mark zuckerberg google elezioni elettoral

SPOT? STOP! – GOOGLE HA CAPITO L’ANTIFONA E ANNUNCIA L’INTRODUZIONE DI LIMITI ALLA PUBBLICITÀ ELETTORALE MICRO-TARGETTIZZATA. DOPO LA MESSA AL BANDO TOTALE DECISA DA TWITTER, CI MANCA SOLO FACEBOOK – ZUCKERBERG CONTINUA A FOTTERSENE. E PURE TRUMP È D’ACCORDO: INFATTI I DUE SI SONO INCONTRATI IN GRAN SEGRETO…

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

elezioni su google 4

Google introduce limiti importanti alla pubblicità elettorale fatta con tecniche di microtargeting, come quelle psicografiche utilizzate, ad esempio, per individuare gli elettori psicologicamente più vulnerabili. Comunicata ieri da Google, non è una scelta netta, come la totale messa al bando della pubblicità politica decisa di recente da Twitter. Ma avrà un impatto rilevante, forse già sulle elezioni britanniche del mese prossimo e poi sulle presidenziali Usa 2020.

elezioni su google 3

 

L' efficacia dei nuovi paletti è tutta da verificare: gli inserzionisti potranno continuare a prendere di mira elettori specifici selezionati in base a età, sesso, posizione geografica, ma non potranno più usare parametri politici, culturali, psicologici. È comunque importante che uno dei due grandi collettori della pubblicità politica digitale abbia iniziato a introdurre severe limitazioni.

 

elezioni su google

Un atto che da un lato rappresenta un' ammissione implicita che negli anni scorsi la situazione su questo fronte era sfuggita di mano; dall' altro aumenta la pressione sul maggiore inserzionista, Facebook, che, dopo aver negato a lungo di voler introdurre vincoli, da qualche tempo ha fatto trapelare che è in corso un ripensamento.

 

mark zuckerberg al congresso

I motivi per essere scettici non mancano: è ormai chiaro che nella campagna 2016 Trump ha tratto grande vantaggio dalla campagna digitale organizzata dal suo genio informatico Brad Parscale utilizzando i servizi di Cambridge Analytica, che era riuscita a mettere le mani sul database di Facebook relativo a oltre 80 milioni di americani. Dati ottenuti illegalmente su cui Facebook non aveva esercitato adeguata sorveglianza, pur essendosi resa conto di quanto stava accadendo.

 

mark zuckerberg se la ride in audizione al congresso

In genere chi si accorge di aver sbagliato corre ai ripari e cerca di mostrarsi in buonafede. Non è il caso di Facebook che ha continuato a minimizzare e a temporeggiare. E continua a rifiutarsi anche di bloccare i messaggi degli inserzionisti politici palesemente falsi.

 

jack dorsey

Anche Twitter e Google evitano di sottoporre a fact-checking i messaggi politici, ma ora Google fa sapere che adotterà nuove misure contro la disinformazione in rete limitando i pericolosi contenuti deepfake (video falsi che mostrano persone reali, e sembrano veri, ndr ) e bloccando gli spot quando l' infondatezza del loro contenuto è evidente.

 

Ora tocca a Facebook. Non è azzardato ipotizzare che il suo fondatore Marc Zuckerberg sia sottoposto a pressioni della Casa Bianca, interessata ad evitare l' introduzione di limiti significativi. Parscale, nel frattempo diventato lo stratega della campagna per la rielezione di Trump, si vanta di aver messo a punto gli strumenti informatici più sofisticati per trainarlo verso la conquista del secondo mandato, ma ha bisogno di avere le mani libere.

 

TRUMP ZUCKERBERGelezioni su google 2

Quanto a Trump, ha reagito con rabbia quando Twitter ha deciso di abbassare la saracinesca. E nell' ultimo mese ha voluto incontrare per ben due volte Zuckerberg. Il secondo incontro, svoltosi alla presenza di Peter Thiel, l' unico tecnologo della Silicon Valley che ha appoggiato Trump fin da quando era un outsider, è stato tenuto segreto contro ogni regola di trasparenza sulle attività del presidente, fino a quando è trapelato per indiscrezioni di stampa.

mark zuckerberg in audizione al congresso 2jack dorsey stoppa gli spot politicielezioni su google GOOGLE FACEBOOK SI DIVIDONO IL MONDOfacebook pay 2mark zuckerbergmark zuckerberg 1

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)