renato schifani

LO STRETTO NECESSARIO – CHE BELLA LA SICILIA E LA CERTEZZA CHE TUTTO CAMBIA PERCHÉ NULLA CAMBI: RENATO SCHIFANI, PRIMO FORZISTA A DIVENTARE PRESIDENTE DELLA REGIONE, ACCHIAPPA UN SOLIDO 40% E PER PRIMA COSA TORNA A PARLARE DI PONTE SULLO STRETTO, RINGRAZIANDO TRA L’ALTRO TOTÒ CUFFARO PER IL SOSTEGNO (ANNAMO BENE) – LA SICILIA SCATENA I VELENI IN FORZA ITALIA: SE MARTA FASCINA È STATA ELETTA SENZA NEANCHE METTERE PIEDE SULL'ISOLA, BOCCIATE STEFANIA PRESTIGIACOMO E GABRIELLA GIAMMANCO...

Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”

 

Renato Schifani

Più che esultare, sorride composto, a modo suo, toni sempre pacati, il nuovo presidente della Regione che ritorna nell'isola dopo avere guidato l'assemblea di Palazzo Madama.

 

Ce l'ha fatta Renato Schifani, forzista azzurro di lungo corso, a conquistare un solido 40 per cento (era al 39,2% con 2241 sezioni scrutinate su 5296) nella Sicilia dove il partito di Berlusconi ha spesso dominato senza mai aver avuto un governatore.

 

Eccolo ai microfoni, nel quartiere generale dell'Hotel des Palmes, all'imbrunire, quando ormai è certo del risultato, atteso mentre l'irrequieto outsider partito da Messina, il ciclone Cateno De Luca, minacciava di superarlo, infine fermo a un pur sorprendente 23,8 per cento.

 

renato schifani 7

Nella Sicilia dove, come già cinque anni fa, vota meno di un elettore su due (48,62), c'è chi brinda e chi si lecca le ferite, come succede al Pd penalizzato da un insufficiente 17,9 per cento raccolto da Caterina Chinnici, seguita di poco dal candidato del M5S Nuccio Di Paola.

 

Dati che andranno analizzati per capire se il «tradimento» pentastellato, seguito alle primarie vinte dalla Chinnici, ha davvero cambiato il corso delle cose. Uno scontro che spacca la sinistra e anticipa i processi interni al Pd dove ieri è ricomparso anche l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, tessera ancora da rinnovare, parlando di «una perfetta tempesta» provocata da «una soffocante consorteria di correnti» in un partito dove coglie «limiti, soffocante autoreferenzialità ed errori di suoi dirigenti nazionali, regionali e locali».

silvio berlusconi renato schifani

 

Pensa invece al suo «governo delle competenze» Schifani, che si affretta a ringraziare, sin dalle prime battute, non solo «Berlusconi, Giorgia Meloni e Salvini» ma anche «Raffaele Lombardo, Saverio Romano e Totò Cuffaro». Cioè i maggiorenti locali di una coalizione che l'eletto immagina molto ampia «per assicurare stabilità di azione legislativa e rafforzare l'azione di governo».

 

renato schifani 9

Questo richiamo non piacerà ai grillini che hanno applaudito la scorsa settimana Conte quando salutava le sue folle a Palermo e Catania accanto al magistrato in pensione Roberto Scarpinato, eletto in Parlamento. Ma Schifani non sembra curarsene. Certo di una sintonia fra i governi di Palermo e Roma. Per fare cosa? «Intanto, il Ponte sullo Stretto, lo vogliamo tutti nel centro destra».

 

PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Il rischio mafia-appalti? Ecco la risposta contro le possibili infiltrazioni mafiose: «Un comitato di ex magistrati ed ex componenti delle forze dell'ordine per monitorare l'uso dei fondi del Pnrr». Mentre Schifani è già proiettato verso la composizione della giunta, anche in Forza Italia serpeggiano amarezze.

 

Del ciclone De Luca e della ripresa grillina hanno fatto le spese alcune eccellenti bocciature. A cominciare da Stefania Prestigiacomo che il plenipotenziario di Berlusconi nell'isola, Gianfranco Micciché, avrebbe voluto fare subentrare all'uscente governatore Musumeci. Bocciata prima da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Adesso dal voto. Fuori dal Parlamento. Come Matilde Siracusano a Messina e Gabriella Giammanco a Palermo. Mentre ce la fanno la fidanzata del cavaliere, Marta Fascina, e Stefania Craxi.

 

renato schifani 10

Di qui una recriminazione sulle «catapultate» da parte di Micicché: La Sicilia paga come sempre un alto prezzo, anche dentro Forza Italia, pur essendo la regione che supporta meglio gli esiti elettorali. Sì, la Sicilia è granaio di voti. Di voti nostri. E

 

d è un granaio di eletti. Di eletti degli altri. La Sicilia viene considerata quando c'è da raccogliere. Nessuna polemica. La cosa però non ci piace. Importante è la vitalità del partito, ma se il partito in Sicilia avesse di più, sarebbe meglio per tutti e avremmo anche più voti».

 

toto cuffaro 2

Si intravedono fibrillazioni in vista dell'assetto di governo, come accadde per Musumeci, frattanto eletto al Senato, e indicato dallo stesso Schifani alla MaratonaMentana de La7 , in risposta a una domanda di Paolo Mieli, «come possibile raccordo fra i governi regionale e nazionale».

 

Come dire, un ruolo di governo per i problemi del Sud: «Non spetta a me dire se ministro, viceministro o sottosegretario...». Indicazione che potrebbe, forse, superare le frizioni registrate tra Musumeci e Micciché. O accenderne qualcuna fra quest' ultimo e il nuovo governatore.

ponte sullo strettorenato schifani 4ponte sullo strettorenato schifani manifesti elettoralirenato schifani 1renato schifani 8renato schifani 3renato schifani 2renato schifani 6renato schifani 5

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…