di maio salvini spread

SPREAD-A-PORTER – L’IMPATTO DELL’AUMENTO DEL DIFFERENZIALE CON I BUND SUI CONTI ITALIANI È STATO PARI A ZERO. SÌ AVETE CAPITO BENE! – ANZI, NEL 2018 LA SPESA PER INTERESSI DEL DEBITO PUBBLICO È DIMINUITA DI 1,7 MILIARDI DI EURO. LA NOTIZIA L’HA DATA BANKITALIA MA NON HA AVUTO MOLTO SPAZIO NEI GIORNALI…

Antonio Grizzuti per “la Verità"

 

DI MAIO SPREAD

Sapete quanto ci è costato l' anno scorso il famigerato spread? Dimenticate i titoli urlati dei giornaloni nostrani, che per mesi hanno disseminato il terrore quantificando il danno nell' ordine di grandezza dei miliardi. Udite, udite: l' impatto sui conti italiani dell' incremento del differenziale con i bund tedeschi è stato pari a zero.

 

Anzi, per essere precisi, nel 2018 la spesa per interessi del debito pubblico è addirittura diminuita di 1,7 miliardi di euro, passando dal 3,8% al 3,7% sul Pil. La notizia è certificata niente meno che da Banca d' Italia, intervenuta ieri con Eugenio Gaiotti, capo del dipartimento di economia e statistica di Palazzo Koch, in audizione di fronte alle commissioni Programmazione economica e bilancio del Senato e Bilancio, tesoro e programmazione della Camera. «La spesa per interessi è diminuita», ha spiegato Gaiotti, confermando che «l' onere medio sul debito è sceso di 0,1 punti percentuali».

spread

 

I BUND TEDESCHI

L' aumento della differenza di rendimento con i titoli tedeschi, dunque, non ha provocato alcun cataclisma come preconizzato dai profeti di sventura. La relazione di Via Nazionale evidenzia come, anche grazie al fatto che questo capitolo è in realtà sotto controllo, l' Italia possa vantare un solido avanzo primario (ovvero la differenza tra entrate e spese, al netto di quelle per interessi) pari all' 1,6% sul Pil.

 

La ragione di questo fenomeno l' abbiamo già spiegata alcuni mesi fa su queste pagine. Pur essendo effettivamente aumentato negli ultimi mesi, il rendimento delle nuove emissioni risulta comunque più basso rispetto al costo medio dello stock di debito circolante. Ciò significa con tutta probabilità che, almeno nel breve e medio periodo, la spesa continuerà a calare o quantomeno rimarrà stabile.

 

spread btp bund

D' altronde, dati alla mano, negli ultimi anni il dato che colpisce di più è proprio la continua discesa della spesa per interessi, passata dal 5,2% sul Pil nel 2012 al 3,7% del 2018. Ma nemmeno nel lungo periodo gli effetti dovrebbero essere così devastanti come annunciato dai detrattori del governo gialloblù. Come dimenticare, ad esempio, le minacciose affermazioni dell' ex premier Matteo Renzi, che nel novembre scorso scrisse su Facebook: «Lo spread a 320 significa che il prossimo anno avremo 6 miliardi di euro in più di interessi sul debito, farà danno alle famiglie, alle imprese, ai risparmiatori, agli artigiani.

 

Ricordate le polemiche sulle quattro banche fallite? Allora i soldi persi con i subordinati dai risparmiatori furono 300 milioni di euro. Da quando è in carica questo governo i risparmiatori hanno perso 300 miliardi di euro». Previsioni sballate, come testimonia l' audizione di Gaiotti. L' aumento del costo c' è, infatti, ma non è così sensibile come sostenuto da Renzi. Nell' ipotesi che i tassi di interesse rimangano sui valori attesi dai mercati, «gli oneri della spesa sarebbero più elevati di 1,5 miliardi quest' anno, 3,5 il prossimo e quasi 6 miliardi nel 2021». Senza contare che, se i segnali positivi mostrati con la produzione industriale dovessero essere confermati e il Pil dovesse riprendersi, i rendimenti sarebbero destinati a calare.

