putin soldati russi

IL SONDAGGIO RISERVATO DEL CREMLINO: TRA I PIÙ GIOVANI CROLLA IL CONSENSO PER LA GUERRA IN UCRAINA! (E CERTO: I PISCHELLI SONO QUELLI PIU’ ESPOSTI ALLA CHIAMATA ALLE ARMI SE LA GUERRA CONTINUASSE A LUNGO) - SE L'APPOGGIO ALL'”OPERAZIONE MILITARE SPECIALE” È ALL'81% FRA CHI SI INFORMA ATTRAVERSO LA TV (CONTROLLATA DAL REGIME) FRA CHI UTILIZZATA INTERNET IL CONSENSO SI FERMA AL 45% - ANCHE FRA I PIÙ POVERI, I PIÙ ESPOSTI ALLA RECESSIONE INDOTTA DALLE SANZIONI, L'APPOGGIO ALLA GUERRA È MOLTO SOTTO LA MEDIA NAZIONALE - NELLE FASCE 25-34 E 35-44 ANNI PREVALE L’ORIENTAMENTO A TRATTARE CON KIEV…

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Soldati russi

Il primo ottobre 1939 Winston Churchill pronunciò un discorso in cui cercava di immaginare quali scelte avrebbe compiuto il regime di Mosca in guerra. «La Russia è un rompicapo avvolto da un mistero all'interno di un enigma», disse il futuro premier di Londra. «Ma forse una chiave c'è. La chiave è l'interesse nazionale russo».

 

Se anche nella guerra di oggi il criterio resta lo stesso, allora un numero crescente di russi interpreta quell'interesse in modo diverso da Vladimir Putin. Inizia a incrinarsi il consenso attorno all'«operazione militare speciale» imposta dal dittatore. I russi approvano ancora l'aggressione all'Ucraina, almeno in apparenza, ma a questo punto la metà fra loro chiede anche di mettere fine all'avventura.

 

PUTIN CON I SOLDATI RUSSI

Fra le generazioni giovani, quelle potenzialmente esposte alla chiamata alle armi se la guerra continuasse a lungo, sono addirittura schiaccianti le maggioranze favorevoli l'apertura immediata di colloqui di pace. Se ancora tiene ad avere all'appoggio dell'opinione pubblica, Putin da oggi inizia a vedere margini di manovra sempre più ristretti per un'invasione che non dovesse risolversi in pochi mesi.

 

A mostrarlo è un sondaggio del 23 giugno 2022 sotto il titolo «Operazione militare speciale: aree problematiche», di cui il Corriere è entrato in possesso. Il documento è prodotto da Vciom, la grande società di sondaggi controllata dal Cremlino, e non era destinato alla pubblicazione. Con ogni probabilità si tratta di una serie di slide preparate per essere discusse in riunioni riservate al Cremlino o al ministero della Difesa.

proteste in russia 2

 

L'aspetto che non rende pubblicabili quei dati di Vciom, del resto, risulta chiaro già da una prima lettura: per la prima volta da quando l'invasione dell'Ucraina è iniziata il 24 febbraio, il sondaggio registra smottamenti significativi nell'opinione pubblica russa.

 

FASCE SENSIBILI

proteste in russia 1

A prima vista il sostegno di coloro che si dichiarano a favore dell'«operazione militare speciale» resta saldamente al 70%. Si tratta di un dato in calo dal 72% dell'ultimo sondaggio ufficiale di Vciom il 26 maggio e dal 76% del 24 marzo, ma sempre elevato. Eppure si sfarina visibilmente in alcune fasce sensibili della popolazione. Fra i giovani di 18-24 anni appena il 38% sostiene la guerra, mentre il 37% si chiara contrario e il restante 23% trova «difficile rispondere».

 

repressione in russia delle proteste contro la guerra 9

E mentre l'appoggio all'«operazione militare speciale» è all'81% fra chi si informa attraverso la televisione - in Russia notoriamente controllata dal regime - fra gli «utilizzatori attivi di Internet» invece il consenso si ferma al 45%. Anche fra i ceti definiti «poveri», i più esposti alla recessione indotta dalle sanzioni, l'appoggio alla guerra è molto sotto la media nazionale.

 

Ma è la slide numero cinque del documento di Vciom che dovrebbe dare più da pensare a Putin, perché già in giugno almeno metà dei russi chiede in sostanza di mettere fine all'avventura ucraina. Sotto il titolo «Combattere vs. negoziati di pace», la domanda è posta in modo calcolato per dissipare la riluttanza dei cittadini a dare risposte sgradite al regime: «Ci sono diverse opinioni - recita il sondaggio -. Alcuni credono che ora per la Russia sia più importante condurre le operazioni militari in Ucraina, altri che sia più importante condurre negoziati di pace: qual è la sua opinione?».

 

repressione in russia delle proteste contro la guerra 8

Qui l'incrinarsi della superficie del consenso diventa evidente. Solo il 44% degli interpellati ritiene «più importante combattere», mentre un altro 44% preferisce trattative per far tacere le armi e il 12% trova «difficile rispondere».

 

Soprattutto, emerge tutta l'impopolarità della guerra in alcuni gruppi potenzialmente strategici per la stabilità del regime e la sostenibilità militare dell'aggressione all'Ucraina. Fra i giovani di 18-24 anni soggetti a essere chiamati alle armi nel caso si renda necessaria qualche forma di coscrizione, solo il 9% è favorevole a continuare la guerra: il 79% chiede di aprire subito negoziati di pace.

 

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Nette maggioranze inclini a trattare e non a combattere si registrano anche nelle fasce 25-34 anni e 35-44. Solo le generazioni più anziane, formate nell'impero sovietico, sono per combattere o più precisamente per mandare a combattere i più giovani. Sensibile sul piano politico è poi il fatto che nette maggioranze siano favorevoli a voltare pagina e a trattare nei due centri nevralgici del potere russo: Mosca e San Pietroburgo (oltre che in genere nelle altre grandi città).

 

repressione in russia delle proteste contro la guerra 5

E persino tra coloro che si descrivono come sostenitori di Putin un grosso gruppo (36%) oggi ritiene più importante trattare che proseguire la guerra. Tv contro internet Non è dunque sorprendente se inizia a crescere anche la quota di coloro che in Russia chiedono di fermare «il prima possibile» le «attività militari».

 

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Questi cittadini sono circa un terzo nel complesso, ma ancora una volta risultano in netta maggioranza fra le generazioni più giovani e fra gli «utilizzatori attivi di internet». Del resto il fatto stesso che si filtrino gli orientamenti dell'opinione pubblica in base alle fonti d'informazione a cui essa attinge la dice lunga sull'insicurezza che serpeggia al Cremlino: specie nelle grandi città un numero crescente di russi usa «Virtual Private Networks» (vpn) per aggirare la censura digitale e accedere ai siti bloccati nel Paese, svuotando sempre di più il ruolo della propaganda dei media tradizionali. Sollecitato tre volte sul sondaggio, Vciom non ha commentato.

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