massimo cacciari

VOLETE CAPIRE DOVE STIAMO ANDANDO? LEGGETE L’INTERVISTA A MASSIMO CACCIARI: “LO SCONTRO CONTE-DI MAIO? UNA GUERRA INTESTINA. LETTA LASCI STARE L’IDEA DEL CAMPO LARGO: IL PD E’ IL PARTITO CHE GARANTISCE IL GOVERNO, FUNZIONA NEI RAPPORTI INTERNAZIONALI CON LE ALTRE POTENZE OCCIDENTALI. PUÒ GOVERNARE CON CONTE, CON SALVINI, CON DI MAIO, CON CHIUNQUE. IL RESTO SONO VELLEITARISMI – GIORGIA MELONI DEVE RENDERSI CONTO ANCHE LEI CHE L'EUROPA NON L'ACCETTERÀ MAI – IL PARLAMENTO DOVREBBE DISCUTERE DELLA POSTA IN GIOCO IN QUESTA GUERRA USA-RUSSIA, DELLE FORNITURE DI GAS, NON DELLE ARMI. QUELLE LE DOBBIAMO MANDARE PER FORZA – DRAGHI TRA UN ANNO SARA’ ANCORA A PALAZZO CHIGI”

massimo cacciari a cartabianca

Andrea Malaguti per “La Stampa”

 

Professore, è passata la risoluzione Draghi. Continuiamo a mandare armi all'Ucraina.

«Era chiaro, qualcuno aveva dubbi?».

 

Conte, apparentemente.

«Ma andiamo. Era ovvio che sarebbe finita così, come era ovvio che non si sarebbe aperta nessuna crisi, anche se da oggi il governo Draghi è ancora più scassato».

 

Cade prima delle elezioni?

«Certamente no. I partiti non hanno neanche gli occhi per piangere, figuriamoci se possono abbandonare questa nave. Noto però che l'idea del campo largo dopo il voto di ieri è andata in frantumi. Renzi, Calenda, Conte, Di Maio. Ognuno per conto suo. Restano solo cocci».

 

giuseppe conte luigi di maio

Conte aveva promesso sfracelli. Non ha "sfracellato" nulla.

«Era tutta manfrina, una lotta di posizionamento e niente più. Una polemica fasulla. Il tentativo di darsi un'identità nell'attesa di prossime prove».

 

Tentativo riuscito?

«Direi piuttosto che ieri i Cinque Stelle hanno sancito la loro morte politica».

 

Le dispiace?

«Era ora».

 

Perché parla di polemica fasulla?

di maio conte

«Perché era tutto scritto. L'Europa ha deciso di sostenere l'Ucraina anche con l'invio delle armi, dunque c'è poco da fare. L'Italia non può togliersi di dosso questa corresponsabilità, ci mancherebbe altro. Giusto così».

 

Nel frattempo Di Maio si è fatto il suo partito.

«Ora ci arriviamo. Prima vorrei stare sul problema vero».

 

Qual è il problema vero?

«Il Parlamento. Lei ha assistito al dibattito?».

 

cacciari

Se vogliamo chiamarlo così.

«Ecco, appunto. Una cosa desolante. Nessuna analisi, nessun ragionamento storico sul conflitto, nessuna presa di coscienza della posta in gioco. Questa guerra cambierà tutto. Eppure, su questo, neanche una parola».

 

La pronunci lei.

«Questa è una guerra tra Russia e Stati Uniti. E ha già definitivamente cambiato gli equilibri geopolitici di un mondo che era retto dalla supremazia americana. Poteva piacere o no, ma era così. E anche le forze di sinistra hanno dovuto prenderne atto».

 

mario draghi al senato 1

E adesso?

«Adesso, con gli Stati Uniti ancora più forti, la battaglia delle battaglie in arrivo non è quella per l'Ucraina, che tutti ci auguriamo finisca al più presto, ma quella per il Pacifico. Il fatto che il Parlamento abbia parlato di invio delle armi senza neanche sfiorare il tema è deprimente».

 

L'Europa è sparita?

«L'Europa ha perso il suo treno. Si è acquattata sotto l'ombrello di Washington e ha buttato al vento l'occasione di dare vita a un equilibrio multipolare. E meno male che abbiamo fatto l'unione di mercato e monetaria, perché oggi, senza l'aiuto delle banche centrali, Paesi come il nostro sarebbero in default».

BCE

 

Anche la Bce sembra tornare sulla strada del rigore.

«Appunto. E lei se lo immagina che cosa potrà accadere in autunno, quando avremmo solo il 25% delle nostre forniture di gas?».

 

Con terrore.

«Ma è proprio di questo che dovrebbe discutere il Parlamento! È questo il tema.

Non le armi. Quelle le dobbiamo mandare per forza. Sarebbe ridicolo pensare il contrario».

