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"IL COLPO DI TESTA DI IVAN PROVEDEL È IN REALTÀ UN COLPO DI VITA" - MAURIZIO CROSETTI IN LODE DEL PORTIERE DELLA LAZIO DOPO IL GOL SEGNATO ALL'ULTIMO SECONDO DELLA PARTITA CONTRO L'ATLETICO MADRID: "LA RETE DI PROVEDEL CONTIENE NELLE PARTICELLE UN DESTINO: IL PASSATO DA ATTACCANTE, LA FAMIGLIA MATERNA RUSSA CON LEV JASCIN VICINO DI CASA, L’ARIA FRIULANA CHE..." - VIDEO

Estratto dell'articolo di Maurizio Crosetti per “la Repubblica”

 

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Sulla linea di fondo dell’Italia, lassù in alto a est, crescono i portieri consonante, Anzolin, Zoff, Buffon (famiglia paterna di Latisana, Udine), Scuffet, Meret e adesso Provedel, […] già a 2 gol nella classifica dei marcatori. […]

 

Il portiere che fa gol è un tema classico, ma se ne fa due […] scivola nell’imponderabile dell’imponderabile, un’anomalia che diventa istinto di libertà. Nel sangue di quella capocciata vincente urlano i cromosomi di un ragazzo che fino ai quindici anni faceva il centravanti, poi un bel giorno decise da sé di affrontare un provino da portiere […].

 

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Nella sfida tra “cholismo” e “sarrismo”, uno degli allenatori più difensivisti al mondo, Simeone, ha preso gol da un portiere: un meraviglioso apologo sul senso del calcio che è sorpresa, invenzione e pazzia, non solo schema. Ma anche una specie di metafora che è una lode al cambiamento, meglio se incompreso: se siamo individui veri nel momento della scelta, decidere che si può anche essere altro è una prova della fantasia della vita, e del coraggio di ricominciare da un’altra parte.

 

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Certo, il gol dell’imprevedibile Provedel conteneva già nel suo nucleo le particelle di un destino: il passato da attaccante, la famiglia materna russa con Lev Jascin addirittura vicino di casa […] l’aria friulana che qualcosa deve proprio contenere se l’hanno respirata tipi del genere, dal patriarca Dino Zoff agli eredi consonantici. E qui davvero le consonanze si sprecano: Ivan […] che a Empoli era riserva di Alberto Brignoli, il portiere che un giorno farà gol al Milan nei minuti di recupero. […]

 

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Il gol del portiere è sempre qualcosa di estremo, non per nulla lo chiamano l’estremo difensore. Ma se diventa estremo attaccante oltre la riga bianca del tempo, in quello spazio metafisico che ferma le lancette e l’invecchiamento, allora salta tutto. Per questo, l’estremo attaccante è immarcabile mentre si dirige un po’ sghembo e sgraziato, spesso ciondoloni, verso la porta altrui che è una casa da occupare abusivamente, identica alla propria ma anche diversissima. Il portiere che fa gol è un eversore, ma è anche l’elevazione al cubo del verbo sognare: il più infinito tra gli infiniti presenti.

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[…] Il senso di Ivan per la porta è […]duplice: ne esiste una da proteggere e un’altra da violare, dentro un gioco di simmetrie sbilenche che solo una luce di follia può rischiarare. Come in quel lontano giorno, quando un centravanti ragazzino volle farsi ragazzino portiere. Elevazione all’ennesima […], il colpo di testa di Ivan Provedel è in realtà un colpo di vita.

 

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La prova di avere avuto ragione, un giorno, a varcare la frontiera per ritrovarsi esattamente e di nuovo lì, nel giusto istante di un futuro invisibile che però Ivan, da qualche parte, aveva intuito. Il pedone attraversa tutta la scacchiera e si fa cavallo, si fa torre, per scoprirsi alla fine re. Finalmente libero di non fare rima con nulla se non con sé stesso, ragazzo consonante che non sa esultare dopo il gol: parola che finisce per elle, esattamente come Provedel che non finisce mai.

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