letta conte raggi

UNA VIRGINIA DI TRAVERSO - SULLA STRADA DELL'ACCORDO PD-M5S C'E' LA RAGGI E LA CORSA PER IL CAMPIDOGLIO - FOLLI: "CONTE È IN GRADO DI DIRE AL SINDACO CHE È ORA DI FARSI DA PARTE? FORSE NO. EPPURE SI TRATTA DELLA PRIMA VERA OCCASIONE IN CUI L'EX PREMIER POTREBBE DIMOSTRARE LA SUA "LEADERSHIP". UN RITORNO DELLA SINDACA IN CAMPIDOGLIO (CON I VOTI DEL PD AL BALLOTTAGGIO) SAREBBE UN ENORME DANNO PER LETTA E DI CONSEGUENZA ANCHE PER CONTE. SOLO UN PD FORTE, CON UNA SOLIDA BASE ELETTORALE, PUÒ LEGARSI AI 5S SENZA TIMORI DI PERDERE IDENTITÀ"

Stefano Folli per "la Repubblica"

 

letta conte

Nessuno si aspetta che dall' incontro, peraltro abbastanza svogliato, tra Letta e Renzi venga chissà quale novità per il futuro del centrosinistra. Andava fatto e così è stato. Tuttavia Renzi resta ai margini del disegno lettiano: troppo ingombrante il personaggio e troppo esigua la percentuale di Italia Viva per suggerire ripensamenti. Eppure a qualcosa è servito il colloquio di ieri: a ribadire che il punto cruciale per definire la sorte del nuovo Pd è il rapporto con il M5S nella versione riorganizzata intorno all' avvocato Conte.

 

BEPPE GRILLO VIRGINIA RAGGI

Il fatto che non solo Renzi, ma anche Calenda ed Emma Bonino siano ostili a quel che resta del "grillismo", non basta certo a dissuadere Letta rispetto a un'alleanza che egli ritiene obbligata dalle circostanze. Ma può influire sul come e sul quando stringere le intese. E soprattutto a stabilire qual è il prezzo limite che al Nazareno - sede del Pd - sono disposti a pagare. Qui è la questione ancora irrisolta e qui le strade del binomio Letta-Conte s'intrecciano con il caso Roma, vale a dire le amministrative d'autunno e la candidatura di Virginia Raggi, alla quale non fa difetto l'ostinazione.

 

Il servizio di Giovanna Vitale sul sentimento della base del Pd, pubblicato ieri da questo giornale, si conclude con due precise richieste al neo segretario. La prima è di mettere al centro i temi della sanità e della disoccupazione al Sud (non vengono citati lo Ius soli e il voto ai sedicenni). La seconda, proveniente dalla storica sezione Testaccio, è perentoria: «Nessun patto alle comunali con i 5S, almeno finché la candidata grillina sarà Virginia Raggi, che in cinque anni ha distrutto Roma».

 

enrico letta giuseppe conte

In questo caso si dovrà ringraziare il sistema elettorale a doppio turno: il candidato del Pd - probabilmente Gualtieri, a meno che non emerga un altro profilo, magari di donna - ha la possibilità di superare la prima cittadina uscente e di raccogliere poi il voto dei 5S nel ballottaggio. S'intende che non sarà facile, ma almeno si evita il grande abbraccio al primo turno: non sarebbe gradito ai militanti del Pd, a giudicare da quel che dicono nelle sezioni.

 

papa franceesco virginia raggi

Questo sasso sulla strada di Letta, che ha assoluto bisogno di riconquistare il Campidoglio, lascia intravedere due problemi tutt'altro che trascurabili. In primo luogo si dimostra che l'intesa con il mondo grillino, benché necessaria agli occhi della nuova segreteria come lo era per Zingaretti, presenta non poche insidie. Ogni realtà locale soffre le sue e nel complesso sarà inevitabile cucire, ricucire e mediare.

 

enrico letta giuseppe conte 1

A tale proposito, se Conte ha interesse anche lui al rapporto con il Pd, non potrà osservare con distacco il duello Raggi-Gualtieri (o chiunque sia il nome del Pd). Se infatti l'intesa tra Pd e 5S deve decollare, non si può sottovalutare la corsa di Virginia Raggi. Ma la domanda è: Conte è in grado di dire al sindaco che è ora di farsi da parte? Forse no. Eppure si tratta della prima vera occasione in cui l'ex premier potrebbe dimostrare la sua "leadership".

 

virginia raggi

Un ritorno della Raggi in Campidoglio (con i voti del Pd al ballottaggio) sarebbe un enorme danno per Letta e di conseguenza anche per Conte. La seconda questione è legata alla prima. Solo un Pd forte, con una solida base elettorale, può legarsi ai 5S senza timori di perdere identità. Tanto più che i due partiti non sono così diversi agli occhi del pubblico e rischiano di pescare negli stessi gruppi sociali, specie al centro-sud.

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)