 

MARIO DRAGHI VOLODYMYR ZELENSKY

Scusi Professore, nei dibattiti pubblici non si fa altro che invocare un ruolo più centrale per il Parlamento, poi però il risultato è lo zero assoluto e si fa quel che dice il governo.

«Il Parlamento è debole, debolissimo. Rappresentato da pseudo-partiti incapaci di qualunque soluzione e tanto meno di prospettiva strategica. Fa solo scenette. Così il ruolo del Nocchiero diventa sempre più forte e centrale. Lo sanno tutti. Tanto è vero che un elettore su due non va neanche a votare. Intanto i partiti si rompono e si dividono salvo votare tutti compattamente le stesse cose».

 

Conte e Di Maio?

«Conte e Di Maio».

ENRICO LETTA

 

Era una sfida sui valori o sulle poltrone?

«Viene mal di pancia a parlare di valori. Niente più che una guerra intestina».

 

È normale che Di Maio resti al governo?

«Bé, ha fatto la scissione proprio per questo».

 

È anche il primo passo verso il Grande Centro?

«Posso dare un consiglio a Letta, come sempre inascoltato?».

 

massimo cacciari

Se è per me, certamente.

«Lasci stare questa idea del campo largo. Gli assemblaggi non si fanno con i cocci degli altri. E si faccia una ragione di quello che è davvero».

 

Questa è bella: cos' è davvero?

«Il partito che garantisce il governo. Il partito che il 40-50% degli italiani vuole perché assicura il rancio ottimo e abbondante di cui si ciba. Quegli italiani che non vogliono crisi, avventure o casini».

 

Voleva dire il partito che garantisce la governabilità?

«No, proprio il governo. Perché il Pd è il partito che funziona nei rapporti internazionali con le altre potenze occidentali. Il Pd è diventato questo. Può governare con Conte, con Salvini, con Di Maio, con chiunque. Il resto sono velleitarismi».

 

il comizio di giorgia meloni per vox, in spagna 1

Strada spianata a Giorgia Meloni?

«Proprio no. Almeno al momento. La leader di Fratelli d'Italia è intelligente, ma deve rendersi conto anche lei che l'Europa non l'accetterà mai».

 

Neanche per interposta persona?

«Neanche».

 

Che succederebbe, nel caso?

«Quello che succede se non vai d'accordo con Francia, Germania e le altre grandi potenze. Ti arriva addosso la crisi».

 

In Francia Mélenchon a quella idea d'Europa ha dato una bella spallata. Le fasce poco protette sono ancora in cerca d'autore.

CONTE SALVINI

«Ma in Italia le fasce poco protette, o, come si diceva un tempo, in via di proletarizzazione, una volta si girano dalla parte dei 5 Stelle, un'altra da quella di Salvini, un'altra ancora si rivolgono a Giorgia Meloni. Sono pronti ad accogliere l'offerta politica più utile del momento, cedono alle grandi promesse, alla demagogia, al richiamo nazionalistico. Poi però intervengono altre dinamiche».

 

Professore, facesse un partito lei, quale sarebbe il primo punto?

«Difesa del potere d'acquisto, degli stipendi, abolizione di qualunque forma di bonus, nuova politica fiscale attraverso una patrimoniale molto dura. Sì al reddito di cittadinanza, ma controllato, e sì al salario minimo, ma vero, alla tedesca».

jean luc melenchon ballottaggio elezioni legislative

 

Si aspetta la patrimoniale?

«Ovviamente no. Per cercare la ripresa attraverso i sacrifici devi avere autorevolezza. Da noi di Churchill non ne vedo».

 

Di Maio che tipo di "animale politico" è?

«Diverso da tutti quelli della Prima Repubblica, se è questo che vuole sapere. Ma non parlo della qualità. Parlo proprio della specie. Allora i personaggi, nel bene e nel male, erano espressione di culture politiche profonde, di partiti veri, non di movimenti. Non esiste nessuna possibilità di paragone con quello che succede oggi».

 

jean luc melenchon dopo il voto per le elezioni legislative

Che succede oggi?

«Che l'Italia è in un processo di decadenza non solo economico, ma anche culturale. Da 30 anni ci nascondiamo dietro le balle dei nuovi Rinascimenti, ma se ci crediamo davvero, bé, pace all'anima nostra. Reddito, occupazione femminile, numero di laureati, di precari, tasso di evasione fiscale. Tutti i dati fondamentali sono lì a testimoniare la nostra decadenza. Difficile venirne fuori».

 

Dove si immagina che sarà Mario Draghi tra un anno, dopo le elezioni?

«Suppongo ancora a Palazzo Chigi. Naturalmente senza essersi candidato. Ma questa politica proprio non ce la fa».

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