franceschini coliva draghi

SE LA BUROCRAZIA DIVENTA UN OSTACOLO DELL’INNOVAZIONE – L’EX DIRETTRICE DELLA GALLERIA BORGHESE ANNA COLIVA: "CHI HA DETTO CHE TUTELA E SVILUPPO SONO INCOMPATIBILI? CERTO NON L'ART. 9 DELLA COSTITUZIONE. LA CONSERVAZIONE, ANCHE QUELLA DEL PATRIMONIO CULTURALE, È TORNATA A TARARSI SUL SIGNIFICATO LETTERALE DI REAZIONE"

 

Anna Coliva per il Messaggero

 

Anna Coliva

L'Italia e il suo governo sono impegnati in un enorme sforzo per una ripartenza che non può prescindere dalle riforme essenziali per sanare ritardi endemici del Paese. Dovrà essere un nuovo corso, capace di eliminare le distorsioni ataviche.

 

Tra i temi chiave vi è la transizione energetica e il suo grave ritardo strutturale causati dagli equivoci in cui sinora si è incappati. Ma quando nel governo il lavoro di snellimento delle procedure era giunto all'ultimo miglio decisionale, il Ministero dei Beni Culturali ha opposto l'articolo 9 della costituzione come agente di resistenza e reazione.

 

il ministro Franceschini

Quell'articolo 9 che noi - che abbiamo voluto caparbiamente far parte di quel ministero super tecnico della conservazione del patrimonio culturale, che abbiamo fatto a tempo a vivere l'eccitazione di trovarci a praticare la nostra disciplina, la storia dell'arte, non semplicemente in un'università ma in una struttura amministrativa che la disciplina l'aveva incarnata; noi che su quell'articolo abbiamo giurato - consideriamo sacrosanto. Ma l'articolo 9 dice anche che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

 

Sono estremi legittimi e ben noti ed è grave che si sia ancora a preliminari che dovevano essere affrontati e risolti in questi anni, sin da quando emersero le modalità tecniche scelte dall'Italia per la transizione energetica. Poiché è noto che queste scelte non sono le più avanzate e le più adatte alla salvaguardia del paesaggio e molti altri Paesi provano che c'è di meglio delle pale eoliche o dei pannelli solari cinesi, proprio in nome del famoso articolo 9 ci si sarebbe dovuti premunire.

 

MARIO DRAGHI

Per esempio il Ministero avrebbe dovuto affiancare agli specialisti nella ricerca energetica più avanzata gli specialisti della tutela - architetti, archeologi, storici dell'arte - impegnandoli in ricerche avanzate e interdisciplinari con l'obiettivo di comporre tutela e sviluppo.

 

Risolvere questo problema sarebbe stata una straordinaria opportunità per riportare all'interno dei Beni Culturali la ricerca attiva, in grado di restituire a questo ministero le ragioni della sua stessa esistenza piuttosto che la corsa all'intrattenimento con notti dei musei, sagre del Patrimonio e del fumetto, rincorse sui social con recite zelanti da scheda di catalogo da secolo XX che non riescono a far combaciare il mezzo con il messaggio.

 

E così, quando l'urgenza di ripresa e sviluppo prodotta dalla drammatica interruzione di un anno e più ha mandato in allarme la cultura della conservazione del patrimonio storico, artistico e naturale, ci si è accorti che nulla era stato predisposto. È riemerso così il solito conflitto italiano tra progresso e conservazione, una contrapposizione radicatasi come un'autentica tradizione locale, sempre uguale, almeno dalla fine degli anni 70, quando si esaurì quella particolarissima eccezionalità semantica per cui la conservazione, quando applicata al patrimonio culturale, era una cultura progressista: o professata tale.

dario franceschini

 

Da quarant' anni invece sono antagoniste, senza alcun imbarazzo per il loro automatismo, come se il tempo non passasse e circostanze e contenuti non evolvessero.

 

Così la conservazione, anche quella del patrimonio culturale, è tornata a tararsi sul significato letterale di reazione. Con tanto di militanza, come fosse un eroismo.

 

Ora, dopo l'inerzia di decenni si dovrebbero mettere come impegno prioritario tre assiomi: le ragioni dello sviluppo non possono essere ignorate da nessuno; la compatibilità tra sviluppo industriale e conservazione dei beni naturali e artistici va garantita; va raggiunto un progresso congiunto, risultato di ricerca costante per un tipo di sviluppo, un'economia e di conseguenza un'attività imprenditoriale, tanto pubblica che privata, dai modi specifici, tarati sulle peculiarità del nostro paese.

