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DAMIANO TOMMASI POLITIK! CASSANO LO VUOLE AL VERTICE DELLA FIGC, LUI RACCONTA CHE IL PD GLI PROPOSE LA CANDIDATURA A SINDACO DI VERONA NEL 2017. “E NEL 2022? UNA POLTRONA E UN UOMO SOLO NON RAPPRESENTANO CERTO UN PROGETTO”- "LA CINA? SE AVESSI AVUTO UN’ALTRA ETÀ E UN’ALTRA FAMIGLIA SAREI RIMASTO A VIVERE LI’. ERO E RESTO PIÙ PREOCCUPATO DALLA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA CHE DA QUELLA CINESE. PRIMA DI AVERE PAURA DI QUALCOSA, BISOGNEREBBE CONOSCERLA" - IL SALARY CAP, MASSIMO MORATTI (“UN VERO GENTILUOMO”), LE CASSANATE E QUELLA SCUOLA..

Stefano Lorenzetto per “L’Arena”

 

TOMMASI

La solidità dell’uomo Damiano Tommasi, mosca bianca nel circo del calcio, si spiega in due modi: è stato scavato nella roccia e scolpito nel legno. Quand’era bambino, il padre Domenico, che a 80 anni (li compirà giovedì prossimo) lavora ancora il marmo in località Sengia di Sant’Anna d’Alfaedo, gli insegnava a cavare dalle viscere della montagna il seciarón, noto ai più come pietra di Prun.

 

Invece il nonno Alfonso, morto a 99 anni con il toscano fra i denti, lo portava nel bosco a spaccare la legna e a farne fascine. Dal primo ha imparato a giocare a tamburello, dal secondo ad allenare le gambe nella corsa e nello sci di fondo, mentre a tirare calci al pallone cominciò nell’istante stesso in cui smise di gattonare e camminò sulle proprie gambe, complici i fratelli maggiori Alfonso e Zaccaria, patiti del calcio.

 

Tutto il resto si direbbe che sia venuto di conseguenza. I soprannomi di Chierichetto e Anima candida. Il servizio civile come obiettore di coscienza presso la Caritas (nessun calciatore professionista s’era mai rifiutato, prima di allora, d’indossare la divisa militare).

TOMMASI

 

Il matrimonio con Chiara Pigozzi, conosciuta a 15 anni sui banchi dell’istituto per ragionieri Lorenzo Calabrese di San Pietro in Cariano. I sei figli, Beatrice, 23 anni, Camilla, 21, Susanna 17, Samuele, 14, Emanuele, 10, e Aurora, che ne compirà 6 a fine marzo. La decisione di sensibilizzare il suo sponsor tecnico, la Nike, a utilizzare soltanto palloni «frutto di lavoro equo e solidale», quando sulla multinazionale aleggiava il sospetto che li facesse cucire in Pakistan sfruttando la manodopera minorile.

 

La scelta di accettare, all’inizio del 2009, l’offerta del Tianjin Teda, primo giocatore italiano a trasferirsi in Cina, a Tientsin, sobbarcandosi ogni 15 giorni un viaggio di oltre 16.000 chilometri fra andata e ritorno, in tutto 20 ore di volo, pur di riabbracciare la famiglia.

TOMMASI

 

 E adesso, appese al chiodo le scarpette bullonate, l’impegno come legale rappresentante e dirigente scolastico di un istituto bilingue con due sedi nel Comune di Pescantina, che copre la fascia di età 0-14 anni, così avveniristico nel suo modo d’intendere la didattica da aver suscitato l’interesse del professor Eric Mazur, docente nel dipartimento di Fisica della Harvard University, ma anche imprenditore e sponsor di startup nei campi dell’istruzione e della tecnologia.

 

Nato all’ospedale di Negrar il 17 maggio 1974, Tommasi ha trascorso l’infanzia a Vaggimal, l’ultima frazione per chi scende da Sant’Anna d’Alfaedo, un crocchio di abitazioni così dimenticate dagli uomini, ma non da Dio, che il parroco di allora le ribattezzò Case sparse. L’ex calciatore ha altri due fratelli più giovani, Anita e Samuele.

 

 Perse la mamma, Antonietta Vallenari, nel 2006. Lanciato dal Verona come centrocampista, ha totalizzato 25 presenze e un gol in Nazionale (inclusi i Mondiali del 2002). Con la Roma ha vinto lo scudetto nel 2001. Tre anni dopo, il declino. Il 22 luglio 2004, durante un’amichevole con gli inglesi dello Stoke City, un avversario gli fracassa menisco, rotula, legamenti e vasi sanguigni del ginocchio destro.

 

 Tommasi ne esce con 15 mesi di riabilitazione che assomigliano più che altro a un calvario. Dal 2011 e fino al giugno scorso è stato presidente dell’Aic (Associazione italiana calciatori), il secondo dopo Sergio Campana, l’ex centravanti del Vicenza, poi divenuto avvocato, che fondò il sindacato della pedata nel 1968.

 

tommasi calcagno

Oggi risiede a Fumane. Per sottolinearne l’altruismo, un giornale scrisse che aveva acquistato un’intera collina in Valpolicella e aggiunse: «La zona comprende una villa dell’Ottocento e una chiesa del Quattrocento da restaurare, 100 ettari di bosco e 12 vigneti (prezzo: 3 miliardi di lire). Dopo la ristrutturazione, Tommasi devolverà in beneficenza terreno, edifici e vigneti». Lui ridacchia prima di affondare il bisturi: «Al telefono senza fili si raccontano tante cose. La chiesa si chiama San Micheletto, è del 1200 ed è circondata da 2 ettari e mezzo di terra. Quanto alla casa, ci viviamo in otto».

 

E della scuola che mi dice?

Venerdì scorso abbiamo festeggiato i 20 anni della sua costituzione. Tre dei miei figli ne avevano frequentato una simile in Spagna, a Valencia, dove io giocavo nel Levante. Così mia moglie e la sorella Francesca aprirono un asilo nido. Oggi si sono aggiunte scuola dell’infanzia, primaria e media, le prime due paritarie, la terza riconosciuta.

tommasi

 

Quanti alunni?

In tutto sono 315. Abbiamo più richieste che posti disponibili. Infatti alla prima sede di Balconi ne abbiamo dovuto aggiungere una seconda, acquistando nel 2018 la Villa Mirandola a Settimo.

 

A chi l’avete intitolata?

All’inizio si chiamava Bambiebimbi. Ma ciò che conta è che quella di Balconi ha dato il nome alla strada, oggi divenuta via Don Lorenzo Milani. C’ispiriamo alla scuola di Barbiana del prete fiorentino.

 

Costa tanto l’iscrizione?

Ci siamo impegnati a far sì che le famiglie paghino anche per primaria e media la stessa retta del nido, intorno a 500-600 euro mensili. Non è facile, perché abbiamo 60 dipendenti, di cui 50 sono docenti.

 

Fa tutto da solo?

No, insieme al commercialista Cristian Zivelonghi, un amico che conosco dagli anni Novanta, e alla moglie Graziella Pennisi.

 

Ma lei che ne sa della didattica?

Poco. Per cui mi sono iscritto all’Università di Padova, facoltà di Scienze della formazione primaria. Ma do gli esami nell’ateneo di Verona.

 

Che cos’ha di speciale questa scuola?

Innanzitutto, fin dal nido i bambini hanno insegnanti di madrelingua inglese. Alle medie la lingua straniera arriva a coprire 15 ore settimanali. Poi promuove il benessere degli alunni, non più di 18-20 per classe. Gli ambienti sono progettati secondo i criteri della bioedilizia, con netta prevalenza di vetro e legno. La cucina è interna e serve cibi biologici.

fazio tommasi

 

Nel parco abbiamo montato tende per le lezioni all’aperto. È stata prescelta per partecipare a un concorso europeo sull’innovazione didattica digitale. Siamo favoriti dal fatto che tra i soci figura il professor Zeno Gaburro, docente di fisica all’Università di Trento, esperto nella materia.

 

Che intende per didattica digitale? Le lavagne interattive multimediali?

Non solo. Con i visori tridimensionali lo studente non si limiterà ad ascoltare l’insegnante ma potrà visitare virtualmente i luoghi degli eventi storici, appena la pandemia lo consentirà. Istruiamo i ragazzi sull’uso responsabile dei social e della Rete.

 

Che ricordi ha della scuola?

Fino alla terza elementare ebbi la maestra Emma, moglie di Lino Benedetti, corrispondente dell’Arena da Sant’Anna d’Alfaedo. Li rividi nella Capitale, quando giocavo nella Roma. Poi la maestra Albertina.

carlo verdone damiano tommasi foto di bacco

 

Lei è un idealista?In che senso?

Nel senso di idealista.

Mi piace concretizzare le mie idee. Sono un sognatore. Infatti la chat della nostra scuola si chiama Soci di sogni. Ho realizzato un sogno.

 

Dev’essere dura con sei figli.

No, è stupendo. Hanno pregi e difetti, ma siamo contenti di aver dato al mondo delle persone in gamba.

 

Perché la maggioranza delle coppie non segue il vostro esempio?

damiano tommasi foto di bacco

Oggi l’aspetto economico orienta le scelte. Se ho tre figli ma non posso andare in vacanza, mi deprimo. Idem quando non riesco a garantirgli lo smartphone, il tablet e un abbigliamento all’altezza delle loro aspettative. Inoltre non si procrea perché è più facile lasciarsi, quando non c’è di mezzo la prole.

 

Si scoccia se la chiamano Chierichetto o Anima candida?

Per nulla. La prima è una funzione che ho svolto, sia a Vaggimal sia a Trigoria, il centro sportivo della Roma, dove servivo messa al cappellano della squadra. La seconda è una definizione così piacevole da aver chiamato con questo nome l’Amarone che produco fra Bure e Fumane. Semmai mi scoccia che diano dell’anima candida solo a me.

 

Ne ha conosciute altre?

Il mondo del calcio ne è pieno. Qualche nome? Stefano Fattori, Eusebio Di Francesco, Gabriel Batistuta, Cafú, Aldair. E potrei continuare.

 

C’è un prete che è stato determinante nella sua formazione spirituale?

tommasi

Don Michele Dalle Pezze, che fu parroco di Vaggimal dal 1939 al 1987, anno della sua morte. E don Rino Breoni, oggi lungodegente a Negrar, che mi fece conoscere don Milani e mi accompagnò a visitare la scuola di Barbiana.

 

Inevitabile il servizio civile, sostitutivo di quello militare, presso la Caritas.

A dire il vero la Caritas mi distaccò a Radiotelepace, dove gli orari erano talmente lunghi da essere compatibili con i miei allenamenti.

 

Quando esordì nel calcio?

Entrai nel Negrar a 11 anni.

 

I suoi idoli erano gialloblù?

Sì. Ammiravo la forza di Briegel, l’eleganza di Tricella, la velocità di Fanna e la potenza di Elkjaer.

 

Che cosa ricorda degli esordi?

Soprattutto un episodio. Dieci minuti prima che finisse la partita, l’allenatore chiese a un mio compagno, fino a quel momento in panchina, di entrare in campo. Il padre gli urlò: «Non farlo! O ascolti l’allenatore o ascolti me!». E lui non entrò.

 

È grave? Sa, non m’intendo di calcio.

Immagini che un direttore di giornale le avesse chiesto: «Scrivimi un trafiletto», e suo padre avesse ordinato al figlio quattordicenne: «Non farlo! O ti fa firmare l’editoriale in prima pagina oppure niente».

 

Come arrivò al professionismo?

Grazie a papà. Mi fu di esempio fin da quando passai al San Zeno, che giocava la domenica. Il sabato rincasavo dopo le 10 di sera. Mio padre mi disse: «O torni presto oppure l’indomani non vai a disputare la partita: scegli». Da allora vado sempre a letto presto alla vigilia delle gare.

tommasi fazio

 

Le è servito?

Direi di sì. Sono stato professionista dal 1994 al 2009 e gioco ancora nel Sant’Anna, in seconda categoria.

 

Dev’essere stato un grosso sacrificio la vita da pendolare fra Cina e Italia.

Fu inevitabile. Non c’era posto né alla Roma né al Verona, uniche squadre in cui avrei accettato di giocare.

 

Sarebbe rimasto a vivere a Tientsin?

tommasi pezzali fazio

Se avessi avuto un’altra età e un’altra famiglia, sì. Anche solo per sfatare il mito negativo della Cina che vuole dominare il mondo.

 

Mito?

Xi Jinping è un dittatore che ha abolito i limiti del mandato presidenziale per restare in carica a vita e sfrutta gli schiavi rinchiusi nei laogai.

 

Non sarei rimasto in Cina per amore di Xi Jinping. Sinceramente, ero e resto più preoccupato dalla situazione politica italiana che da quella cinese. Prima di avere paura di qualcosa, bisognerebbe conoscerla.

 

Lei resterà nella storia del calcio perché alla Roma si autoassegnò lo stipendio di un operaio.

Era il 2005, ultimo anno del mio contratto. Rientravo dopo il grave infortunio. Mi ero allenato con la Virtus di Borgo Venezia. Luciano Spalletti, il nuovo trainer giallorosso, voleva riprendermi in squadra ma la società temeva che fossi ridotto a un rottame.

Dissi a Rosella, la figlia del presidente Franco Sensi: datemi il minimo salariale, 1.470 euro al mese, così se non gioco ci perdete poco e se invece gioco ci guadagniamo in due, voi perché risparmiate e io perché torno al mio lavoro.

 

Da presidente dell’Aic che effetto le faceva rappresentare Cristiano Ronaldo, secondo Forbes il primo nella storia del calcio ad aver accumulato un patrimonio di 1 miliardo di euro?

tommasi

Le farò io una domanda: sono più i soldi che Ronaldo guadagna o quelli che fa guadagnare? Non è strapagato. In questa economia di mercato mantiene allenatori, preparatori tecnici, sponsor, aziende, tv, giornali.

 

Il suo contratto più ricco di quanto fu?

C’erano ancora le lire. L’equivalente di 1 milione di euro, o poco più.

 

Sarebbe favorevole a fissare un tetto per i compensi dei calciatori?

Per quale motivo? Per un fatto di equità sociale? Allora dovremmo stabilire se sia giusto che nel mondo esistano persone che hanno quattro case e altre che dormono per strada. Sarebbe già tanto se una società non spendesse per un fuoriclasse più di quanto non si possa permettere.

 

Quindi lei Diego Armando Maradona quanto lo avrebbe pagato? Lei che prezzo darebbe alla Pietà di Michelangelo?

«Con quella sua faccina da eroe terzomondista, si batte per difendere i diritti di un gruppo di superprivilegiati: fanno il mestiere più divertente del mondo (giocare a calcio), guadagnano l’inverosimile e vogliono diritti garantiti al pari di un operaio che strappa mille euro al mese. Complimenti Tommasi!». Aldo Grasso, Corriere della Sera.

tommasi

 

Un campione che giocava nel Parma mi disse: «Noi calciatori non possiamo nemmeno essere tristi». Aveva ragione. I tifosi ti riconoscono solo la fortuna, mai i meriti.

 

Ma che vita è quella del calciatore?

Sospesa: ti stacca dal terreno. Molto competitiva. Oggi sei un fenomeno, domani non ti ricorda nessuno. Un personaggio pubblico finisce per non avere alcuna relazione autentica con le persone. Sta in famiglia solo il lunedì. Più o meno, come i barbieri. La mia seconda figlia un giorno disse a una sorella: «Lo sai che stasera papà viene a dormire a casa nostra?».

 

Che effetto le fa la curva dello stadio?

Mi rattrista e mi esalta.

 

Come fermare la violenza?

tommasi

Intanto riconoscendo che è una grave emergenza: fra il 2013 e il 2018, l’Aic ha censito 478 azioni intimidatorie e minacciose verso i calciatori. Poi lasciando fuori i facinorosi per far posto ai tanti che oggi non vanno alla partita perché hanno paura.

 

Chi è il miglior presidente con il quale ha trattato come sindacalista?

Massimo Moratti. Un vero gentiluomo. Lo dico anche da calciatore avversario della sua Inter.

 

Antonio Cassano ha dato di lei una definizione simile: «Tommasi è uno da 10».

Non vale. Cassano è un amico con cui ho giocato per quasi cinque anni. È nato nella Bari vecchia, sa pesare le persone. Questa è una delle sue tipiche cassanate. Ci sentiamo ancora. La moglie Carolina Marcialis gioca a pallanuoto nella Css Verona.

 

carolina marcialis cassano

E alla domanda «Chi è nato per fare il presidente della Federcalcio?», rispose: «Per me c’è una sola persona, Damiano Tommasi: è competente, leale, non ruba». Profilo ideale per un sindaco.

(Ride). Bisogna vedere se sono quelle le qualità che servono, sempre ammesso che io le possieda.

Ma le hanno chiesto o no di candidarsi a sindaco di Verona nel 2022?

(Altra risata). Vedi sopra.

 

Guardano a lei il Pd e Traguardi, ha scritto L’Arena.

Allora dev’essere senz’altro vero.

 

Non giochiamo a nascondino.

TOMMASI

Senta, l’unica risposta che posso darle è che la candidatura mi fu proposta nel 2017 dal segretario del Pd, Alessio Albertini, e la rifiutai. Non mi era chiara la situazione e avrei dovuto lasciare l’Aic.

Ora non è più presidente dell’Aic.  

Dubito che qualcuno possa chiedermi: «Faresti il sindaco di Verona?».

 

Uffa, ma accetterebbe o no?

Una poltrona e un uomo solo non rappresentano certo un progetto.

 

Verona è una città di centrodestra. Perché mai dovrebbe votare un ex calciatore sindacalista dalla testa calda?

massimo moratti

Un quesito che non mi pongo. Comunque direi che è di centrodestra tutta l’Italia. Anche se in questo momento mi sembra un po’ orfana.

stefano lorenzetto per la quinta volta nel guinness dei primati

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