GIUSEPPE CONTE PINOCCHIO IN MEZZO AL GATTO (LUIGI DI MAIO) E LA VOLPE (MATTEO SALVINI) MURALE BY TVBOY

 

Smontata «tutta la narrativa sui miliardi in più di costo dello spread, con titoli di giornale fino a 200 miliardi che danno l' idea del terrorismo dei media», dice alla Verità Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera. «In realtà i numeri ci dicono che in passato si emettevano titoli con tassi più alti rispetto a quelli attuali. Non bisogna mai dimenticare che lo spread è una differenza, non un valore assoluto. Se la differenza sale, ma il valore assoluto scende, si finisce per pagare di meno. Ci viene raccontata una cosa che non corrisponde al vero: ci dicono che paghiamo di più e in realtà paghiamo di meno».

 

SPREAD DI CITTADINANZA

Senza contare l' effetto del programma di acquisto titoli attutato negli ultimi anni dalla Bce, altrimenti noto come quantitative easing, che oltre a «sterilizzare» la quota parte dello stock di debito acquistato da Francoforte, ha permesso al Tesoro di incassare con una partita di giro le stesse cedole in capo alla Bce. Un fenomeno che l' economista della Lega quantifica in circa 2 miliardi di euro e che ha permesso di tamponare ulteriormente la spesa per gli interessi già di per sé in calo. «Sono miliardi in meno e potrebbero essere ancora molti meno», conclude Borghi, «se la Banca centrale europea ricominciasse a riacquistare titoli sul mercato, e può farlo perché di inflazione non c' è traccia, e in quel caso sarebbe ancora minore l' ammontare di interessi che lo Stato si troverebbe a pagare».

CONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZA

 

Lungi da noi affermare che l' aumento dello spread è un fenomeno a costo zero. Se il differenziale fosse inferiore, o addirittura pari a zero, i costi sarebbero senza dubbio molto inferiori. E la stessa Bankitalia, nell' audizione di ieri, spiega che un «aumento permanente dei rendimenti dei titoli di Stato italiani a lungo termine di 100 punti base» si tradurrebbe in un calo del Pil dello 0,1% dopo un anno e dello 0,7% dopo tre anni.

 

Senza contare i già citati costi a lungo termine sulla spesa per interessi, destinati inevitabilmente a crescere se i rendimenti non dovessero calare. La narrazione alla quale abbiamo assistito dalla nascita del governo gialloblù però, anziché spiegare onestamente come stanno le cose, ha puntato tutto sul clima di terrore. Una scelta di campo che ha alimentato l' incertezza che si professava di combattere.

 

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 28

la riformaGaiotti ha anche espresso ottimismo per la situazione economica generale, dicendo che «il buon risultato della produzione industriale in febbraio suggerisce che la crescita del Pil potrebbe essere in ripresa nel primo trimestre», mentre «altri indicatori restano però deboli». Da Bankitlaia è anche arrivato un monito sul deficit: «È condivisibile l' intenzione di non ricorrere a ulteriore indebitamento per approvare una riforma», ovvero il taglio delle tasse, ha detto Gaiotti, favorevole invece a una «revisione complessiva delle agevolazioni fiscali».

 

di maio conte salvini tria 1

Riduzioni del carico fiscale «sul lavoro, se non compensate da razionalizzazioni della spesa o delle cosiddette "spese fiscali", condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con la riduzione del peso del debito pubblico».

 

Per quel che riguarda l' Iva, l' economista ha detto che il raggiungimento degli obiettivi del governo «richiederà l' individuazione di coperture di notevole entità, nel caso si voglia evitare l' attivazione delle clausole». Senza gli scatti automatici previsti, «il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al 3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022».

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