mario ferri detto il falco

E “IL FALCO” VA (SENZA CATENE) - IL RUNNER INSEGUITO SULLA SPIAGGIA DI PESCARA È MARIO FERRI, DETTO "IL FALCO", INVASORE DI CAMPI E PURE CALCIATORE ALLE SEYCHELLES: “SONO STATO "BECCATO" DA UN DRONE. E’ STATO FACILE SEMINARE IL FINANZIERE. ECCO PERCHE’ - "MI SENTO ROBIN HOOD, IN ARABIA VOLEVANO FRUSTARMI", L’AMICIZIA CON CASSANO E QUANDO MISE A MESSI LA SCIARPA DEL MILAN... - VIDEO

 

 

Sebastiano Vernazza per la Gazzetta dello Sport

MARIO FERRI DETTO IL FALCO

i l video ha fatto il giro del web e dei social. Le immagini mostrano un runner che corre sulla spiaggia di Pescara e un finanziere che lo insegue. Il corridore va più veloce e scappa via, in violazione del decreto "Cura Italia" contro il coronavirus. Questo però non è un runner qualunque, ha quasi 33 anni ed è noto negli stadi di calcio di mezzo mondo come invasore di campo. Si chiama Mario Ferri, è soprannominato il Falco, ha quasi 33 anni, e negli archivi si trovano le foto di lui, con la maglietta di Superman, abbracciato a Messi o al suo amico Antonio Cassano, o mentre dà la mano a Cristiano Ronaldo.

 

«Falco», cosa è successo mercoledì a Pescara?

«Correvo sulla spiaggia e lo dico subito a scanso di equivoci: ho sbagliato, chiedo scusa, restiamo tutti a casa. Non so che cosa mia sia passato per la testa. Quando invado i campi, mi consegno da solo agli steward e alle varie polizie. Abbraccio un calciatore e non fuggo. Qui mi è scattato un meccanismo contrario. Boh».

 

Come è andata?

«Sono stato "beccato" da un drone della Guardia di Finanza e un finanziere ha iniziato a inseguirmi. Una corsa impari, nessuno lo prenda in giro, per favore: lui aveva gli scarponi e la divisa, io ero bello leggero in tenuta da corsa. È stato facile seminarlo e non mi vanto per questo. A fuga finita mi sono scusato con lui».

MARIO FERRI DETTO IL FALCO

 

Come l' hanno acciuffata?

«Mi sono rifugiato in centro, ma due vigili urbani in moto mi hanno circondato e bloccato. Non ho opposto resistenza, ho chiesto subito scusa».

 

È vero che le hanno fatto una multa da 4.000 euro?

«No, 400, riducibili a 280 se pagherò entro 30 giorni. E pagherò, ci mancherebbe».

 

Che lavoro fa?

«L' agente di commercio e con mio fratello gestisco a Montesilvano il ristorante "La fattoria di Nonno Mario". Poi sono calciatore, è per questo che corro». Dove gioca? «Alle Seychelles». Scusi?!?

«Alle Seychelles, le isole sull' Oceano Indiano, in Africa» .

In quale squadra? «Nel Victoria City, sono esterno di centrocampo, 14 partite e un gol. Ora il campionato è sospeso anche lì per coronavirus.

MARIO FERRI DETTO IL FALCO

Siamo ultimi in classifica».

 

Si guadagna bene?

«Come nella nostra Serie D, ma ho una casa affacciata su 200 metri di spiaggia, sole dalla mattina alla sera, non so se mi spiego. Ho giocato anche in Giordania, nell' Al-Faisaly di Amman, dove ho vinto la coppa nazionale. In estate potrei passare al Tre Fiori San Marino e giocare forse le eliminatorie di Europa League».

 

Le invasioni di campo?

«Ormai è difficile farle perché sono stato "daspato" ovunque.

Conservo ricordi bellissimi e sono diventato grande amico di Antonio Cassano, ogni tanto vado a Nervi a trovarlo. Antonio è un grandissimo. La prima invasione l' ho fatta per abbracciare lui, nel 2010, durante un Samp-Napoli: volevo protestare perché non lo convocavano in Nazionale, uno scandalo. Poi sono entrato sul prato un' altra volta per Antonio a Firenze, in Italia-Far Oer, sempre nel 2010, per festeggiare il fatto che l' avessero chiamato».

 

Altre imprese?

«Nel 2011 a Wembley, per Barcellona-United finale di Champions, ho messo una sciarpa rossonera addosso a Messi, perché sono tifoso del Milan.

Anzi, oggi sono metà milanista e metà del Napoli».

MARIO FERRI DETTO IL FALCO

 

Se l' è mai vista brutta?

«L' anno scorso in Arabia per Milan-Juve di Supercoppa italiana. Mi hanno preso e arrestato, volevano frustarmi. Mi ha salvato il nostro ambasciatore che mi ha imbarcato di corsa sul primo aereo per l' Italia. E, al Mondiale 2010, mi sono fatto tre giorni di carcere sudafricano, dopo che a Durban avevo fatto invasione per Germania-Spagna, una delle semifinali».

 

Perché lo fa?

«Mi sento un po' Robin Hood, lotto contro le ingiustizie, contro il razzismo e gli abusi sulle donne, voglio ricordare Ciro Esposito (l' ultrà del Napoli ucciso a Roma, ndr ). Ma sono pacifico, mi arrendo subito, e a parte la volta in Arabia, nessuna polizia mi ha mai fatto del male. Sono un ragazzo buono, uno spirito libero».

 

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