nato, con dentro le misure sul commissariamento della sanità calabrese, dove infilare uno dei temi più controversi e discussi politicamente dell'ultimo anno.

 

GUIDO CROSETTO

La proroga del sostegno a Kiev finirà in un provvedimento ad hoc. Ed è una decisione che Giorgia Meloni ha preso anche su impulso del Colle, o meglio dopo le interlocuzioni avute con gli uffici del Quirinale che da prassi visionano le proposte di decreto. Nessuno lo conferma, ma il cambiamento di rotta rende evidente come sia stata condivisa l'esigenza di non replicare gli errori contenuti nel testo sul rave party e in quello sul tetto al contante, stralciato da un decreto, perché non c'era urgenza a giustificarlo, e finito in manovra.

 

 I contatti tecnici con il Quirinale, in questo senso, sono frequentissimi. Altro aspetto su cui al Colle c'è grande sensibilità è quello del coinvolgimento del Parlamento, a maggior ragione su un argomento così importante e divisivo. Una richiesta che il centrosinistra ha portato avanti a gran voce e che non può esaurirsi certo nel dibattito sulle mozioni, cominciato ieri alla Camera (con i banchi sguarniti) e che proseguirà oggi con un voto che però ha valore solo di indirizzo politico.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Il governo aveva un obiettivo: fissare una norma che garantisse l'invio delle armi all'Ucraina per tutto il 2023. Per farlo si era deciso di inserire il provvedimento in un emendamento a un decreto già approvato dal Consiglio dei ministri, che riguardava il finanziamento delle missioni Nato e la sanità in Calabria. Il blitz operato nella serata di lunedì, oltre che qualche dubbio nella maggioranza, ha provocato l'indignazione dell'opposizione. E così il ministro della Difesa Guido Crosetto, dopo aver sostenuto di fronte alle proteste del leader del M5S Giuseppe Conte la bontà dello strumento individuato, ha chiesto al ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani di ritirare l'emendamento, sostituendolo con un decreto legge dedicato che potrebbe essere sul tavolo del Cdm già domani.

 

luca ciriani 1

La decisione è arrivata dopo una mattinata di grande tensione, con il Pd sul piede di guerra, il M5S che parlava di «deriva bellicista» e Sinistra italiana che denunciava i trucchi «del governo dei furbetti». Secondo la maggioranza, in realtà, inserire la norma sull'invio di materiale militare a Kiev in un emendamento rispondeva all'esigenza di procedere con rapidità, anche perché, spiega una fonte di governo, «le Camere rischiano di ingolfarsi, entro il 31 dicembre ci sono da convertire tre decreti, oltre alla Manovra».

 

«L'emendamento era una scelta tecnica per rendere più semplice e veloce il deposito», conferma Ciriani. Secondo Crosetto, decisivo ai fini della retromarcia sarebbe stata la disponibilità dell'opposizione a velocizzare i tempi: «Ho chiesto di ritirare la norma dopo che è stato confermato l'impegno di tutti i gruppi a calendarizzare un decreto, da approvare entro il 31 dicembre».

sergio mattarella giorgia meloni 2

 

Parallelamente alla Camera va in scena il dibattito sulle mozioni dedicate al conflitto, voluto dal M5S. Ieri per la discussione generale si sono presentati solo pochi deputati, circa il 10% del totale. Oggi interverrà tra gli altri Conte. Ieri ha anticipato il senso del suo discorso: «È tempo di negoziati, non di armi e guerra a oltranza».

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO