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FORMULA 1 IN MUTANDE - DAL GP DI MIAMI LE MUTANDE DEI PILOTI SONO SOTTO CONTROLLO (E ANCHE GLI ORECCHINI DI HAMILTON) - LA FIA INTENDE DAR SEGUITO A QUANTO DETTO IN AUSTRALIA: SOLO INTIMO OMOLOGATO E IGNIFUGO, NIENTE PIÙ PIERCING O COLLANE – IL PILOTA MERCEDES AVEVA TUONATO: “DOVRANNO TAGLIARMI L’ORECCHIO PER FARMI TOGLIERE I PIERCING” (E SUGLI ALTRI “GIOIELLI” COSA DICE?)

Da corriere.it

 

 

Scattano da questo weekend, contestualmente al Gran Premio di Miami, i controlli che la Fia ha annunciato nei confronti delle mutande — e dei gioielli — dei piloti anche di Formula 1.

 

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Ad aprile, prima del Gp d'Australia, il nuovo direttore corsa Niels Wittich — che si alterna con Eduardo Freitas — aveva ricordato ai piloti che è pericoloso indossare dell’intimo sintetico che non sia di quelli previsti dal Codice sportivo internazionale (Isc) . Le ragioni sono abbastanza evidenti: in caso di incendio tessuti come nylon, acrilico e poliestere sotto la tuta dei piloti fonderebbero causando ustioni anche molto gravi. È una delle indicazioni sulla sicurezza emersa da gravi incidenti, come quello di Grosjean in Bahrain nel 2020. La Fia ammette eccezioni mediche sul materiale non omologato ma, in ogni caso, non deroga sulle fibre sintetiche e non ignifughe.

 

Naturalmente il discorso è piuttosto serio: secondo l’appendice L della Isc i corridori devono indossare guanti, intimo lungo, calze, scarpe e passamontagna (balaclava) che siano omologati. È capitato, ma in altre categorie, che l’intimo non fosse regolare, cioè ignifugo (ci sono stati casi in passato: Lucas Di Grassi, Vergne e Lotterer in Formula E, si sono presi una multa da quasi 10 mila euro).

 

Lewis Hamilton inginocchiato

Se i piloti hanno in un primo tempo scherzato sul tema, più serio è stato Lewis Hamilton sui suoi piercing: «Dovranno tagliarmi l’orecchio per farmeli togliere», ha tuonato. Le precauzioni del controllo, però, sono necessarie proprio al fine di salvaguardare la salute e la sicurezza dei piloti e non ostacolare il lavoro del personale sanitario nelle situazioni d’emergenza.

 

La questione dei gioielli - orecchini, sì, ma anche vere o altri piercing - nacque da un precedente del 2005 con Christian Klien, allora pilota della Red Bull, che era solito portare un orecchino. La Fia se ne accorse e impose il divieto. Il pilota si adeguò, prima di lasciare il Circus già la stagione successiva. Il problema non si è più posto fino a oggi, da quando lo stesso test driver Vitantonio Liuzzi, sempre nella Red Bull all’epoca dell’introduzione della regola, non rispose ai vertici della F1 in modo molto simile ad Hamilton, dicendo che «avrebbero dovuto togliergli l’orecchio e che i giudici si stavano attaccando al nulla».

 

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Da Miami, però, si fa sul serio: «Indossare gioielli in forma di body piercing o catene di metallo al colo è proibito in gara e di conseguenza può essere oggetto di controllo prima della partenza». La Fia ha ricordato che ci saranno controlli, verifiche dello stesso valore di quelle dei componenti tecnici delle macchine.

 

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