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TRENTA NON HA FATTO TRENTUNO (E GLI ALTRI ESCLUSI) - L'EX MINISTRA: ''NON ME LO MERITAVO, HO LOTTATO CONTRO SALVINI PIÙ DI ALTRI''. IL FATTO CHE QUESTA SIA LA SUA MEDAGLIA PIÙ IMPORTANTE FA CAPIRE PERCHÉ IL GOVERNO GIALLOVERDE NON SAREBBE DURATO COMUNQUE - LA GRILLO SI È IMMOLATA PER GARANTIRE L'APPOGGIO DI LEU, CHE VOLEVA UN MINISTERO IMPORTANTE, VISTO CHE IL M5S SI È SCHIERATO IN DIFESA DI SERGIO COSTA. E LEZZI, TRIA, MOAVERO, CASTELLI VOLEVANO…

1. «FATTA FUORI, NON MERITAVO TUTTO QUESTO IO HO LOTTATO CONTRO MATTEO PIÙ DI ALTRI»

ELISABETTA TRENTA DANILO TONINELLI

Simone Canettieri per “il Messaggero

 

«Sto benissimo». Elisabetta Trenta, voce nervosa ma cortese, sta facendo gli scatoloni al ministero della Difesa. Non è un modo di dire.

«È proprio così, vado di corsa, ho i minuti contati».

Sia sincera, è molto arrabbiata: è stata tagliata fuori dal nuovo governo.

«Sto benissimo. Ma non voglio parlare con i giornali».

 

E perché?

«Nessun giornale si è trovato bene con me. Il trattamento che mi è stato riservato è stato sempre pesante. Tantissimi attacchi».

Ma il suo problema semmai è interno al M5S: la sua uscita dal governo era scritta da giorni. Il ministro della Difesa non si è sentita difesa.

«Le devo dire la verità?».

Certo.

«Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero».

 

GIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTA

Oh! E quindi in questo momento sarà infuriata.

«Va bene: lo dico. Non sono contenta, non meritavo tutto questo».

Che ingrati i vertici grillini, lei è sempre stata in prima linea nella polemica quotidiana con Matteo Salvini. Ma si fa così? Si è sentita da sola al fronte.

«Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini».

Appunto. Si è immolata per la causa, e poi arrivederci e grazie?

«Voglio stare zitta perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti».

 

Si tolga il dente. Luigi Di Maio non l'ha tutelata fino alla fine?

«Non so se Luigi mi abbia difeso, queste cose vanno valutate a freddo e non a caldo. Adesso ho mille pensieri contrastanti. E tanta rabbia. Ma voglio fare io una domanda».

Quale?

elisabetta trenta ursula von der leyen

«Il ministero della Difesa è un ministero importante, il Viminale è un ministero altrettanto importante. È opportuno che ci siano due correnti politiche in entrambi i dicasteri?».

Cioè?

«Siamo sicuri che i tecnici siano abbastanza tecnici?».

 

Beh, Lorenzo Guerini non è un tecnico.

«Questo lo so bene, il mio successore è del Pd. Quindi devo pensare che Lamorgese lo sia. Non so cosa dire. Anzi, non mi va più di parlare. Ho da fare».

Gli scatoloni?

«Sì, sto chiudendo le mie ultime cose per portarle via».

Lei non è nemmeno parlamentare: una Caporetto per l'ex ministro Trenta?

«Io ho un mio bellissimo lavoro e valuterò adesso cosa fare nel mio futuro».

Sta per dire che ha chiuso con il Movimento?

«Ho chiuso con il Movimento? No, e perché?».

 

È delusa, arrabbiata.

salvini ignora elisabetta trenta

«Io credo nel Movimento perché è fatto di idee e valori».

Ma anche di persone che non la hanno presa in considerazione per il nuovo governo?

«Lo ripeto: il M5S è fatto da persone».

Sta per dire che è delusa dal comportamento di Luigi Di Maio?

«No, con Di Maio nessun problema, ma...».

Ma?

«Basta così, mi aspettano gli scatoloni, poi andrò a portare una corona all'Altare della Patria».

