la folla a parigi per zemmour 2

IN TEMPI SI CRISI I POPULISTI SI SGONFIANO - ÉRIC ZEMMOUR HA ARRINGATO LA FOLLA SOTTO LA TOUR EIFFEL CHE URLAVA "MACRON ASSASSINO", MA NEI SONDAGGI, A DUE SETTIMANE DAL PRIMO TURNO DEL 10 APRILE, È FERMO ALL'11%, DIETRO TUTTI - UN CALO DOVUTO ANCHE DELLE SUE BATTUTE SUI DISABILI ("BASTA CON L'OSSESSIONE DELL'INCLUSIONE") E DELL'AMMIRAZIONE PER PUTIN: AL CONFRONTO DI ZEMMOUR, LA LE PEN SEMBRA ORMAI UNA SPECIE DI PACATA E RASSICURANTE MERKEL DI FRANCIA...

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera

 

eric zemmour a parigi 2

Éric Zemmour prende toni a metà tra Giovanna d'Arco e il Messia quando si rivolge ai giovani: «Lo racconterete ai vostri figli: un giorno, nel 2022, un uomo ha preso il cammino. Ho ascoltato il mio cuore e l'ho seguito».

 

Quell'uomo pronto a tutto «perché la Francia resti la Francia», come dicono gli striscioni, è lui, Éric Zemmour, l'ex opinionista del Figaro pluricondannato per incitazione all'odio che ieri ha riempito il Trocadéro di Parigi per cercare di ridare slancio alla sua corsa all'Eliseo.

 

la folla a parigi per zemmour 2

Il luogo scelto per il comizio decisivo dice molto: sullo sfondo c'è la Tour Eiffel simbolo della Francia nel mondo e poco più lontano ecco il duomo des Invalides, dove è sepolto Napoleone, il grande idolo di Zemmour (l'altro era e forse è ancora Putin).

 

Il Trocadéro, nel molto borghese XVI arrondissement di Parigi, è una piazza simbolo della destra gollista e Zemmour rivendica subito di averla espugnata: «Sono l'unico vero candidato di destra a queste elezioni», perché Marine Le Pen sarebbe ormai «una socialista» con la sua ossessione per il potere d'acquisto e la difesa delle classi più deboli, e la gollista Valérie Pécresse «una centrista».

 

eric zemmour a parigi 1

Lui, che rifiuta un'etichetta di estrema destra pur ampiamente meritata, è fiero di avere fatto arrivare autobus da tutta la Francia per portare «centomila patrioti» (in realtà sono meno della metà) al Trocadéro.

 

Una simile adunata era riuscita nel 2012 al presidente uscente Nicolas Sarkozy e nel 2017 all'ex favorito François Fillon: entrambi poi sconfitti (rispettivamente da Hollande e Macron), nonostante l'analogo mare di bandiere tricolori.

 

la folla a parigi per zemmour 1

Zemmour è in calo nei sondaggi, non hanno aiutato le uscite delle ultime settimane sui disabili («basta con l'ossessione dell'inclusione»), l'ammirazione per Putin («ci vorrebbe uno come lui anche in Francia», diceva poco tempo fa) e l'auspicio che i profughi ucraini rimangano in Polonia «dove stanno sicuramente meglio».

 

A due settimane dal primo turno del 10 aprile, Zemmour è fermo all'11 per cento delle intenzioni di voto, al quinto posto dietro il grande favorito Macron (28%), Marine Le Pen (20,5%), il candidato della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon (14%) e Valérie Pécresse (11,5%), ma «impossibile non è francese», si legge nell'enorme striscione sotto il palco e «niente e nessuno potrà rubarci questa elezione», ripete Zemmour di fronte ai sostenitori - molti giovani - che gli tributano una devozione assoluta.

 

la folla a parigi per zemmour 3

L'idea che l'elezione sia già vinta e che qualcuno - i media, il sistema, i politici di professione - stia cercando di sottrarla al popolo è molto trumpiana, come anche lo slogan nazionalista On est chez nous!, questa è casa nostra!, che la folla scandisce quando Zemmour si rivolge agli stranieri e ai musulmani per ribadire che sono loro a doversi adattare alla cultura francese e non il contrario.

 

Zemmour non ha a disposizione la macchina del partito repubblicano Usa, ma spera di ripetere comunque l'impresa riuscita a Trump nel 2016, ovvero sovvertire ogni pronostico, approfittare del «voto nascosto» non intercettato dai sondaggisti e conquistare la presidenza della Repubblica.

 

Zemmour ieri non ha cambiato nulla della sua proposta politica - il rimpianto per la Francia che fu da Brigitte Bardot a Louis de Funès, l'ossessione per l'identità francese minacciata dagli stranieri - ma ha rinunciato alla tetra «Z» dei primi manifesti elettorali, che ora ricorderebbe l'ancor più sinistra «Z» dell'invasione russa.

 

il controverso simbolo con la z di zemmour

Quando Zemmour evoca le vittime dei criminali e incolpa il lassismo del governo, i suoi sostenitori gridano in coro Macron assassin! Macron assassin!, e lui non li ferma (dirà poi che non aveva compreso lo slogan e condannerà l'accaduto).

 

Al confronto di Zemmour, Marine Le Pen sembra ormai una specie di pacata e rassicurante Merkel francese, e infatti sale nei sondaggi. Macron ha la vittoria in tasca, ma un eccesso di sicurezza, l'attenzione rivolta soprattutto alla crisi internazionale e poco alla politica interna e una forte astensione potrebbero ridare un po' di incertezza al secondo turno del 24 aprile.

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)