MINISTERO BENI E ATTIVITA CULTURALI

 

Di chi sarà la colpa se il problema non è stato riconosciuto? Le colpe, si sa, sono sempre complesse, reciproche e interconnesse e vanno diagnosticate. E allora è evidente che le responsabilità schiaccianti sono quelle della cultura e dei suoi orientamenti, sia di ricerca che di formazione.

 

Cosa hanno fatto per decenni le facoltà umanistiche, cosa sono andate a insegnare di così prioritariamente astratto e teorico da essere più importante che agganciare il mondo dello sviluppo, tanto tecnologico che economico, per obbligarli a una comune ricerca di applicazione di metodi e interessi alla peculiarità italiana?

anna coliva foto di bacco (2)

 

Che importanza hanno le storiografie della tutela, le sue teorie, lo studio astratto e settoriale dei beni culturali, se separati dalla concretezza della loro applicazione? Se impermeabili, isolate dalla loro immersione nei mondi della produzione e dello sviluppo, dal confronto con le loro ragioni?

 

Quale etica disciplinare può giustificare che una cultura nella sua purezza non debba sentirsi responsabile della soluzione dei problemi della realtà nella loro evoluzione?

 

Non si tratta mica della realtà in senso metafisico, ma di quella concreta del nostro paese, nello scorrere del nostro tempo storico. Tutto astratto nell'Italia post bellica: l'urbanistica è una scienza mai applicata; l'architettura è un'ipotesi sommersa da ostacoli procedurali e l'edilizia va altrove, senza bisogno di architettura; le storiografie, neanche a parlarne.

 

I conati applicativi: sforzi astratti e autoreferenziali pure quelli. Sviluppo sostenibile è solo un modo di dire, non supportato da ricerche congiunte intersettoriali. Con tutto il rispetto per la tutela del narcisismo dei rappresentanti di quella che genericamente si chiama cultura - e ci si intende - si dovrà pure ammettere che avrebbero potuto coltivare il loro legittimo autocompiacimento senza porre come sacrale l'automatismo inibente di civiltà (la loro) contro la barbarie (dello sviluppo, sia tecnologico che del profitto economico).

galleria borghese

 

E quel Ministero della conservazione del patrimonio culturale che fu fondato utopisticamente come struttura tecnica, come ha potuto, dal 1975 a oggi, non affrontare ciò che è noto da decenni?

 

Che quelle dello sviluppo del paese sono le sue stesse ragioni. E invece la difesa passiva e automatica, la creazione di argini, la perimetrazione geografica, sono il metodo migliore per l'autoesclusione, a lungo andare, delle proprie stesse ragioni.

 

Magari con una patina di integrità e onore, simili a una vecchia decorazione ma che produce una marginalizzazione assai più grave e colpevole del piacere della testimonianza. La nobiltà di scienza non dovrebbe ritardare un progresso necessario. Se la nostra industria, se i nostri modelli di energia sono ancora del tipo distruttivo di un suolo nazionale dalle arcinote peculiarità di concentrazione geografica e fragilità territoriale, sarà pure un segno degli effetti deleteri di un'insufficienza culturale, per non avere posto per tempo il problema in termini imprescindibili di ricerca, ma solo in quelli parziali e semplicistici di resistenza settoriale e testimonianza astratta.

 

anna coliva foto di bacco (1)

Ora, invece di rafforzare le strutture istituzionali della tutela con un'aggiornata innovazione scientifica, si è preferito aggravare i ritardi con la solita risposta emergenziale del sovra-ente speciale destinato a divenire, come per i terremoti, eterno e irresoluto.

 

È evidente, almeno dagli anni 80 del secolo XX, che non c'è molto da inventare di nuovo per nessuna scienza e professione tradizionale se non trasformare i metodi, superare la contrapposizione tra scienze umanistiche, tecnologiche, economiche in una nuova scienza in confronto strutturale con ambiti scientifici che per secoli sono stati mantenuti in categorie separate.

 

coliva

Le civiltà più avanzate del mondo odierno hanno capito subito come le categorie della modernità fossero superate dalla fase epocale della postmodernità: quanto necessario al mondo nuovo non lo scopre nessuna professione tradizionale da sola.

 

Nello specifico, forse marginale, dei beni culturali, tali pregiudizi per decenni, con la forza inconsapevole dell'apparato, hanno costantemente impallinato i rari tecnici della cultura che avessero percepito l'esigenza e tentato un'innovazione dei modi consueti e convenzionali con un'arma cieca ma così efficace da essere divenuta un'entità mitica: che si può anche continuare a chiamare burocrazia ma non è che la difesa estrema del costituito, del convenzionale e del garantito divenendo ostacolo a volte violento, quanto più consistente è la portata dell'innovazione.

coliva e dagoanna coliva foto di bacco (1)anna coliva foto di baccoanna coliva

Ultimi Dagoreport

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…