"RUDI GARCIA? UN FRANCESE CON LA PUZZA SOTTO IL NASO. DOVEVO MANDARLO VIA SUBITO " - IL SOLITO "ONE MAN SHOW" DI AURELIO DE LAURENTIIS, CHE PRIMA FA MEA CULPA PER L'ADDIO DI SPALLETTI ("NON DOVEVO FARLO ANDAR VIA) E POI LANCIA UNA FRECCIATA AL C.T. AZZURRO: "NON AVEVA VINTO NULLA E HA PENSATO DI ANDAR VIA DA TRIONFATORE" - "AURELIONE" SI CONFERMA INCONTENIBILE EGO-RIFERITO INCAPACE DI UNA VERA AUTOCRITICA E PROPENSO SOLO A INCENSARE SE STESSO: "QUANDO GARCIA MI ASCOLTAVA, VINCEVAMO". E POI RESPINGE LE ACCUSE DI ESSERE UN "RE SOLE"...

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Estratto dell'articolo di Monica Scozzafava per www.corriere.it

 

Il nervo resta scoperto: Luciano Spalletti, il condottiero dello scudetto, è un chiodo fisso nella testa del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. […] il padre di tutti i peccati sarebbe stato quello di accettare le sue dimissioni.

 

aurelio de laurentiis spalletti aurelio de laurentiis spalletti

È questo il rimpianto del patron partenopeo («Non dovevo farlo andar via, invece sono stato generoso, riconoscente»), un errore lo definisce lui, la prima colpa e forse anche l’unica che si attribuisce durante un confronto aperto con i giornalisti nel centro sportivo di Castel Volturno. […] l’altro cruccio, Rudi. «Non è un bollito come in molti lo hanno definito — aggiunge Adl — semmai un francese con la puzza sotto il naso, che ho chiamato per la sua interessante carriera sia in Ligue 1 che in Italia, ma che forse dovevo mandar via subito, quando ha confessato di non aver visto una sola partita del Napoli». […]

 

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De Laurentiis accetta di recitare la parte dell’imputato, la strategia difensiva però è puntuale, […] Dietro a ogni sbaglio, un motivo plausibile. […] Spalletti è un «grande allenatore che però oltre alla Russia, che non considero, in Italia non aveva vinto nulla e legittimamente ha pensato di andar via da trionfatore». Il dubbio malizioso: «Se invece Gravina lo aveva già chiamato?».

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Garcia è invece l’uomo che non ascolta. «Quando lo ha fatto, ha vinto — rivela — poi mi distraevo un momento e faceva di testa sua, fino alla gara con l’Empoli, lì non ho più retto: ma vuoi essere cacciato? E l’ho fatto». […]

 

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I conti col passato sono ancora aperti, quelli col futuro anche. Respinge le accuse di presidente onnipresente e tuttologo. «Sono un imprenditore — gonfia il petto — e mi è stato insegnato che l’impresa va seguita, controllata e gestita. Napoli è una città complessa, non avrebbe un nuovo stadio se non mettessi i miei soldi, non potrei immaginare un centro sportivo attrezzato se non facessi affidamento sul mio patrimonio personale». […]

 

Il futuro del Napoli è tutto nelle sue mani e nelle sue tasche, contro i sussurri sempre puntuali sulla volontà di cedere il club: De Laurentiis ha dato 4 mesi di tempo al sindaco Manfredi per trovare un accordo sul Maradona («altrimenti vado altrove»). Guarda avanti, anche sul fronte sportivo, consapevole di dover rinunciare a Osimhen a fine stagione (ma c’è una clausola di 120 milioni sul cartellino) è pronto a tenersi stretto Kvara («con noi sta bene, a giugno ci vedremo»). E programma: «Prossimo scudetto in tre anni». Certi amori (e certi dolori) non finiscono, Adl torna al principio di partenza: «Caro Luciano, con te avrei dovuto mantenere il punto».

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