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IL TRIDICO RIDICOLO - BELPIETRO: ''È SORPRENDENTE CHE SIANO USCITI I NOMI DI DUE LEGHISTI E DI UN GRILLINO, MA SIANO STATI COPERTI QUELLI DI UN ONOREVOLE DEL PD E DI UN ALTRO DI ITALIA VIVA. LA SCUSA È CHE I PRIMI TRE HANNO EFFETTIVAMENTE INCASSATO I 600 EURO, MENTRE GLI ALTRI DUE SI SAREBBERO VISTI RESPINGERE LA DOMANDA. UNA GIUSTIFICAZIONE FRAGILE, PERCHÉ SE DI FURBI SI TRATTA, CHE SIANO RIUSCITI A RISCUOTERE O MENO FA POCA DIFFERENZA''

Maurizio Belpietro per ''la Verità''

 

Non rivela i parlamentari che hanno chiesto (senza averlo) il bonus Iva. Non dice il motivo di ricerche ad hoc sugli onorevoli. E glissa sulla chiamata con il renziano Rosato: l'operazione distrazione di massa è realizzata

 

 

Che la vicenda del bonus ai parlamentari potesse essere usata come un' arma di distrazione di massa lo abbiamo sospettato subito. Gli onorevoli approfittatori certo non hanno scusanti. Ma in un Paese dove c' è chi ruba a mani basse, i cialtroni che arraffano 600 euro non sono certo una notizia da tenere alta sulle prime pagine per giorni e giorni. A meno che non ci sia chi ha interesse a gonfiare il fatto, magari per far dimenticare altro e, soprattutto, per distogliere l' attenzione da faccende più imbarazzanti.

AUDIZIONE DI PASQUALE TRIDICO SUL BONUS AI PARLAMENTARI

 

Dicevamo che il sospetto di un caso gonfiato ad arte ci era venuto fin dall' inizio, ma ieri l' audizione del presidente dell' Inps, il professor Pasquale Tridico, un uomo fortemente voluto ai vertici dell' ente previdenziale dai grillini, ci ha tolto ogni dubbio. Il numero uno dell' istituto, tra balbettii e difficoltà di collegamento, ha risposto alla commissione parlamentare presieduta da Debora Serracchiani chiarendo alcune cose. La prima è una conferma di ciò che avevamo riferito, ovvero che l' Inps sapeva degli onorevoli con il bonus da quasi tre mesi. Il servizio antifrode dell' ente aveva infatti segnalato la cosa addirittura dalla fine di maggio.

 

Tuttavia, Tridico ha negato di essere stato lui a spifferare il caso a Repubblica, il primo quotidiano che ha rivelato la notizia. Il professore giura di non averne parlato con anima viva, ma soprattutto con i giornalisti. Però ammette di aver riferito la cosa al consiglio di amministrazione dell' istituto. Perché una vicenda che non ha a che fare con le frodi (in base alla legge anche gli onorevoli hanno diritto al bonus) sia stata messa all' ordine del giorno del consiglio di amministrazione di un colosso previdenziale qual è l' Inps è però un mistero.

AUDIZIONE DI PASQUALE TRIDICO SUL BONUS AI PARLAMENTARI 1

 

 Se l' erogazione del sussidio rispondeva ai criteri di legge, anche se inopportuna, perché Tridico ha sentito il bisogno di raccontare tutto ai consiglieri? Anche i bambini sanno che parlare in un cda è come parlare con l' Ansa, cioè come fare un dispaccio d' agenzia: per quanto sia richiesta la riservatezza su ciò che si discute in consiglio, era facile prevedere che la notizia sarebbe rimasta segreta qualche settimana, non molto di più. Possibile che il presidente dell' Inps sia così ingenuo da non sapere che per mantenere riservato un fatto è meglio evitare di parlarne? Se riferisci una notizia a due dozzine di persone, il minimo che ti possa capitare è che dopo un mese lo sappiano tutti.

 

C' è poi un altro fatto che emerge dopo l' audizione di Tridico, e cioè che l' indagine interna dell' Inps non aveva nessun reale motivo per essere fatta. Il presidente non è infatti riuscito a spiegare come mai il suo staff sia andato a caccia di parlamentari, spulciando i nomi dei beneficiari alla ricerca di qualche onorevole. Non essendo illegale ma solo moralmente censurabile, perché l' ente ha voluto verificare la richiesta di deputati e senatori? Tridico respinge l' idea di un dossieraggio, minacciando querele e nega che ci sia qualche collegamento con il referendum caro ai grillini sulla legge per ridurre il numero di eletti in Parlamento. Tuttavia la coincidenza è assai curiosa.

 

luigi di maio pasquale tridico

Soprattutto è sorprendente che siano usciti i nomi di due leghisti e di un grillino, ma siano stati coperti quelli di un onorevole del Pd e di un altro di Italia viva. La scusa è che i primi tre hanno effettivamente incassato i 600 euro, mentre gli altri due si sarebbero visti respingere la domanda. Una giustificazione fragile, perché se di furbi si tratta, che siano riusciti a riscuotere o meno fa poca differenza. Tridico dice che non può fare i nomi di chi non ha percepito per ragioni di privacy, ma la privacy evidentemente funziona a giorni alterni. Se telefona Ettore Rosato, di Italia viva e vicepresidente della Camera, il leader dell' Inps non si nasconde dietro la legge della riservatezza, se invece a bussare alla sua porta sono altri, giornalisti compresi, il riserbo è assoluto.

 

ETTORE ROSATO

Alla fine delle deboli spiegazioni, una cosa ci pare chiara. Grazie al caso dei tre parlamentari con il sussidio di povertà, dei ritardi e degli errori dell' istituto previdenziale non si parla più. Non fanno quasi notizia nemmeno gli avvisi di garanzia a mezzo governo per la gestione dell' emergenza. Le chiusure in ritardo, il lockdown esteso a tutta Italia, le mascherine che non si trovano, i banchi della Azzolina, i soldi che non arrivano: tutto è stato improvvisamente accantonato per dare visibilità ai maramaldi del bonus. L' operazione di distrazione di massa, grazie alla complicità degli organi di informazione, ha funzionato.

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