L'ultimo gesto politico-istituzionale.

«Sì, tra poco sarò lì».

 

Quindi è pronta a ritornare al lavoro?

«Tornerò alla Link University dove insegno e dove dicono che io abbia cose strane».

Ovvero?

«Già stanno mettendo in giro cose strane sul mio ritorno. Vada a vedere».

barbara lezzi

Da una rapida ricerca su Google esce più che altro una sfilza di interviste rilasciate dall'ormai ex ministro, in agosto, contro Matteo Salvini («Mai più con lui»; «È inaffidabile»; «Bisogna chiudere il forno con la Lega»).

 

 

2. L'AMAREZZA DEGLI ESCLUSI

Dall'articolo di Lorenzo Salvia per il ''Corriere della Sera''

 

Barbara Lezzi, che lascia il ministero del Sud, augura «buon lavoro al nuovo governo». Giulia Grillo, mandata via a sorpresa da quello della Salute, scrive che «essere ministro è stato un privilegio». Fair play, appunto. Perché il nuovo governo è già fragile, almeno nei numeri al Senato. E non ha certo bisogno di qualche scossone prima ancora del via. Eppure dietro i post ufficiali un po’ di malumore c’è. (…)

 

La scelta di Fraccaro come sottosegretario alla presidenza del consiglio, di fatto un vice premier unico, ha creato un monopolio del Movimento 5 Stelle dentro Palazzo Chigi. Una decisione che ha portato alla richiesta del Pd di bilanciare i pesi con un paio di ministeri di fascia A, oltre all’Economia. Di qui l’addio di Elisabetta Trenta alla Difesa.

 

TONINELLI ESULTA CON LA LEZZI BY LUGHINO

Una sorpresa, visto che sull’immigrazione Trenta aveva lavorato bene come argine verso Matteo Salvini e poteva essere funzionale al nuovo corso del governo. Ma neanche troppo se si considera che il suo nome era già stato inserito alla voce sacrificabili quando sembrava che proprio alla Difesa dovesse andare Luigi Di Maio. Lei, comunque, ha chiuso il suo mandato deponendo una corona d’allora all’Altare della Patria.

 

Dall’idea di bilanciare il monopolio M5S a Palazzo Chigi discende anche l’addio di Barbara Lezzi, che cede il ministero del Mezzogiorno al Pd Giuseppe Provenzano. Ma qui, nella partita degli esclusi, entra in gioco un altro fattore: non F ma L, come Leu. I voti dei quattro senatori usciti a suo tempo dal Pd di Matteo Renzi sono decisivi per tenere in piedi la maggioranza a Palazzo Madama. Per questo, in cambio del proprio sostegno, Leu ha ricevuto l’offerta di un ministero.

 

il ministro alberto bonisoli

All’inizio doveva essere proprio quello del Mezzogiorno, poi quello degli Affari regionali. Ma Leu ha puntato i piedi per avere una poltrona di peso, chiedendo l’Ambiente. A quel punto il M5S ha difeso Sergio Costa considerando invece scaricabile Giulia Grillo, che fino a ieri mattina sembrava confermata e invece si trova a lasciare il posto a Roberto Speranza. Poi c’è l’altro fattore F, come Franceschini. È stato lui il primo tessitore della nuova alleanza tra Pd e M5S. E ha chiesto di tornare al ministero dei Beni Culturali, mandando a casa Alberto Bonisoli.

roberto speranza

 

La lista degli esclusi, veri e potenziali, potrebbe andare avanti per pagine. Enzo Moavero sperava nella conferma, Giovanni Tria non vedeva l’ora di mollare. Laura Castelli era tentata dallo Sviluppo economico ma dovrebbe restare vice all’Economia per marcare a uomo il nuovo ministro del Pd. Anna Ascani era in corsa per i Beni culturali, ma anche lei è rimasta impigliata nel fattore F, Franceschini. Non le resta che aspettare il prossimo giro, con le nomine dei sottosegretari che arriveranno nei prossimi giorni. Non è l’unica a sperare in un premio di consolazione. Il fair play serve anche a questo.

 

 

Giulia Grillo

 

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