massimiliano max allegri verona juventus

SPROFONDO BIANCONERO/2 – DAMASCELLI: “LA MISSION DI AGNELLI RESTA PROPAGANDA, I RISULTATI DI BILANCIO TROVANO CONFERMA NEI RISULTATI DI CAMPO, IL FUTURO NON C'È, SE NON A PAROLE. NON CI SONO LE PREMESSE DI POLSO, NON CI SONO I DENARI CHE DOVREBBERO COPRIRE IL CONTRATTO QUADRIENNALE DELL'ALLENATORE, NON CI SONO ALTERNATIVE IMMEDIATE PER LA SUA SOSTITUZIONE. MA QUALCOSA DOVRÀ ACCADERE, ALTRIMENTI LA CADUTA SARÀ IRREVERSIBILE”

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Tony Damascelli per “il Giornale”

 

Quarta sconfitta. Quarta botta pesantissima. Che cosa è mai diventata la Juventus? C'è un'ipotesi di squadra, c'è un gruppo di calciatori smarriti, puniti al primo errore e poi accompagnati dalla sfiga tra pali e affini. Perché soltanto quel finale di orgoglio e di rabbia, dopo un'ora di assenza disarmante?

 

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Il sangue ci sarebbe ma la testa è in torpore. Eppoi quel gol di McKennie non è la spiegazione di come sia messo il gioco bianconero? Che altro si deve scrivere di questa Juventus?

 

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Allegri aveva presentato la partita celebrando i meriti di Tudor che ha dato al gruppo l'aggressività che già apparteneva a Juric. Lo stesso Tudor era stato allontanato da Agnelli senza nemmeno una spiegazione logica, se non quella di avere svolto il lavoro di campo con Pirlo ma sempre di margine, quasi sopportato.

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Allegri ha perso la sfida in tutte le zone del campo, difesa scollata, centrocampo nebbioso, attacco insignificante se non ci fosse ancora Dybala perché Morata non supera nemmeno la propria ombra. Il totale sta nei gol dell'Hellas e anche nel ritmo dei veneti, gli juventini ormai concedono gloria a chiunque, al punto che la sconfitta di Verona era anche prevedibile viste le premesse delle ultime esibizioni dei bianconeri.

 

Allegri ha cambiato ancora una volta la formazione, difesa inventata, centrocampo senza carattere e idee, non c'è una linea ferma, coerente, l'affanno e la paura sono diventati i connotati di una squadra che invece aveva nel cinismo e nel pragmatismo le caratteristiche che l'hanno portata a conquistare risultati anche non del tutto meritati. I cambi effettuati nel secondo tempo sono l'ammissione di un fallimento, dei calciatori e del tecnico.

 

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La mission di Agnelli resta propaganda, i risultati di bilancio trovano conferma nei risultati di campo, il futuro non c'è, se non a parole, non credo che la proprietà intenda intervenire con un colpo plateale che riguardi i vertici societari e quelli tecnici. Non ci sono le premesse di polso, non ci sono i denari che dovrebbero coprire il contratto quadriennale dell'allenatore, non ci sono alternative immediate per la sua sostituzione.

 

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Ma qualcosa dovrà accadere, altrimenti la caduta sarà irreversibile. Sabato da halloween e non soltanto a Verona. Un'ottima Lazio, dopo il dolcetto di Immobile, ha trovato lo scherzetto della rimonta atalantina all'ultimo colpo ma resta un episodio buio: la monetina lanciata dagli idioti ultras e che ha colpito Reyna, potrebbe costare carissimo al club di Percassi.

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