sommer occhiali strobe glasses

SOMMERTIME! SVELATO IL SEGRETO CHE HA AIUTATO IL PORTIERE SVIZZERO YANN SOMMER A PARARE IL RIGORE DI MBAPPE’ – DURANTE GLI ALLENAMENTI DELLA SVIZZERA A EURO 2020 IL PORTIERE E’ STATO VISTO INDOSSARE UN PAIO DI OCCHIALI “SPECIALI” CHE ALLENANO LA VISIONE E LA REATTIVITÀ DEL CERVELLO – SI TRATTA DI UNA TECNOLOGIA CHE VIENE GIA’ IMPIEGATA DA TEMPO NEGLI SPORT PROFESSIONISTICI AMERICANI – ECCO COME FUNZIONANO… - VIDEO

 

Federico Cella per www.corriere.it

 

sommer occhiali in allenamento

Lo chiamano sex symbol. E a dire il vero anche «bonsai», dato che con 1,83 metri è tra i portieri più bassi del circuito professionistico (e infatti pare che nelle foto ufficiali tenda a mettersi in punta di piedi). Ma tornando alla prima definizione, il portiere della Svizzera Yann Sommer - che suona la chitarra, è un food blogger di grido, viaggia in decapottabile e presta il suo faccino a pubblicità di creme viso, dopobarba, anelli, orologi, camice, cappelli... - quando si allena con gli occhiali da sole, non lo fa perché fa figo. E neanche perché il suo cognome significa «estate».

 

yann sommer occhiali in allenamento

I particolari occhiali che vedete sopra e sotto, durante gli allenamenti con la nazionale guidata (ai quarti degli Europei) da Petkovic, non sono da sole e vengono utilizzati da Sommer e dai sui colleghi portieri per aumentare la reattività sul pallone e dunque le prestazioni sul campo. Come si legge sul sito della VisionUp - l’azienda giapponese che fornisce gli occhiali alla nazionale svizzera - bastano tra i 10 e i 15 minuti di utilizzo al giorno, a giorni alternati, per 8 settimane per avere risultati garantiti sulle prestazioni dei propri bulbi oculari. Maggiore focalizzazione e dialogo più rapido con il cervello. Quanto basta per parare un rigore a Mbappè, quello decisivo, e mandarlo a casa.

 

strobe glasses

Ma come funzionano? Anche se durante le telecronache dell’ottavo Francia-Svizzera si è parlato di occhiali magici, di «strumenti giapponesi» che fanno sempre un po’ Mazinga, si tratta in realtà di una tecnologia piuttosto vecchia (parliamo degli anni Trenta, all’Mit, secondo Wikipedia), quella da discoteca delle luci stroboscopiche. Da cui il nome di «strobe glasses», messi in commercio per esempio dalla Nike quasi 10 anni fa per l’allenamento dell’occhio degli atleti.

 

steph curry strobe glasses

E se i testimonial messi in campo dai giapponesi sono sportivi interessanti - dalla tennista all’allenatore di hockey - e, soprattutto nel caso della Svizzera agli Europei, ben funzionanti come marketing (al punto che il sito in inglese è stato messo online in fretta e furia, e si cercano distributori occidentali), i competitor americani di Senaptec addirittura mettono sul piatto il gotha dello sport Usa. Utilizzano gli «occhiali magici» praticamente tutte le squadre di baseball della Mlb e quelle di football della Nfl. Ma anche la marina militare, l’esercito e pure l’aeronautica.

 

strobe glasses

Il giochino è quello delle luci stroboscopiche: si accendo e si spengono a intervalli brevi e regolari per fornire una visione «a rallentatore» di quanto sta accadendo. Così accade nella vista dell’atleta che indossa gli occhiali: la palla, che sia da calcio o da baseball, tonda od ovale, grande o piccola come quella da tennis, si muove «a scatti», il nostro cervello impara a percepirla meglio, vedendone la traiettoria. E con un po’ d’allenamento reagisce più velocemente alle immagini trasmesse dall’occhio. Un misto tra Luke Skywalker con il paralaser abbassato e il «bullet time» alla Matrix. Con benefici certificati anche nella lotta all’invecchiamento della vista.

 

Chi volesse un po’ di dati scientifici sul funzionamento dell’allenamento «stroboscopico», quello che ha contribuito al «miracolo svizzero» contro la Francia campione del mondo, qui trovate (in inglese) uno studio del 2017 proprio sull’utilizzo degli strobe glasses nella preparazione dei portieri di calcio. Sex symbol e non.

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